TM    Settembre 2026

Lo spazio… si allontana

La volatilità del titolo SpaceX non è l’eccezione, ma la regola, specie nel caso di Ipo nel bel mezzo di una bolla finanziaria. È questo il caso? Forse no, ma potrebbe darsi. Dipende! Un’analisi di Renato Nogic, Senior Investment Advisor di Raiffeisen Svizzera.

Renato Nogic

di Renato Nogic

Senior Investment Advisor di Raiffeisen Svizzera

Quando tutto sale è tempo di vendere? Non per forza, dipende e da tanti fattori, difficile generalizzare, ma è certamente una finestra interessante per vendere azioni proprie per il tramite di una vera e propria Ipo. Solitamente così accade. Non sorprende dunque se negli ultimi mesi stia avvenendo proprio questo, sulle ali della corsa della galassia ‘Intelligenza Artificiale’.

Al centro dei riflettori, e che ben rappresentano l’eterogeneità di questa galassia, due titoli: Cerebras, produttore di semiconduttori, e SpaceX, Gruppo tecnologico, con un peso specifico elevatissimo nella componente aerospazio.

Solitamente le Ipo più importanti per dimensioni sono anche quelle che si concentrano nella parte finale del ciclo rialzista, quando l’euforia degli investitori è già scappata di mano, e valutazioni astronomiche sono considerate ‘accettabili’. Nota dell’autore: solo ex post è possibile individuare con certezza il culmine del fenomeno. E qui nascono i problemi.

Il caso SpaceX. Il Gruppo fondato da Elon Musk, di cui rimane il principale azionista, ha saputo individuare una finestra temporale ottimale per mettere a segno la quotazione più importante della storia. A metà giugno la luna di miele dei mercati con l’Ai era ancora nel pieno fulgore, dunque un già ambizioso prezzo di emissione di 135 dollari per azione è stato ampiamente superato nell’immediato, consentendo all’azienda (e ai suoi azionisti) di raccogliere 75 miliardi di capitale fresco, con una valutazione implicita del Gruppo superiore agli 1,77 trilioni di dollari, nonostante non registri ancora utili. Un risultato certo? Il suo principale azionista è stato per qualche settimana il primo ‘trilionario’ della storia.

Ottimo timing, comunicazione efficace, credibilità agli occhi dei mercati hanno contribuito molto a tale successo, unito a un minimo di cosmesi: subito prima dell’Ipo sono state integrate alle attività aerospaziali dell’azienda, di cui Starlink è la perla, quelle più legate all’Ai, dunque xAi, e il suo modello linguistico Grok, sino a quel momento esterne al perimetro.

A fronte della scarsità di azioni rese disponibili agli investitori (75 miliardi di 1’770), nei primi giorni di contrattazione il titolo ha sfondato soglia 225 dollari, spingendo la valutazione virtuale dell’azienda a oltre 3 trilioni. A distanza di poche settimane dai 135 iniziali dell’11 giugno, la situazione sarebbe cambiata, dopo i massimi di giugno, il titolo avrebbe aperto le contrattazioni a luglio a 171 dollari, chiudendole a 108, per poi tornare a crescere in agosto. La forte volatilità registrata in queste prime settimane dalla quotazione sono un significativo monito per le prossime importanti Ipo dei giganti della galassia Ai, dunque OpenAi e Anthropic, che dovrebbero fare il grande passo nei prossimi mesi.

Tutto bene? Ma di base, l’andamento registrato da SpaceX quanto è strano? In realtà, non molto. Le Ipo si concentrano nella fasi di boom, per raccogliere il più possibile, e nei mesi successivi sistematicamente si sgonfiano, specie nel caso di una ‘bolla’, e se questa esplode. La DotCom dei primi Duemila è un interessante caso di studio. Nel 1999 delle 480 Ipo a Wall Street oltre 300 erano di società tech, che raccolsero in aggregato 62 miliardi. Il Nasdaq in 12 mesi macinò l’86% di crescita, toccando il suo apice il 10 marzo 2000. Nell’autunno del 2002 aveva però lasciato sul terreno il 78%.

Le circostanze oggi sono diverse, le aziende anche, ma la prudenza con cui un investitore dovrebbe procedere rimane la medesima. Solitamente le migliori opportunità d’investimento di domani non si trovano mai dove oggi regna l’euforia.

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