TM    Settembre 2026

Ai: quanto e per quanto?

Integrare un’esposizione Ai all’interno di una serie di portafogli d’investimento evidenzia notevoli benefici, ma bisogna stare accenti a scegliere la modalità più corretta. Non banale. Un’analisi di Amandine Soudeille, Portfolio Manager di Alpian.

Amandine Soudeille

di Amandine Soudeille

Portfolio Manager di Alpian

Gli investitori si confrontano regolarmente con l’emergere di nuove tematiche. Alcune diventano motori duraturi di creazione di valore, mentre altre si rivelano soltanto fenomeni temporanei. L’Intelligenza Artificiale solleva oggi lo stesso interrogativo: merita un posto in un’allocazione strategica di lungo termine?

Dal lancio di ChatGpt a 2022, le aziende associate a questa rivoluzione hanno registrato performance borsistiche notevoli, contribuendo in larga misura alla corsa dell’azionario mondiale. Poche tecnologie suscitano oggi altrettante aspettative e l’impatto economico potenziale dell’Ai appare considerevole. Per l’investitore, tuttavia, la questione essenziale non è tanto sapere se trasformerà l’economia mondiale, ma se questa trasformazione possa tradursi in un miglioramento concreto del portafoglio.

Se svizzero e diversificato. La domanda è tanto più pertinente in quanto i portafogli strategici sono generalmente costruiti attorno alle principali asset class, e regioni geografiche, non attorno a tematiche d’investimento specifiche.

Per valutarlo, è quindi utile analizzare diversi portafogli di riferimento in franchi svizzeri che coprono differenti profili di rischio, dal difensivo al 100% in azioni. In entrambi è stato integrato un 10% del WisdomTree Artificial Intelligence Ucits Etf, finanziata da una riduzione proporzionale delle esposizioni alle azioni svizzere e mondiali, mantenendo invariata l’allocazione obbligazionaria. L’obiettivo specifico è esaminare in quale misura un’esposizione a questa tematica avrebbe potuto migliorare l’efficienza del portafoglio nel periodo esaminato.

I risultati mostrano che un’allocazione moderata all’Ai avrebbe storicamente migliorato i rendimenti corretti per il rischio su tutti i profili analizzati.

Portafogli a confronto

Contributo con un 10% di due Etf tematici

Contributo con un 10% di due Etf tematici
Fonte: Alpian 2026.

Esporsi migliora le performance? La prima domanda è semplice: l’aggiunta di un’allocazione Ai ha permesso di migliorare i rendimenti storici dei portafogli esaminati? I risultati sono coerenti, e sì. L’effetto è particolarmente visibile sui profili più dinamici, che beneficiano maggiormente dell’esposizione ai titoli tech.

A prima vista, la conclusione appare evidente: sarebbe stata un potente motore di performance nel periodo esaminato. Ma tale miglioramento comporta un rischio eccessivo? Un aumento della performance è rilevante solo se non si accompagna a un deterioramento sproporzionato del profilo di rischio.

Come previsto, l’introduzione di questo Etf aumenta la volatilità e la profondità delle correzioni. Tuttavia, l’entità di tale aumento rimane relativamente moderata rispetto alla sovra-performance ottenuta.

Nel portafoglio azionario, per esempio, la volatilità passa dall’11,7 al 12,3%, mentre il drawdown massimo da -19,7% a -21,8. In compenso, la performance cumulata progredisce di oltre 16 punti. L’aumento del rischio esiste dunque effettivamente, ma appare limitato rispetto al supplemento di rendimento ottenuto.

L’efficienza del portafoglio migliora? L’obiettivo non è solo massimizzare il rendimento, ma migliorare l’efficienza del portafoglio, ossia la remunerazione ottenuta per ogni unità di rischio assunta. E lo sharpe ratio fa proprio questo. L’aggiunta dell’Ai non ha semplicemente accresciuto la performance assoluta, ma ha anche migliorato l’efficienza. Ma da dove proviene questo miglioramento?

Due meccanismi sembrano spiegare i risultati osservati. Il primo è la forte sovraperformance delle aziende esposte all’Ai durante il periodo. Il secondo è un effetto di diversificazione. Con una correlazione di 0,50 con le azioni svizzere e di 0,80 con le azioni mondiali, l’Etf non costituisce un semplice sostituto delle azioni tradizionali. Apporta una fonte di rendimento parzialmente distinta, il che contribuisce al miglioramento dello Sharpe ratio osservato in tutti i portafogli analizzati.

Il secondo è più interessante, e si tratta di un effetto di diversificazione. L’Etf presenta una correlazione di appena 0,50 con le azioni svizzere e di 0,80 con quelle mondiali. 0,80 è elevato, ma rimane significativamente inferiore a 1. L’Etf apporta inoltre una fonte di comportamento distinto in grado di migliorare la diversificazione. Questa correlazione imperfetta suggerisce che il miglioramento osservato non si spiega unicamente con le performance del settore. L’Ai apporta un certo grado di diversificazione.

Tale correlazione imperfetta spiega in parte il miglioramento osservato del ratio. Una fonte di rendimento diversa dalle azioni tradizionali permette di rafforzare l’efficienza complessiva del portafoglio. Per uno fortemente esposto al mercato svizzero, dominato dai settori difensivi, l’esposizione alle tecnologie Ai introduce una fonte di rendimento diversa.

Ai o infrastruttura? Si è inoltre valutato l’impatto di un’allocazione equivalente al VanEck Semiconductor Ucits Etf, al fine di misurare l’effetto di un’esposizione mirata alle infrastrutture tecnologiche indispensabili allo sviluppo dell’Ai. L’analisi rivela un punto ancora più decisivo: le infrastrutture Ai potrebbero essere un veicolo d’investimento più efficace della tematica stessa. Per verificarlo, va testata un’allocazione equivalente a un Etf di semiconduttori. I risultati sono particolarmente interessanti: in tutte le configurazioni analizzate, gli Sharpe ratio ottenuti sono superiori a quelli osservati con l’Etf Ai generalista.

Questa osservazione suggerisce che i principali beneficiari della rivoluzione dell’Ai non sono necessariamente gli utilizzatori finali della tecnologia. Potrebbero essere piuttosto le aziende che forniscono le infrastrutture indispensabili al suo sviluppo: produttori di semiconduttori, fornitori di apparecchiature, data center e high-performance computing

Come durante la corsa all’oro, i venditori di pale realizzano i profitti più grandi. Nvidia costituisce naturalmente l’esempio emblematico di questa dinamica, ma questa logica si estende a gran parte dell’ecosistema dei semiconduttori.

Tuttavia, come ogni analisi storica, questo studio presenta diversi limiti. Innanzitutto, il periodo osservato corrisponde a un contesto eccezionalmente favorevole per la tematica Ai:
– esplosione dell’Ai generativa;
– investimenti monstre sopportati dagli hyperscaler;
– forte crescita dei ricavi legati ai semiconduttori;
– concentrazione delle performance su un numero limitato di titoli tecnologici.

Occorre inoltre ricordare che gli Etf legati all’Intelligenza Artificiale restano fortemente concentrati su alcune grandi aziende tecnologiche americane. Una parte importante dei risultati osservati riflette dunque la performance eccezionale di un numero limitato di operatori dominanti piuttosto che quella dell’insieme dell’ecosistema Ai. Sarebbe pertanto eccessivo concludere che un’allocazione del 10% costituisca un livello ottimale per il futuro.

I risultati dimostrano soltanto che una tale esposizione avrebbe storicamente migliorato le caratteristiche dei portafogli esaminati.

Dunque, cosa si può concludere? L’Intelligenza Artificiale rappresenta probabilmente la tecnologia più trasformativa dall’ascesa di Internet. Tuttavia, dal punto di vista dell’investitore, il suo interesse risiede non tanto nel suo potenziale tecnologico quanto invece nella sua capacità di migliorare l’efficienza di un portafoglio diversificato.

I risultati presentati suggeriscono quindi che un’allocazione moderata a questa tematica avrebbe storicamente permesso di migliorare i rendimenti corretti per il rischio degli investitori svizzeri. Indicano inoltre che le infrastrutture dedicate all’Ai, in particolare i semiconduttori, potrebbero costituire un veicolo di esposizione ancora più efficace.

Per gli investitori di lungo termine, la questione non è dunque più determinare se l’Intelligenza Artificiale meriti un posto nei portafogli, ma sotto quale forma questa esposizione dovrebbe essere attuata e con quali risultati. Come spesso accade durante le grandi trasformazioni economiche, la creazione di valore potrebbe alla fine più facilmente intercettata dai costruttori della tecnologia e non tanto dai suoi utilizzatori.

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