TM    Maggio 2025

L’iniziativa e i contribuenti

Far quadrare i conti per comuni e cantoni è sempre più impegnativo, un polmone finanziario di crescente rilevanza è l’arrivo di contribuenti molto facoltosi. Ma quanto durerà? L’Opinione di Ignazio Bonoli, economista.

di Ignazio Bonoli

Economista

Il piano di risparmi della Confederazione cade proprio in un momento in cui cantoni e comuni stanno preparandosi a presentare i rispettivi preventivi per il 2026 che non promettono  nulla di buono. Lo dimostra anche la reazione del Canton Ticino che ha formulato un chiaro no, perfino un poco arrabbiato, alle proposte di Berna. Cantone che comunque sta cercando, a sua volta, di ribaltare oneri e spese sui comuni, che quindi non si mostrano meno alterati. D’altro canto, le previsioni congiunturali non sono per niente ottimistiche e rendono ancora più difficile trovare il bandolo dell’intricata matassa.

Non sorprende perciò il fatto che alcuni sindaci dei maggiori comuni ticinesi abbiano detto di dover contare sull’arrivo di contribuenti facoltosi per dare un sostegno corposo alle loro finanze. Lo ha fatto anche Lugano che, accanto allo sforzo per risparmiare 10 milioni di franchi (su un totale di spese di 497 milioni), deve già fare i conti con un debito pubblico vicino al miliardo di franchi. Debito sicuramente in aumento, oltre i 200 milioni già considerati, visto il ricco programma di investimenti che dovrà finanziare.

Ci si può quindi chiedere fin quando questo arrivo di contribuenti facoltosi, provenienti soprattutto dal nord, potrà continuare, e fin quando si potrà ancora contare sugli effetti di questo nuovo ‘marketing territoriale’. Discorso, questo, che non è certo nuovo in Svizzera ed è all’origine anche della cosiddetta concorrenza fiscale fra cantoni. Tendenza favorita dal sistema fiscale svizzero, che concede ai cantoni un’ampia autonomia, soprattutto nella fissazione delle aliquote di imposizione. Il tema è già stato affrontato anche per gli utili e i capitali delle società e ora si estende alle persone fisiche.

Se ne era parlato in occasione dell’imposta sugli utili delle multinazionali, già decisa in Svizzera, ma che probabilmente non verrà applicata a livello internazionale. Per vedere quale sia oggi (2024) la situazione è utile dare un’occhiata alle cifre (e alla relativa cartina geografica) pubblicate dall’Amministrazione federale delle contribuzioni. Da essa appare chiaro che i cantoni (e i comuni) più favorevoli sono quelli della Svizzera centrale che da anni praticano il citato marketing, in questo caso fiscale.

Nonostante i tempi ancora lunghi prima della votazione sull’iniziativa dei giovani socialisti, i possibili effetti di questa novità già si vedono. C’è infatti chi risiede in Svizzera che sta già valutando la possibilità di lasciare il Paese

Su tutti emerge il Zugo, che è anche quello che beneficia maggiormente della vicinanza con il centro economico più importante, cioè Zurigo, seguito dai vicini di Lucerna, Svitto, Uri e Unterwalden. Secondo la rivista Bilanz, 67 delle 300 persone più ricche in Svizzera vivono in questi cantoni e lo fanno per vari motivi, dalla tranquillità, al paesaggio, all’accoglienza, ma soprattutto per una fiscalità molto favorevole e un’amministrazione pubblica semplice ed efficiente.

Anche questo paradiso fiscale sta però oggi correndo un grosso rischio, come del resto tutta la Svizzera: quello creato da un’iniziativa dei giovani socialisti che vorrebbe creare un’imposta di successione e donazione, a livello di Confederazione, a carico delle persone fisiche. Tale imposta colpirebbe le eredità e le donazioni a partire da 50 milioni di franchi con una aliquota del 50%, cioè 25 milioni.

Nonostante i tempi ancora lunghi prima della votazione popolare, i possibili effetti di questa novità già si vedono. C’è infatti chi risiede in Svizzera e, all’annuncio della riuscita di questa iniziativa (numero di firme sufficiente), valuta la possibilità di lasciare il Paese. Non solo, ma è in diminuzione anche il numero di persone facoltose che pensano di trasferirsi in Svizzera. Ma anche senza questi esodi, secondo le valutazioni dell’Afc, i previsti 6 miliardi di gettito di questa nuova legge si ridurrebbero tra i 100 e i 650 milioni, a causa degli effetti indiretti sul gettito delle imposte in vigore sul reddito e la sostanza, effetti che danneggerebbero i cantoni, soprattutto quelli centrali. Nel 2021, a Svitto risiedevano oltre 300 persone con sostanza superiore a 50 milioni di franchi, a Zugo ben 250, a Lucerna 150 e in Nidvaldo un centinaio.

In poche parole il ‘modello di accoglienza’ svizzera potrebbe subire un colpo fatale. Un modello che ha già sollevato anche parecchie critiche, accusato di aver provocato un’eccessiva urbanizzazione, un’esagerata presenza di stranieri, un aumento dei prezzi e altro ancora. Effettivamente, soprattutto all’inizio, si è esagerato, con le celeberrime ‘bucalettere’, ma poi il fenomeno si è via via attenuato, mentre è aumentata la concorrenza di parecchi paradisi fiscali nel mondo intero, che hanno favorito una grande mobilità dei capitali e dei loro proprietari.

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