Ormai da diversi anni la prestazione di servizi finanziari oltre i confini nazionali elvetici, la cosiddetta attività cross-border, è soggetta a molte limitazioni. Le autorità di vigilanza dei mercati hanno di fatto posto in essere regole che rendono proibitive molte attività svolte sul territorio (in presenza o a distanza) da parte di società e consulenti esteri.
Le regole che governano l’attività cross-border sono diverse da nazione a nazione, e per una realtà come la Piazza finanziaria svizzera, che da decenni attira capitali e risparmiatori da tutto il mondo, questo richiede un’attenzione costante ai limiti che occorre rispettare quando ci si trova a fornire un servizio finanziario a clienti fiscalmente residenti all’estero.
Fortunatamente esistono numerosi ‘manuali cross-border’ che i gestori patrimoniali indipendenti membri dell’associazione svizzera dei gestori patrimoniali (Asg/Vsv) possono utilizzare per definire e valutare il proprio tipo di offerta, le attività di promozione dei propri servizi e la modalità di comunicazione con i propri clienti e con quelli potenziali.
Per i gestori patrimoniali svizzeri, che da un lato non beneficiano dei vantaggi offerti ai competitor europei dalle direttive comunitarie, e dall’altro lato soffrono dell’assenza di accordi bilaterali fra Svizzera e Unione Europea, il futuro si preannuncia sempre più complesso. Saranno infatti sempre più numerosi i limiti e i vincoli che andranno rispettati per non incorrere in reati di abusivismo finanziario. Allo stato attuale risulta difficile immaginarsi un’inversione di tendenza.
È per queste ragioni che molto probabilmente si renderà necessario prevedere nuovi modelli di business valutando anche alleanze o sinergie. Se da un lato sarà fondamentale consolidare e accrescere il portafoglio clienti lavorando anche sulle future generazioni (che nei prossimi anni erediteranno enormi somme di denaro), dall’altro lato, proprio considerando i limiti delle attività cross-border, sarà importante valutare l’opportunità di offrire i propri servizi anche attraverso sedi e presenze direttamente all’estero.
Anche se alcuni attori della Piazza hanno già optato, con alterne soddisfazioni, per la libera prestazione di servizi, bisogna ricordare che gli organismi di vigilanza esteri preferiscono decisamente la stabile organizzazione. Ovviamente le procedure autorizzative estere sono di norma lunghe, costose e complesse. E l’ottenimento della licenza rappresenta solo l’inizio di un percorso molto impegnativo.
Un personale auspicio è che si possano trovare modelli di business che possano in futuro essere condivisi anche da quelle società di gestione che in Svizzera possono mantenere una totale indipendenza ma che sull’estero farebbero fatica, per svariate ragioni, a creare e gestire una struttura propria.
I gestori patrimoniali svizzeri che già hanno una stabile organizzazione in Italia, ad esempio una Sim di gestione o di consulenza, dovrebbero essere visti non solo come risposta concreta ai vincoli imposti all’operatività cross-border, bensì anche quali piattaforme aperte ad alleanze, collaborazioni e sinergie con altri operatori.
Questo nella convinzione ferma che solo attraverso modelli condivisi e approcci legali solidi sia possibile affrontare con successo le sfide del mercato europeo. Da qui dovrebbe emergere dunque la disponibilità, com’è il nostro caso, a valutare potenziali collaborazioni o progetti con altri operatori, rispettando le normative nazionali italiane.
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