Il dottor Chindu Kabir ha trascorso la sua carriera a entrambi i lati del tavolo operatorio: come chirurgo ortopedico praticante e come riformatore del sistema sanitario, incapace di ignorare ciò che accadeva ai pazienti una volta usciti dalla sala operatoria. Troppo spesso gli è capitato di osservare come il recupero viene gestito tramite checklist cartacee, passaggi di consegne tra specializzandi e gruppi informali su WhatsApp. «I medici non possono monitorare in tempo reale ferite, potenziali infezioni e il processo di recupero. I pazienti non ricevono indicazioni e supporto. Complicanze che potrebbero essere individuate precocemente sono rilevate tardi – o non vengono rilevate affatto», evidenzia.
Malgrado la rapida digitalizzazione del settore sanitario, il Dr. Kabir ha constatato come gli strumenti digitali siano usati più come “filtri d’accesso” che per migliorare l’assistenza. Troppa attenzione era rivolta al processo – pianificazione, prenotazioni e automazione – trascurando l’impatto clinico. Proprio da questa osservazione è nata Post Op, fondata a Londra nel 2020. Semplice l’idea: creare una piattaforma digitale che mantenga i team chirurgici connessi ai pazienti durante l’intero periodo di recupero, attraverso questionari strutturati, fotografie delle ferite e monitoraggio da remoto, rendendola sufficientemente rigorosa da essere adottata all’interno del sistema sanitario nazionale del Regno Unito (NHS).

«I primi trenta giorni dopo un intervento sono quelli in cui i pazienti sono più vulnerabili e meno supportati. È questo vuoto che ci siamo proposti di colmare», afferma il Dr. Kabir. Un lasso di tempo in cui, sui 313 milioni di interventi chirurgici effettuati nel mondo ogni anno, 4,2 milioni di pazienti muoiono. Principale fattore scatenante o grave concausa delle complicanze post-operatorie sono le infezioni che, anche senza condurre per forza al decesso, moltiplicano i giorni di degenza e le spese per il sistema sanitario. Eppure, secondo le stime, fino al 38% sarebbe evitabile con una solida prevenzione e strategie di monitoraggio.
L’NHS ha preso atto del successo crescente della soluzione proposta da Post Op. I primi risultati presso il Kettering General Hospital, nel Northamptonshire, sono stati immediati e significativi: meno chiamate di follow-up non necessarie, riduzione del 10% dei ricoveri ripetuti e risparmio di circa 60mila sterline ogni 100 pazienti. Il progetto è stato riconosciuto agli Health Service Journal Digital Awards 2024 come “Highly Commended” nella categoria “Sostenibilità attraverso l’innovazione digitale”.
Sviluppata da clinici per clinici

La piattaforma di Post Op fa più che mettere in contatto pazienti e chirurghi: coordina l’intero percorso clinico, dal consenso pre-operatorio al follow-up dopo la dimissione, collegando ogni fase ai sistemi di codifica e pagamento che finanziano le attività del National Health Service.
Il cofondatore e CMO, il Dr. Faizal Rayan – chirurgo traumatologo ortopedico con oltre 25 anni di esperienza nell’NHS – ha progettato l’architettura clinica, sviluppando un sistema che raccoglie dati strutturati, segnala automaticamente i rischi e garantisce che ogni intervento sia correttamente codificato ai fini del rimborso.
Attualmente la piattaforma copre il recupero chirurgico, la gestione delle fratture da fragilità, il coordinamento dei traumi, il consenso digitale e il monitoraggio delle ferite. A oggi sono stati depositati due brevetti e la start up dispone della certificazione dell’autorità regolatoria britannica Mhra di Classe I e di diverse accreditazioni di sicurezza dei dati dell’NHS, mentre sono in corso le richieste per Mhra Classe IIa e FDA 510(k) – la Premarket Notification per il mercato Usa.
Il team ha scelto di dare priorità alla qualità dei dati raccolti, invece di seguire il trend dell’AI, consapevole che il machine learning dipende in modo critico da dati di altissima qualità. «Il medtech premia la profondità, non l’ampiezza», afferma Kabir. «Abbiamo scelto consapevolmente la strada più difficile, assicurandoci al contempo di ottenere tutte le certificazioni necessarie. Inoltre, privacy e sicurezza dei dati di pazienti e ospedali sono sempre al primo posto».
Creare fiducia
L’approccio al mercato di Post Op è metodico: prima guadagnare credibilità clinica, poi creare pipeline di dati di alta qualità e infine scalare. Quest’anno, ad esempio, sponsorizza il decimo anniversario del programma per la cura delle fratture da fragilità ossea del Royal College of Physicians, riferimento mondiale del settore, con l’impegno di istituire il premio BoneSense per l’eccellenza nei servizi di assistenza in questo campo.
Le implementazioni di Post Op si estendono oggi al Servizio sanitario nel Regno Unito, in Nuova Zelanda, a New York e a un ambizioso progetto pilota su cinque siti in Zambia, già in corso. A livello internazionale, l’azienda sta avanzando su tre fronti contemporaneamente: la Nuova Zelanda come testa di ponte regolatoria per l’area Australia & New Zealand, gli Stati Uniti per l’ingresso nel mercato Fda e l’India tramite una partnership con canali governativi per la diffusione negli ospedali pubblici.
È attualmente aperto un round Series A da 6 milioni di dollari, con l’obiettivo di raggiungere 1 milione di dollari di ricavo annuale ricorrente (Arr) e la redditività entro 24 mesi, puntando a ricavi di 50 milioni di dollari entro il 2029.
Oggi, a cinque anni dalla fondazione, la validazione clinica è stata raggiunta e le basi regolatorie sono state poste. La pipeline internazionale cresce rapidamente. Fondamenta, team e slancio ci sono: il prossimo capitolo è semplicemente una questione di scala. Una sfida che la start up è più che pronta a raccogliere.
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