TM    Febbraio 2026

In Mediis stat virtus

L’anno si è aperto con cauto ottimismo in ambito finanziario, pur in presenza di crescenti ombre disruptive nel settore It e software americano, ma con tensioni geopolitiche crescenti, anche tra alleati occidentali. La Groenlandia potrebbe essere l’inizio di una fase nuova per la costituzione di un vero sogno di Europa? Forse sì. Le foche certo non se lo augurano, uno scontro militare in seno all’Alleanza Atlantica sarebbe inconcepibile secondo gli schemi mentali del passato, ma tutto evolve, e sempre più rapidamente… non che in Iran tiri buon’aria!

di Federico Introzzi

Responsabile editoriale Ticino Management

Caro lettore,

l’anno è iniziato moltiplicando le tante incognite che il 2025 aveva fatto di tutto per non risolvere. Il quadro politico europeo rimane fragile, con un distinguo per la vicina Repubblica; il generalizzato buon andamento della crescita nominale maschera per ora diversi malesseri sopiti; vecchie e nuove tensioni geopolitiche si sommano all’instabilità degli ultimi anni. Da un biennio corre l’oro, scende il dollaro e… volano le Borse. Ah!

Risulterà ironico che la nascita di una nuova idea di Europa, quello che sarebbe tra gli eventi più importanti della storia recente, sia stata determinata da una paventata invasione di territori strategici per l’invasore, mentre molti europei neppure sapevano di poter vantare compatrioti nell’Artico. A danno di animali innocenti, le foche. Altrettanto ironica sarà l’eredità lasciata dalla meteora Trump, un sussulto finito con l’accelerare il disgregarsi di un impero, americano. Se l’Ucraina molto aveva fatto e The Donald aveva aggiunto, la Groenlandia ha chiuso il cerchio. E tra qualche anno il Vecchio Continente finirà per acclamarlo.

A Davos anche la Svizzera ha ricevuto una chiara risposta a gentilezze degne di un’altra epoca storica; che non sia dunque tempo di darsi una svegliata? Pur essendo poco puntuale, è forse giunta l’ora di prendere quel treno europeo, a lungo guardato con sufficienza e poi perso. Il progetto di Europa riparte dalla Difesa, quella che proprio la Francia aveva affossato, e che oggi rilancia insieme a una timorata Germania. Altra crudele ironia?

Risulta del resto comico pensare che, nella culla della Democrazia, debbano essere sempre i banchieri centrali a fare il lavoro sporco. Nel 2011 Draghi, lo stesso del famoso rapporto, ed è invece ora Mark Carney, ben due volte banchiere centrale, ad aver fatto il passo successivo: le Medie Potenze risponderanno? Troveranno nei meandri di popoli smarriti un sussulto (Ah!) di lungimirante dignità? Bisogna solo sperare di sì.

Nel frattempo si è spento l’ultimo imperatore della moda, quell’Arte che tesse e cuce il futuro. E ce ne sarebbe tanto bisogno, specie in un Continente che prospera ancora del lusso, ossia la moda del passato.

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