Quando Microsoft ha annunciato un accordo ventennale per acquistare energia dalla centrale nucleare americana di Three Mile Island nel 2024, da destinare ai data center relativi all’Ia, ha dimostrato come un’economia guidata dalla tecnologia con una grande sete di elettricità stia aiutando a far rivivere l’industria nucleare una decisione seguita da annunci simili da parte di altri leader del settore.
La Politica è consapevole del ruolo che potrebbe avere il nucleare nel rendere più rapido e sicuro il percorso verso l’abbandono dei combustibili fossili, e mentre monta il dibattito (con 59 nuovi reattori in costruzione), anche i prezzi dell’uranio a lungo termine sono saliti in modo significativo. L’insieme di questi fattori ha spinto verso l’alto anche i prezzi delle azioni del settore: l’indice MarketVector Global Uranium and Nuclear Energy Infrastructure ha registrato una performance annualizzata di quasi il 36% da febbraio 2023 a maggio 2025.
Le fortune dell’industria. Niente racconta la storia della rinascita e dei drammi dell’industria nucleare meglio del prezzo dell’uranio. In particolare, nella seconda metà del 2023 il prezzo spot è aumentato vertiginosamente dopo che l’invasione russa dell’Ucraina ha esacerbato i problemi legati all’approvvigionamento. Dopo aver toccato 100 dollari per libbra, il prezzo s’è ridimensionato, pur rimanendo ben al di sopra dei livelli precedenti la guerra.
Guardando ai prezzi di lungo periodo, i principali produttori di uranio di solito firmano i loro contratti con due o tre anni di anticipo rispetto alle consegne, quindi tendono a concentrarsi sui prezzi a lungo termine. Dal 2011 (Fukushima) al 2019 i prezzi sono stati in calo, da allora è più che raddoppiato, passando da meno di 40 dollari per libbra a circa 80.
Per dare un’idea del contesto, mentre la maggior parte delle materie prime più importanti vengono scambiate in borsa, acquirenti e venditori negoziano i prezzi dell’uranio direttamente tra loro. Comex, il più grande mercato mondiale di futures e opzioni per il trading sui metalli, ha lanciato futures sull’uranio (U3O8) al culmine del ciclo rialzista dell’uranio nel 2007, tuttavia la liquidità rimane bassa e i futures sono regolati in contanti, il che significa che non avviene alcuno scambio effettivo di uranio fisico.
Domanda e offerta. Al momento, l’uranio è il solo combustibile nucleare commercialmente valido e, come tale, ha goduto di una forte spinta. Attualmente, la domanda supera l’offerta primaria di nuovo uranio estratto, mentre le forniture secondarie colmano il divario. La guerra in Ucraina ha avuto un effetto catalizzatore sulla domanda nel 2022. Abbandonando il gas russo, alcuni Paesi europei hanno deciso di prolungare la durata degli impianti nucleari esistenti (75 reattori di 109), molti dei quali sarebbero stati destinati alla chiusura.
Ulteriore spinta è derivata dall’Ia generativa. L’addestramento e l’esecuzione di modelli Ia di grandi dimensioni consumano un’enorme quantità di energia, spesso nella scala dei megawatt per struttura, e richiedono un flusso di energia ininterrotto. Le aziende del settore si sono anche impegnate a ridurre le emissioni, con accordi analoghi a quelli di Microsoft replicati da Amazon e Google.
Ma soprattutto, l’Aiea stima che nel mondo si stiano costruendo 59 reattori nucleari. Anche in questo caso, la bassa impronta di carbonio e l’affidabilità dell’energia nucleare la rendono desiderabile per i Paesi che cercano una fornitura di elettricità verde e stabile, con la Cina quale aprifila, con 26 reattori in costruzione e altri 41 in programma.
Poiché il costo dell’uranio rappresenta solo una piccola parte dei costi operativi di un reattore, l’aumento recente dei prezzi non ne pregiudica la competitività economica. Per quanto riguarda l’offerta di uranio, c’è una certa flessibilità. Le forniture secondarie, come le scorte esistenti, stanno attualmente colmando il divario tra l’aumento della domanda e la staticità dell’offerta primaria. Se lo sviluppo di una nuova miniera richiede 10-15 anni, è sempre possibile riaprire quelle chiuse in seguito a Fukushima, come la canadese McArthur River, il più grande deposito di uranio di alta qualità al mondo, che ha cessato l’attività nel 2018 ed è stata riaperta nel 2022.
Tuttavia, la geopolitica rimane un problema. I problemi di consegna con il Kazakistan (40% della produzione globale) persistono, poiché la maggior parte dell’uranio kazako utilizzato in Europa transita attraverso la Russia. Nel frattempo, la situazione politica in Niger (15% della fornitura europea) rimane complicata.
Nel complesso, il mercato globale dell’uranio resta in deficit, e questa situazione potrebbe persistere nel medio termine, e non è certo per quanto tempo le forniture secondarie saranno in grado di colmare il divario.
Come investire nel settore? Proprio mentre l’energia nucleare sta vivendo una rinascita, si è riacceso l’interesse degli investitori. A causa della mancanza di un mercato spot pubblico o di un mercato dei futures liquido, gli investitori sono costretti a ricorrere agli investimenti di prossimità. Questi possono includere: società estrattive; fondi o società che detengono uranio reale; società di finanziamento e royalty di uranio; Etf.
Rispetto all’acquisto di un Etf, l’investimento in singole azioni offre un potenziale di rialzo maggiore, ma comporta un rischio idiosincratico più elevato. Investire direttamente richiede però un livello di competenza specialistica, poiché alcune società sono più sensibili al prezzo dell’uranio di altre. Per esempio, le giovani società minerarie di uranio o quelle più piccole tendono a essere più esposte al prezzo spot. In generale, chi investe dovrebbe tenere conto dei rischi legati alle materie prime naturali, della liquidità e della concentrazione dei titoli in portafoglio.
Guardando al futuro, si prevede che domanda e offerta rimarranno limitate, poiché le forniture secondarie che hanno colmato il deficit di uranio non dureranno per sempre. Si prevede che entrerà in funzione una maggiore capacità mineraria, ma non prima di diversi anni. Si stima che la domanda potrebbe aumentare da 197 milioni di libbre di U3O8 nel 2023 a 222 milioni di libbre nel 2030, il che significa che i prezzi dell’uranio potrebbero rimanere elevati più a lungo.
Se le previsioni attuali sui prezzi e sull’espansione del settore si confermano, ci sono validi motivi per rimanere ottimisti sul futuro dell’industria nucleare.
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