Sembrava una meta irraggiungibile. Quando, nel marzo 2011, il terremoto e il successivo tsunami hanno colpito il Giappone provocando il disastro della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, i soccorritori si sono trovati a fare i conti con i limiti della tecnologia dell’epoca. Le aree più critiche dell’impianto erano infatti inaccessibili ai rover, bloccati dalle macerie e dalle irregolarità del terreno, mentre i droni in commercio non erano progettati per muoversi in ambienti chiusi, angusti e privi di riferimenti. Nemmeno era possibile avvicinarsi abbastanza da valutare i rischi a cui sarebbero stati esposti gli operatori e come proteggerli.

Seguendo gli sviluppi della crisi dai laboratori di robotica del Politecnico di Losanna, il Dott. Adrien Briod si è sentito chiamato a sfruttare le sue competenze per progettare un drone capace di operare in spazi confinati e pericolosi per l’uomo. Condiviso con il cugino Patrick Thévoz, anche lui ingegnere robotico dell’Epfl, il proposito si è concretizzato nella start up Flyability.
L’intuizione iniziale doveva anzitutto tradursi in un prototipo validabile. I sistemi di rilevamento e prevenzione delle collisioni impiegati dai droni tradizionali risultavano inadatti a spazi ristretti, bui e complessi. Dopo una lunga fase di sperimentazione, è stata l’osservazione del comportamento degli insetti e della loro capacità di assorbire gli urti in volo a suggerire la soluzione. «Ispirarsi alla natura ci ha aiutati a perfezionare il design dei nostri prototipi. Volevamo che Elios – nome con cui abbiamo battezzato il nostro drone indoor – potesse operare negli ambienti più estremi e sapevamo che per riuscirci avrebbe dovuto continuare a volare anche dopo un impatto. Dall’integrazione biomimetica ha preso forma un dispositivo radicalmente diverso da quelli in commercio, avvolto da una gabbia protettiva e dotato di uno stabilizzatore che gli permette di riprendersi dalle collisioni senza precipitare», afferma Adrien Briod, co-fondatore e Cto di Flyability.
Equipaggiato con una telecamera per ispezioni, Elios ha attirato rapidamente l’attenzione dell’ecosistema svizzero dell’innovazione. Già nel 2014, suo primo anno di attività, la start up vodese ha vinto l’Imd Startup Competition e il Nccr Robotics Award, mentre l’anno successivo ha conquistato il prestigioso Uae Drones for Good Award, accompagnato da un premio di un milione di dollari. Il sostegno dell’Epfl e di organizzazioni come Innosuisse, Venturelab, Fit Foundation e Scale-Up Vaud ha contribuito ad accelerarne lo sviluppo, fino al round di Serie C da 15 milioni di franchi annunciato nel 2022, che ha portato la raccolta complessiva a oltre 22 milioni
È proprio questo l’elemento che distingue Elios dai droni convenzionali. Se quelli progettati per operare all’esterno devono mantenersi a distanza dagli ostacoli, qui l’obiettivo è l’opposto: poter toccare pareti, tubature o soffitti senza compromettere il volo. La gabbia protegge le eliche dagli urti, consentendo al drone di proseguire la missione anche dopo una collisione o un ribaltamento, mentre la struttura resiste a polvere e spruzzi d’acqua, condizioni comuni negli ambienti industriali.
Equipaggiato con una telecamera per ispezioni, Elios ha attirato rapidamente l’attenzione dell’ecosistema svizzero dell’innovazione. Già nel 2014, suo primo anno di attività, la start up vodese ha vinto l’Imd Startup Competition e il Nccr Robotics Award, mentre l’anno successivo ha conquistato il prestigioso Uae Drones for Good Award, accompagnato da un premio di un milione di dollari. Il sostegno dell’Epfl e di organizzazioni come Innosuisse, Venturelab, Fit Foundation e Scale-Up Vaud ha contribuito ad accelerarne lo sviluppo, fino al round di Serie C da 15 milioni di franchi annunciato nel 2022, che ha portato la raccolta complessiva a oltre 22 milioni.
«È stato un avvio entusiasmante. Stavamo sviluppando e commercializzando il primo drone in assoluto per interni, progettato per arrivare dove le persone non possono. Ben presto abbiamo ricevuto richieste anche da miniere, centrali elettriche e aziende di depurazione delle acque, accomunate dalla ricerca di un mezzo di accesso remoto e sicuro», racconta Patrick Thévoz, Ceo di Flyability. La domanda ha alimentato un’evoluzione tecnologica che ha progressivamente ampliato il ventaglio delle applicazioni.
Dopo una seconda generazione caratterizzata da maggiore stabilità di volo, illuminazione più potente e qualità d’immagine nettamente superiore, il salto di paradigma è arrivato nel 2022 con Elios 3, evoluto da semplice telecamera volante a piattaforma di raccolta dati. L’introduzione del sensore Lidar consente infatti di ricostruire in tempo reale una rappresentazione tridimensionale dell’ambiente circostante, indispensabile sia per stabilizzare il volo anche in assenza di segnale Gps, sia per localizzare con precisione i punti di interesse rilevati dalla telecamera. Ispettori, ingegneri e manutentori dispongono così di uno strumento condivisibile per monitorare lo stato delle infrastrutture, pianificare gli interventi e integrare le nuvole di punti in altre piattaforme di rilevamento, consentendo anche la realizzazione di gemelli digitali sempre più accurati.
La terza generazione di Elios ha favorito una diffusione sempre più ampia nell’industria mineraria, marittima, dei carburanti e in numerose altre attività caratterizzate da ambienti complessi o ad alto rischio, come serbatoi, silos, gallerie, condotte o cunicoli. La possibilità di effettuare ispezioni senza installare impalcature, interrompere la produzione o esporre gli operatori a situazioni pericolose si traduce in una significativa riduzione di tempi, costi e rischi.
Una delle scelte strategiche più rilevanti è stata progettare Elios 3 come una piattaforma modulare. Invece di sviluppare un sistema destinato a diventare rapidamente obsoleto, Flyability ha optato per un’architettura aperta all’integrazione di nuovi sensori, consentendo ai clienti di ampliare progressivamente le funzionalità del drone senza sostituire l’intera piattaforma. Una scelta che tutela l’investimento dei clienti e prolunga il ciclo di vita del prodotto.
Da questa impostazione è nata una famiglia di payload sviluppati anche con partner specializzati. Ad esempio, il modulo Rad, realizzato con Mirion, misura le radiazioni negli impianti nucleari; il sensore a ultrasuoni sviluppato con Cygnus Instruments rileva lo spessore dell’acciaio nei controlli non distruttivi, particolarmente importanti nel settore marittimo; il sensore progettato con NevadaNano individua fino a 14 gas infiammabili, aumentando la sicurezza.
Qualità che fanno di Flyability una delle DeepTech svizzere più interessanti. Con oltre 130 collaboratori mantiene la sua produzione a Paudex, a pochi chilometri dall’Innovation Lab dove è nata, affiancando alla sede svizzera un ufficio a Denver e una rete commerciale che si estende dal Giappone all’Australia, da Singapore alla Cina e agli Emirati Arabi Uniti fino al Sudafrica supportata da una rete di oltre trenta partner. Dalla fondazione ha consegnato circa 2.750 droni e conta più di 1.450 clienti nel mondo.
La crescita del mercato da lei stessa aperto non ha mancato di attirare nuovi competitor, sollecitando il team R&D a proseguire nell’implementazione di ulteriori funzionalità per mantenere la propria leadership. «Immaginiamo un futuro in cui potremo sfruttare l’automazione e l’intelligenza artificiale per sbloccare ulteriori capacità nei nostri droni. Abbiamo gettato le basi con funzionalità come Repeat Inspection, che permette di replicare autonomamente lo stesso volo a distanza di mesi, e Smart Return-to-Home, grazie al quale Elios 3 seleziona la traiettoria di rientro utilizzando i sistemi di autonomia integrati. È il primo passo verso un livello di automazione sempre maggiore», anticipa Adrien Briod.
Flyability ha così progressivamente trasformato la soluzione ispirata da uno dei più gravi incidenti nucleari della storia recente in una piattaforma capace di trovare applicazione in numerosi settori. La scelta di puntare su modularità, raccolta dati e automazione indica come il suo vantaggio competitivo non risieda più soltanto nell’hardware, ma nella capacità di far evolvere costantemente un sistema pensato per accompagnare la trasformazione digitale delle ispezioni industriali.
© Riproduzione riservata