TM    Giugno/Luglio 2026

Il disordine informativo

A dipendenza di come la si voglia interpretare la compliance assume significati e ruoli molto diversi, non è un freno, e può addirittura diventare un’opportunità d’innovazione. L’Opinione di Alessandro Maserati, Head of Ai di Logol.

Alessandro Maserati

di Alessandro Maserati

Head of Ai di Logol

Nel 2026, il principale ostacolo all’adozione dell’Intelligenza Artificiale nelle aziende non è la compliance, ma il disordine informativo. Parlare di compliance è intuitivo: richiama procedure, responsabilità, controlli e verifiche. Proprio questa visibilità, però, rischia di trasformarla in una spiegazione comoda, non necessariamente corretta.

La compliance comporta un costo: richiede tempo, documentazione, controlli supplementari e maggiore attenzione nella gestione delle responsabilità. Ma sarebbe riduttivo considerarla solo come un freno. Se bene intesa, obbliga a chiarire aspetti essenziali per un uso affidabile dell’Ai: chi è responsabile di un dato, dove è archiviato, chi può accedervi, quanto è aggiornato, com’è protetto e attraverso quali processi entra nella vita aziendale.

Quando si chiede a un sistema di Ai di preparare una proposta, analizzare un dossier, redigere un rapporto, sintetizzare una posizione commerciale o automatizzare una procedura interna, non gli si chiede semplicemente di produrre un testo ben scritto. Gli si chiede di operare all’interno della realtà specifica dell’azienda.

Per farlo, il sistema deve sapere dove cercare, quali documenti considerare validi, quali versioni sono superate, quali regole interne si applicano e quali decisioni sono già state prese. Senza questo contesto, anche il modello più avanzato può generare una risposta elegante e convincente, ma non necessariamente aderente alla realtà operativa.

Cos’è la compliance?

Due possibili interpretazioni della stessa

Due possibili interpretazioni della stessa
Fonte: Logol.

Le informazioni aziendali devono quindi soddisfare tre condizioni: esistere in digitale, essere accessibili a chi, persona o macchina, è autorizzato a utilizzarle, ed essere coerenti tra loro. Se anche una sola di queste condizioni viene meno, l’efficacia dell’Ai diminuisce drasticamente.

Nei progetti di digitalizzazione, l’implementazione dell’Ai fallisce molto spesso non per la tecnologia in sé, ma perché le informazioni necessarie non sono disponibili in formato digitale, non accessibili o incoerenti tra loro. Molte informazioni, infatti, non esistono ancora in una forma utilizzabile. Vivono nelle conversazioni tra colleghi, nell’esperienza dei collaboratori di lunga data, nelle abitudini operative, nelle eccezioni trasmesse oralmente, nei documenti cartacei o in archivi locali dimenticati. Per una persona che lavora in azienda da anni, questa conoscenza può sembrare naturale; per un sistema di Ai, ciò che non è digitalizzato e recuperabile semplicemente non esiste.

Altre informazioni esistono, ma non sono accessibili, dimenticate. Altre ancora sono incoerenti: versioni diverse dello stesso documento, procedure aggiornate solo in parte, istruzioni che si contraddicono. Di fronte a questa ambiguità, l’Ai può segnalare discrepanze, ma non può sostituirsi a una Governance che manca.

Per questo la vera sfida non è solo introdurre l’Ai, ma rendere l’azienda leggibile dall’Ai. Significa trasformare conoscenze disperse, tacite o contraddittorie in un patrimonio informativo strutturato, aggiornato e accessibile. Stabilire quale fonte prevale, chi è responsabile del suo aggiornamento, quali contenuti devono essere conservati o eliminati e quali decisioni devono diventare conoscenza.

La compliance assume un significato diverso. Se vissuta solo come un obbligo imposto, continuerà ad apparire come un peso. Se intesa come disciplina organizzativa, diventa una delle strade più concrete per ridurre il disordine informativo.

La prudenza non deve trasformarsi in immobilismo, ma l’innovazione non può essere costruita sull’improvvisazione. L’Ai non lavora sulla conoscenza che un’azienda presume di possedere, ma su quella che è riuscita a rendere disponibile, accessibile e coerente. È lì, molto più che nella compliance, che si gioca oggi la vera sfida.

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