TM    Maggio 2026

Il diavolo (in)veste Prada

Le due sponde dell’Atlantico si stanno rivelando sempre più distanti, nonostante i tentativi di molti di riavvicinarle, per ragioni economiche e geopolitiche. Gli Stati Uniti rischiano di ritornare all’isolazionismo, questa volta meno volontario che in passato, e la crisi iraniana e petrolifera inizia ad allungare le sue ombre anche sugli altri settori, soft commodity in testa. Ormai il petrolio e l’energia non sono più solo una questione di mobilità, ma anche tecnologica, alimentare, finanziaria…

di Federico Introzzi

Responsabile editoriale Ticino Management

Caro lettore,

come spesso proverbialmente accade, il diavolo sta nei dettagli, i quali un po’ per caso un po’ per necessità emergono man mano che gli eventi si sviluppano. Pur essendo sempre stati sotto gli occhi di tutti. Tutti coloro che questi dettagli volevano vederli.

Per anni si era detto che l’oro nero fosse vecchio, maleodorante, ormai superato, e che le rinnovabili avrebbero affrancato le economie moderne dalle catene del passato, e dal giogo degli Stati produttori. Nelle ultime settimane tale narrazione si è molto ridimensionata, e potrebbe farlo ancora di più tra qualche mese, quando gli effetti del nuovo shock energetico si saranno completamente dispiegati. A rendere possibile la crescita esponenziale della popolazione mondiale negli ultimi decenni è stato del resto lo sviluppo tecnologico, che se da un lato ha spinto le rese agricole, dall’altro ha uniformato anche il primario ai limiti degli altri settori: costo del capitale, finanza, energia, minerali rari, elettronica… e poi, Hormuz si chiuse.

Gli Stati Uniti, che tra pochi mesi spegneranno le prime 250 candeline di storia, e che per ironia della sorte si liberarono eroicamente da una monarchia, rischiando a distanza di pochi anni di diventarlo a loro volta, si trovano oggi in un equilibrio molto delicato tra i poteri dello Stato. Il Re, intanto, è alla vigilia del viaggio nella sua ex colonia, e molto probabilmente sarà questa la missione più delicata e decisiva del suo intero regno: riuscirà a ristabilire quella ‘relazione speciale’, che un Canada sempre più eurofilo ha perso?

Sono anche i giorni del centenario della nascita della Sua regale madre, The Queen Elisabeth II, la cui coerenza e costanza, in diverse occasioni criticate, si rivelano essere virtù oggi necessarie. E in loro assenza, da molti malinconicamente desiderate. Sempre 100 anni fa, nasceva un’altra icona, questa volta orologiera: il Rolex Oyster, che a Ginevra nello splendore di Watches&Wonders ha celebrato questo importante traguardo, scavallando mode e vezzi di mercato.

Intanto a Milano, il Mobile ha spento i riflettori, e il passaggio alla cinepresa è breve. Il capoluogo è stato il set di un evento di grande richiamo, dedicato al sequel di un cult cinematografico, vent’anni dopo. Se il diavolo continua a vestire Prada, nel mondo dei social media il floreale a primavera è ancora avanguardia pura?

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