A poche ore dalla consegna di un nuovo brillante contributo sul disordinato sviluppo tecnologico degli ultimi anni, ecco le agenzie ‘battere’ un evento straordinario: un blackout senza precedenti ha spento la rete elettrica in gran parte della Spagna, del Portogallo e di alcune aree del sud della Francia il 28 aprile 2025. Come sempre in casi del genere, ci vorrà tempo per conoscere tutti i dettagli, e assisteremo probabilmente a un rimpallo di responsabilità tra le autorità coinvolte.
Desidero condividere con i miei lettori alcune riflessioni sulle vulnerabilità delle reti elettriche, un argomento che studio da quando, al quarto Anno di ingegneria elettrotecnica, ne appresi il funzionamento nel corso di centrali elettriche. Ho dedicato numerosi articoli e capitoli nei miei libri all’energia, analizzando casi storici di blackout, come quello statunitense del 9 novembre 1965 o quello italiano del 28 settembre 2003, e dei loro molti danni.
La natura delle Reti elettriche: sicurezza e fragilità. Una rete elettrica, tanto più estesa, offre maggiore sicurezza nella fornitura di energia, grazie alla possibilità di compensare i carichi tra diverse fonti. Tuttavia, se una serie di guasti perturba l’equilibrio tra energia prodotta e consumata, l’intera rete può collassare, come accaduto il 28 aprile 2025 nella penisola iberica, con riflessi anche in Francia.
Il compito dei gestori delle reti è ottimizzare le fonti di energia, centrali termiche, idroelettriche, nucleari o rinnovabili, per minimizzare il costo del chilowattora e garantire la continuità della fornitura. Questo richiede una conoscenza approfondita dell’andamento storico dei consumi e la capacità di prevedere il momento di picco della domanda. Se questo picco non viene soddisfatto, la rete rischia il blackout. Un esempio critico si verifica quando una centrale riceve una richiesta di energia superiore alla sua capacità: il sistema interpreta la situazione come un corto circuito e si spegne.
Le reti interconnesse, nate quasi un secolo fa, sono state progettate per compensare i carichi tra centrali. Negli anni Cinquanta, le centrali a gas furono introdotte per la loro rapida attivazione, a differenza delle centrali a carbone o nucleari, più lente nel rispondere alle variazioni di domanda. Tuttavia, l’integrazione recente di rinnovabili come solare ed eolico ha complicato la gestione. Queste fonti, dipendenti da condizioni ambientali imprevedibili, possono generare eccessi di energia che richiedono la riduzione o lo spegnimento di altre centrali, come quelle a gas, per mantenere l’equilibrio.

Blackout storici: lezioni dal passato.Per comprendere l’evento del 2025, è utile ricordare due blackout. Quello del 9 novembre 1965, un guasto alla centrale idroelettrica delle cascate del Niagara provocò un effetto domino: altre centrali, incapaci di sostenere il carico, si spensero per sovraccarico in appena 12 minuti. New York, gran parte del Nord-Est degli Stati Uniti e parte del Canada rimasero al buio, con fabbriche, treni e metropolitane fermi e milioni di persone nel panico.
In Italia, il 28 settembre 2003, un cortocircuito causato dal contatto con un albero di una linea ad alta tensione in Svizzera, che esportava energia verso l’Italia, innescò il blackout nazionale. Un errore di comunicazione tra il gestore svizzero e quello italiano aggravò la situazione, impedendo un rapido ripristino. Le centrali italiane, vedendo carichi insostenibili, si spensero, lasciando il Paese senza energia per oltre 24 ore. Nessuna centrale poteva essere riavviata senza prima ridurre i carichi, paralizzando l’intera nazione.
Il 28 Aprile 2025. È il blackout che ha colpito la Spagna continentale, il Portogallo e alcune aree del sud della Francia (in particolare l’Occitania e la zona di Perpignan) intorno alle 12:30, causando il collasso totale della rete elettrica iberica. Secondo il premier spagnolo Pedro Sánchez, alle 12:33 si è registrata una caduta di 15 GW in cinque secondi, pari al 60% della domanda elettrica nazionale, portando il sistema al collasso.
Le conseguenze sono state immediate: metropolitane evacuate a Madrid, Barcellona, Valencia e Siviglia; treni fermi; aeroporti come in tilt, con voli cancellati o ritardati; semafori spenti, causando caos nel traffico; e interruzioni delle reti telefoniche e internet. Le centrali nucleari spagnole (cinque con sette reattori) hanno sospeso la produzione per motivi di sicurezza, affidandosi a generatori diesel per il loro raffreddamento. In Portogallo, circa 750mila utenti su 6,5 milioni hanno recuperato l’elettricità entro sera, mentre in Spagna il ripristino ha raggiunto il 99,16% entro le 6:00 del 29 aprile.
Il blackout ha avuto un impatto limitato in Francia, dove la rete è stata disconnessa automaticamente da quella iberica tra le 12:38 e le 13:30, limitando le interruzioni a pochi minuti in alcune aree. La rete francese, alimentata da 56 centrali nucleari, ha dimostrato maggiore resilienza grazie ai suoi sistemi di sicurezza.
Un Mistero. Le cause esatte del blackout restano ignote, ma diverse ipotesi sono state avanzate. Inizialmente, si è sospettato un attacco informatico. Tuttavia, Red Eléctrica, il gestore spagnolo, e l’Agenzia europea per la sicurezza informatica (Enisa) hanno escluso questa ipotesi, puntando su un guasto tecnico, un sovraccarico che ha generato un effetto a cascata.
Un’altra ipotesi, proposta dall’operatore portoghese Ren, riguardava un ‘raro fenomeno atmosferico’ (vibrazione atmosferica indotta) legato a variazioni estreme di temperatura. Tuttavia, l’Agenzia meteorologica spagnola (Aemet) l’ha smentito.
Il compito dei gestori delle reti è ottimizzare il mix energetico per minimizzare il costo del kWh e garantire la continuità della fornitura anche nei momenti di picco della domanda. Il blackout è spesso il fallimento di questo delicato equilibrismo
Un’ulteriore pista suggerisce un incendio sul monte Alaric, in Francia, che avrebbe danneggiato una linea ad alta tensione tra Perpignan e Narbona, ma manca una conferma ufficiale.
Un elemento d’interesse è il ruolo delle rinnovabili, di cui la Spagna è leader in Europa. L’intermittenza di solare ed eolico può causare squilibri, soprattutto se la produzione o eccede la domanda o cala improvvisamente. Cinque giorni prima del blackout, la raffineria Repsol di Cartagena aveva subito un’interruzione per un guasto elettrico, suggerendo possibili instabilità pregresse nella rete.
Lezioni per il futuro. Quello di oggi, uno dei peggiori nella storia europea, ricorda il collasso italiano del 2003 e sottolinea la fragilità delle reti interconnesse. La dipendenza crescente da rinnovabili richiede sistemi di gestione e bilanciamento più sofisticati. Inoltre, l’evento evidenzia la necessità di investire in infrastrutture e protocolli di emergenza più rapidi.
Il premier Sánchez ha annunciato una commissione d’inchiesta per chiarire le responsabilità, mentre il Portogallo ha dichiarato lo stato d’emergenza energetica. La normalizzazione completa potrebbe richiedere giorni, specie per i trasporti.
In attesa di risposte certe, si può trarne una lezione: anche le reti più avanzate non sono immuni da collassi. La sfida per il futuro sarà integrare le innovazioni tecnologiche, come l’Ia, con una pianificazione che tenga conto delle crescenti complessità del sistema energetico globale.
Proprio perché la storia è solita ripetersi, ecco i due grandi blackout che spensero le reti elettriche in grandi aree mettendo nel panico milioni di persone per molte ore e creando danni immensi.
Sopra. Il 9 novembre 1965 il guasto della centrale idroelettrica delle cascate del Niagara innescò il fermo di una serie di centrali e rimasero al buio New York con gran parte del Nord-Est degli Stati Uniti, oltre che una parte del Canada.
Sotto. Il 28 settembre 2003 un cortocircuito causato invece da un albero caduto su una linea ad alta tensione in Svizzera innescò il fermo di tutte le centrali elettriche in Italia e per il ripristino dell’intera rete nazionale occorsero decine di ore con gravi danni, oltre che disagi, per l’intero Paese.
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