TM    Dicembre 2025

Il contenuto è Re

Il mondo cambia sempre più velocemente, e anche le strutture organizzative delle aziende devono riflettere tali evoluzioni. Ma cosa succede quando il ‘contenuto’ è l’essenza stessa dell’azienda? Il cambiamento diventa più sottile, ma per questo anche sostanziale. Interviene Andrea Guarini, Head of Content di Roi Group.

di Federico Introzzi

Responsabile editoriale Ticino Management

Passano gli anni, evolvono le aziende, cambiano i business model, mutano le esigenze, si adeguano i linguaggi. Il mondo del lavoro e delle imprese mai come nell’ultimo ventennio ha registrato rapidi e sostanziali cambiamenti che ne hanno profondamente alterato gli equilibri. A essere cambiata è l’arena competitiva, e i suoi partecipanti, ma anche il rapporto tra proprietà, management e collaboratori in azienda, le competenze richieste dalle stesse, oltre alla relazione con la clientela.

A questo vanno sommate le alterne fortune con cui ciclicamente molti settori sono chiamati a confrontarsi. «Circa un anno fa abbiamo iniziato un importante percorso di rebranding, accompagnati da una affermata multinazionale specializzata nel branding, il cui principale obiettivo era rimettere a fuoco l’identità di un Gruppo che nel corso degli anni è cresciuto molto, ma che nella sua architettura di marca non rifletteva più a pieno tutte le potenzialità di un ecosistema integrato. La divisione per business unit, ad esempio Life e Performance Strategies, o Roi Edizioni, andava approciata attraverso un più chiaro ed efficace posizionamento corporate, da qui l’idea di ricondurre tutto sotto un unico cappello, quello di Roi Group. Il mio inserimento nella struttura organizzativa, come Head of Content e figura trasversale di raccordo tra le diverse unità, si inserisce nel solco di questa nuova strategia», esordisce così Andrea Guarini, Head of Content di Roi Group.

Leadership Forum 2025
Il Leadership Forum, qui l’edizione 2025, si conferma essere l’evento di punta di Roi Group, anche alla luce dei recenti cambiamenti.

Considerando però i molti traguardi raggiunti nel corso degli anni, un cambio di rotta troppo radicale potrebbe risultare stonato, o non così necessario. Quali dunque le ragioni alla base? «Il Dna del Gruppo rimane lo stesso, il valore aggiunto del progetto di rebranding è stato quello di sviluppare una rimessa a fuoco di alcuni punti fermi, a partire da una nuova definizione del purpose, alla luce della realtà di oggi, molto diversa rispetto a quella del 2011, quando era stato fondato. Non ho contribuito personalmente a questo percorso, non ho definito la strategia alla base, mi sono infatti unito al Gruppo da poco prima dell’estate, ma ora sono chiamato quotidianamente e in prima persona a confrontarmi con la sua messa a terra, interagendo all’interno della struttura organizzativa, e soprattutto all’esterno, con partner e clienti», rileva il manager.

Se le definizioni hanno ancora un senso, anche in questo caso la scelta delle parole, “Head of Content” per l’appunto, lascia quanto meno a riflettere, e apre uno scorcio sull’intera operazione. «Il contenuto è l’essenza stessa del nostro Gruppo, è quello a cui dedichiamo massima cura e attenzione, è dove tutto nasce e quello che tutto muove. È anche il mio lavoro, se da un lato devo dare coerenza ai nuovi contenuti all’interno della strategia, dall’altro deve anche poter generare opportunità di business, intercettando dunque soprattutto la domanda reale delle imprese. Non si tratta però soltanto di creare nuovo fatturato, ma di sviluppare organicamente qualcosa che abbia rilevanza per noi, e per tutti i nostri partner», nota Guarini.

Individuare il giusto equilibrio è però sempre una parte non irrilevante del problema, ancora prima che determinare le sue diverse componenti. «Il nostro obiettivo è creare esperienze che scuotano, ispirino e trasformino i partecipanti, quelli che ci piace definire ‘leader di domani’. L’ambizione è riuscire a incidere sulle aziende, in primis spingendo a riflettere le persone che vivono le nostre esperienze, e di cui si portano dietro ‘qualcosa’, quel valore aggiunto, piccolo o grande che sia, cui abbiamo lavorato in tutta la lunga e meticolosa fase preparatoria. Non si tratta quindi del ‘roboante evento’, cui segue un wow e null’altro, ma l’inizio di un percorso che nell’arco delle settimane successive possa condurre a risultati concreti. Qualcuno ha conservato una domanda, qualcuno uno strumento che ne ha modificato l’approccio a un problema, qualcuno un framework… L’importante è che sia rimasto ‘qualcosa’», enfatizza il manager.

Il lavoro per me ha sempre avuto un profondo significato, mi aiuta a dare senso a tante cose, e provo a farlo ogni giorno con passione, la stessa che ho percepito sin dal mio primo giorno qui. Sono convinto che la sua essenza si origini e trovi significato dall’incontro tra professionalità e umanità

Andrea Guarini

Andrea Guarini

Head of Content di Roi Group

Ed ecco tornare la grande questione del contenuto. «In nuce noi continuiamo ad avere una Casa editrice, Roi Edizioni pubblica libri, è una cifra distintiva, vogliamo infatti promuovere un ambiente culturale florido e vibrante, in cui possa prosperare il business, dunque le aziende, com’è logico che sia, al pari delle persone, quelle al centro delle esperienze che creiamo. Attingiamo ad alcune delle più grandi menti che ruotano a livello internazionale nel mondo delle imprese, della leadership, o anche dello sport, non solo per ispirare, ma per rendere tangibili e azionabili nell’immediato idee e modelli, ossia quel ‘qualcosa’ che i partecipanti ai nostri eventi dovrebbero poter sempre portare a casa», prosegue Guarini.

Si tratta però anche di non limitarsi a una manciata di guru, ma andare oltre, trovare quelli che lo diventeranno nel tempo. «Lo scouting è la quintessenza del mio lavoro. Si tratta sì di organizzare il contenuto, ma ancora prima di crearlo esplorando mondi già battuti, come lo sport, una fonte inesauribile di ispirazione, e qui penso a Julio Velasco, ma spingendosi anche oltre, intercettando trend sottotraccia che esploderanno, com’è successo negli ultimi anni con l’Intelligenza Artificiale. I grandi leader sono spesso esempi concreti di molte di quelle abilità che fanno la differenza, e il pubblico lo sente, la vera sfida non è però portare sul palco Obama, pur al netto di comunque sostanziali difficoltà, ma trovare talenti alternativi, potenzialmente ancora migliori, che trasmettano quell’indispensabile mix di ispirazione e concretezza», chiarisce il manager.

Ma cosa regola allora gli equilibri tra domanda e offerta di contenuto? Può l’offerta creare la domanda? «È sicuramente difficile, molto, è possibile a patto si vada a proporre qualcosa di straordinario e mai sentito, una circostanza per definizione non troppo frequente. L’abilità dev’essere saper rispondere alla domanda delle imprese, dunque capirne i bisogni, intercettandone le necessità, rispettandone i vincoli. Un evento aziendale e un grande evento pubblico hanno logiche molto diverse, e dunque anche costi non paragonabili, ed è lì che si misura l’esperienza. Nel momento in cui ti porto nomi come Fabio Capello o Daniel Goleman in azienda è più facile, ma questo non sempre è percorribile, devo dunque poter contare su una vastissima rete di contatti, anche meno noti, ma comunque efficaci rispetto alla domanda. È dunque tutta una questione di individuare gli equilibri ottimali», riflette Guarini.

Dai massimi sistemi, all’operatività quotidiana. Anche questo è un equilibrio che va trovato. «Un primo obiettivo è diventare più veloci nel rispondere alla domanda delle imprese; è qualcosa su cui sto lavorando da quando sono arrivato, e che sono ottimista di poter risolvere, ad esempio digitalizzando una parte del processo. Guardando al medio termine l’obiettivo sarà invece costruirci un nome ancora più forte, e diventare un punto di riferimento per aziende sempre più grandi, e non solo in Italia, per sostenerle nella creazione di eventi rilevanti, e davvero ispirativi, grazie ai contenuti. Il mondo è pieno di contenuto, bisogna saperlo però organizzare e trasmettere con efficacia alle persone, e questo è il nostro principale obiettivo», chiarisce il manager.

Va però anche apprezzato e capito, da ogni lato lo si guardi. «Essenzialmente mi piace il mio lavoro perché mi sento apprezzato dall’azienda, e dai colleghi, perché come direi a mio figlio genero migliaia di connessioni, e soprattutto le alimento, mettendoci del mio. O almeno cerco di farlo. Il lavoro per me ha sempre avuto un profondo significato, mi aiuta a dare senso a tante cose, e provo a farlo ogni giorno con passione, la stessa che ho percepito sin dal mio primo giorno qui. Sono convinto che il vero contenuto del lavoro, la sua essenza, si origini e trovi significato dall’incontro tra professionalità e umanità», conclude Andrea Guarini.

Nell’era della (dis)informazione il conenuto non è mai stato più importante, ma forse proprio per questo è andato in gran parte perduto? Riportarlo al centro offre dunque vantaggi, e rischi.

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