
Clic, interazioni, geolocalizzazione, cronologia, abitudini, interessi, preferenze… se è ormai evidente il potenziale economico dei dati che disseminiamo copiosamente online – e sempre più consensualmente, complice il ricatto di fruire gratuitamente dei servizi digitali -, la profilazione del comportamento digitale può avere anche un valore scientifico, invece sottostimato. «Quanto ci muoviamo, come dormiamo, quante volte sblocchiamo il telefono, come parliamo, come interagiamo online… A differenza del semplice tracciamento, che raccoglie i dati in modo statico e frammentato, l’insieme dei segnali comportamentali che lasciamo usando ogni giorno smartphone e dispositivi connessi permette di definire il nostro “fenotipo digitale”, restituendo una fotografia dinamica del nostro stato psicologico e neurologico», spiega Joy Bordini.
Master in Bioinformatica, abituata dunque ad analizzare dati biologici e sanitari con approcci di machine learning e informatica, quando per motivi personali si è avvicinata al mondo della salute mentale è rimasta sorpresa da quanto sia ancora dominato da dati qualitativi – domande aperte quali “Come ti senti oggi?” o “Come hai dormito?”. «Parlando con psichiatri e psicoterapeuti, ho capito che raccogliere dati quantitativi è molto complesso: le tecniche disponibili, come l’elettroencefalogramma, l’elettrocardiogramma o la stimolazione magnetica transcranica, sono costose e poco accessibili. Poi ho notato che le grandi piattaforme tecnologiche, come Google, riescono a inferire il nostro stato emotivo dal comportamento online», racconta. Da qui l’intuizione che ha dato vita a Go Healthy & Co, start up incubata dall’Università della Svizzera italiana che propone un innovativo approccio digitale alla salute mentale. In Ticino, da Viterbo, Joy si è trasferita grazie a un’opportunità di ricerca all’Irb di Bellinzona. Lì ha scoperto il corso “Business Concept” dell’Usi, fondamentale per lanciarsi in quest’avventura imprenditoriale.
Composta da un’app mobile per i pazienti e una dashboard per i clinici, la piattaforma di Go Healthy introduce Kpi chiave per ottimizzare la gestione clinica della salute mentale: triage rapido, decisioni cliniche più informate sin dal primo incontro, alert automatici su variazioni comportamentali critiche, visite mirate basate su dati oggettivi, compilazione vocale della cartella clinica, monitoraggio remoto attivo e dimissioni accelerate. «Questo si traduce in un impatto diretto sulla capacità delle strutture sanitarie di gestire un maggior numero di pazienti a parità di risorse, migliorando il turnover e riducendo il carico burocratico sui clinici. Per gli specialisti significa più tempo da dedicare all’attività clinica e meno alla documentazione, processi decisionali supportati da dati comportamentali concreti e una migliore organizzazione del caseload, riduzione del rischio di burnout. Per i pazienti l’esperienza di cura diventa più personalizzata, con trattamenti più brevi, precisi e supportati anche a distanza. E le assicurazioni sanitarie beneficiano di una riduzione dei costi per singolo paziente grazie a diagnosi più tempestive, minori ricoveri e un contenimento delle ricadute», sottolinea la Ceo, che ha confondato Go Healthy & Co, a Lugano, insieme a Gianluca Esposito, software architect esperto in cybersecurity. Il team si completa di profili che uniscono competenze tecnologiche e cliniche.
Di solito in testa alle classifiche di innovazione, quando si parla di e-Health la Svizzera si trova nella retroguardia. «La principale sfida non è tecnica ma culturale: la trasformazione digitale è spesso accolta con entusiasmo a parole, ma nei fatti incontra molta resistenza. Il vero nodo è trovare quei change driver capaci di aprire le porte giuste e spingere il sistema avanti. La Svizzera ha un sistema sanitario avanzato, ma frammentato e con carenze strutturali nella gestione della salute mentale che il digitale può colmare. In prospettiva, stiamo già guardando a mercati esteri come Uk e Usa, dove il sistema sanitario, seppur diverso, presenta dinamiche simili a quello svizzero, con attori privati e una forte pressione sui clinici. Lì, la necessità di strumenti che rendano sostenibile l’ondata di richieste di supporto psicologico è ancora più urgente, e il nostro approccio data-driven può fare la differenza», anticipa Joy Bordini.
Per validare scientificamente il modello in un ambito sensibile come la salute mentale, è stato avviato un percorso rigoroso. «Nel 2023, in collaborazione con l’Usi e università italiane, abbiamo condotto un primo studio pubblicato su Frontiers in Psychology, che ha dimostrato come i dati del fenotipo digitale permettano di clusterizzare gli utenti in modo significativo rispetto al loro stato mentale. Attualmente stiamo conducendo un trial clinico multicentrico su 300 pazienti con l’Usi, l’Eoc, cliniche private svizzere e altre università italiane. Il focus è la validazione degli algoritmi predittivi su sintomi specifici di ansia e depressione», illustra Joy Bordini. Per garantire piena conformità a Ldp e Gdpr, l’infrastruttura software di Go Healthy è stata sviluppata in collaborazione con PrivIntelligent. I dati dei pazienti svizzeri sono conservati su server localizzati a Zurigo, criptati end-to-end e anonimizzati, suddividendo in database separati quelli identificativi (es. nome, contatti, con accesso riservato esclusivamente ai clinici) da quelli comportamentali (es. sonno, movimento).
Oltre alle sfide tecniche e scientifiche, per un’imprenditrice donna e nera non sono mancate quelle personali. «Appartenere a due minoranze nel mondo tech e imprenditoriale ha sicuramente influenzato il mio percorso, anche se ormai è qualcosa che noto solo a volte. Non si tratta più di un razzismo esplicito, ma di bias strutturali: il venture capital continua a destinare meno del 2% dei fondi a founder donne, e meno dello 0,5% a donne nere. Detto questo, fare impresa è sfidante per chiunque: costruire il team giusto, trovare il market fit, vendere, resistere. Tra le esperienze che più mi hanno aiutata, l’acceleratore Boldbrain, che è stato un primo trampolino; il programma DayOne, con il suo focus specifico sulla digital health; e Innosuisse, che ci ha supportato sia economicamente che con coaching mirato, rendendo possibili alcune delle collaborazioni cliniche e sperimentazioni sul campo», conclude la Ceo di GoHealthy.
Con la sua piattaforma, la start up luganese si posiziona all’avanguardia per la capacità di integrare scientificamente e senza soluzione di continuità un’ampia gamma di dati oggettivi dei pazienti con gli strumenti tradizionali, promettendo di portare benessere e innovazione all’intero sistema sanitario.
I prossimi step di Go Healthy & Co. prevedono il completamento degli studi clinici, l’ottimizzazione degli algoritmi e l’avvio del processo di certificazione medica. Parallelamente, ci si prepara alla fase di scaling: potenziamento delle attività commerciali e di supporto, localizzazione linguistica dell’app, partecipazione a eventi strategici.
A confermare le potenzialità della start up, il suo prestigioso Advisory board, in cui siedono la Dr. Antonella Santuccione Chadha, neuropsichiatra e Ceo di Women’s Brain Foundation, Peju Oshisanya, Vice President of Translational Medicine Operations presso Nxera Pharma, Valentina Tranquilli, imprenditrice e co-fondatrice di Cookies, Inspiring Fifty Italy, Michele Maisetti, Presidente Associazione Italiana Psicologi, e Katherine Schlatter, Behavioral Health Scientist con formazione a Harvard e Columbia, membro di Impact Hub, prima a investire in Go Healthy nel 2023 riconoscendo il potenziale del suo approccio.
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