Il vapore di Erone
Tutto può dimostrarsi particolarmente complesso, oppure sorprendentemente banale nella sua essenza. Dipende dai punti di vista. Il diavolo sta, non solo proverbialmente, nei dettagli, quelli che solitamente fanno la differenza. Salvo ambiti estremamente specialistici, buon senso e intuizione nelle materie umane possono molto, e continuano a farlo da migliaia di anni. Fin dalle piramidi, che per prime non sono state costruite con tecnologie oggi costose o complesse, e nemmeno con una potenza di calcolo sbalorditiva, dell’ordine dei petaflop (mille trilioni di operazioni in virgola mobile per secondo), similmente a molti altri silenti spettatori della storia, meraviglie di ingegno, tecnica e volontà, che accompagnano l’uomo da illo tempore. Gli esempi si sprecherebbero.
Alla base di tutto c’è però, e continuerà a esserci, un vincolo comune, che attraversa instancabile il tempo e la storia: l’energia. Necessaria a creare tali meraviglie, al pari di una non meno tecnicamente sorprendente moderna automobile, o una banalissima, e dunque abusata, e-mail. Se ad aver permesso i miracoli dell’era moderna si trova il vapore, e la relativa macchina molto migliorata dallo scozzese James Watt nel 1769, le sue origini hanno radici molto più profonde nella storia di ingegneria e idraulica. E i primi a interessarsene attivamente furono proprio i Romani, piegando la forza dell’acqua a molteplici usi, alcuni pratici e complicatamente utili, altri semplicemente ‘ludici’.
L’impiego dei mulini ad acqua raggiunse il suo apice nel I secolo d.C. come testimoniano molte opere ancora visibili in Europa, ad esempio nel sud della Francia. Un successo duraturo, sopravvissuto molti secoli, sino al suo letterale insabbiarsi medievale. Gli acquedotti erano un’architettura molto comune a ogni insediamento romano, i cui scopi erano molteplici e incrementalmente sofisticati: sanitari, acqua e igiene per la popolazione; securitari, rispetto ai frequenti incendi; ricreativi, terme, giardini e attrazioni; e anche economico-industriali. L’acqua facilitava, e non poco, la lavorazione di farina e cereali, la raffinazione di minerali e poi dei metalli, la meccanizzazione del taglio di pietra e legname con una precisione molto maggiore… ossia garantiva scalabilità, e dunque la necessaria ‘produzione di massa’. Superata la soglia di circa 400 nuclei familiari, a livello di singolo insediamento, un mulino smetteva di essere antieconomico, e questo ne facilitiva la diffusione. Ma il vapore?
Da un punto di vista tecnico l’utilizzo del vapore era noto, nella pratico molto poco diffuso, se non in occasioni tipicamente sacre, o ludiche. A teatro era ampiamente utilizzato a fini scenici, così come durante le grandi manifestazioni religiose, ad esempio spesso la ‘divina’ apertura delle porte dei templi era regolata più dal sapiente impiego del vapore, e molto meno dal manifestarsi della divinità invocata. Non trovava però applicazioni pratiche degne di questo nome, e così restava un semplice e simpatico ‘diversivo’.
Eppure ce ne sarebbero stati tutti gli strumenti, oltre che i talenti per impiegarli con profitto. È infatti il caso di Erone di Alessandria, matematico e scienziato greco del I d.C. che per primo sistematizzò la Eolipila, detta altrimenti la ‘pila di Eolo’. Si tratta di una sfera di rame cava, dotata di due sfiatatoi, libera di ruotare intorno a un asse diametrale orizzontale di supporto che la collega a un serbatoio sottostante colmo d’acqua, portata a ebollizione da un braciere. Evaporando l’acqua mette in azione la sfera, facendola ruotare, sino a raggiungere una velocità angolare di circa 1500 giri al minuto, almeno secondo recenti ricostruzioni. Si devono allo stesso Erone, professore del Mit di allora, ossia il Museo di Alessandria, lo sviluppo di sistemi automatici e macchine teatrali programmabili tramite ingranaggi, o la stesura di rigorosi trattati su meccanica e pneumatica, nella tradizione di Ctesibio, e della sua pompa idraulica a pistoni; la stessa impiegata ancora nell’Ottocento per spegnere gli incendi.
Inutile dire che tale tradizione andò persa con la fine dell’Impero, e che si dovette per l’appunto attendere il Settecento, e quell’inventore scozzese, per tornare sulla materia. Eppure, all’alba del XXI secolo non sembra che molto sia poi cambiato, a riprova le utopie ‘Green’ degli ultimi anni, e i disastri che hanno sapientemente causato proprio dove la questione ‘energia’ era nata.

