TM    Aprile 2026

Etico e sovrano: l’alternativa c’è

La dipendenza europea dagli hyperscaler d’oltreoceano costituisce un fattore di vulnerabilità sempre più critico. Accanto alle normative per promuovere la sovranità digitale, l’esempio di un pioniere svizzero di soluzioni web e servizi cloud, da oltre 30 anni impegnato a garantire una totale indipendenza giuridica, economica e tecnologica, senza compromessi su etica ed ecologia. Intervengono Boris Siegenthaler, fondatore e direttore strategico di Infomaniak, e il CEO Marc Oehler.

di Susanna Cattaneo

Giornalista

Nel giro di pochi anni, la trasformazione digitale è passata dall’essere una leva operativa a rappresentare il sistema nervoso centrale dell’economia. Cloud, capacità computazionale, intelligenza artificiale e connettività non sono più semplici strumenti: costituiscono infrastrutture critiche, al pari dell’energia o delle reti di trasporto. E proprio come per queste ultime, il controllo determina il grado di autonomia strategica di un continente.

Troppo a lungo sottovalutata, la questione della sovranità digitale è oggi al centro del dibattito dopo aver assunto una dimensione economica e geopolitica tangibile. Secondo uno studio della società di consulenza francese Asterès, circa l’80% della spesa europea in software e servizi cloud – pari a circa 260 miliardi di euro l’anno (l’1,5% del Pil dell’Ue) – è destinata a fornitori statunitensi. Anche il valore aggiunto generato da questi servizi resta per quattro quinti negli Usa, con un impatto complessivo, diretto e indiretto, equivalente a circa due milioni di posti di lavoro. A ciò si aggiunge una forte concentrazione del mercato: gli hyperscaler americani controllano circa l’80% del cloud europeo e una quota dominante della capacità dei data center (7 operatori sui maggiori 10, secondo la recente ricerca degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano).

Ma il tema non è solo economico. È anche giuridico e politico. Normative extraterritoriali come il Cloud Act statunitense implicano che dati archiviati in Europa da fornitori americani restino accessibili alle autorità Usa. In un contesto geopolitico sempre più instabile, questo elemento introduce un rischio sistemico che molte organizzazioni hanno iniziato a percepire concretamente. Episodi recenti – dalle interruzioni di servizi pubblici in Europa ai blocchi improvvisi di piattaforme digitali a seguito di decisioni unilaterali – hanno contribuito a trasformare una questione teorica in una priorità operativa.

Mentre l’Unione europea corre ai ripari con Ai Act, Digital Services Act e Digital Markets Act, e anche il Consiglio federale ha dimostrato la propria sensibilità adottando a fine 2025 il rapporto “Sovranità digitale della Svizzera”, c’è chi invece già dimostra come una tecnologia etica, sostenibile e senza compromessi su privacy e sicurezza non sia utopica, ma possa tradursi in un modello altamente competitivo. Principale sviluppatore svizzero di soluzioni web e servizi cloud, Infomaniak rappresenta oggi una delle più mature alternative indipendenti e pienamente sovrane ai giganti americani del cloud. 

L’ecosistema di Infomaniak in numeri

L’ecosistema di Infomaniak in numeri
Fonte: Infomaniak

«Le nostre soluzioni sono sviluppate internamente e gestite nei nostri data center proprietari, garantendo coerenza tecnologica, sicurezza e assenza di dipendenze da fornitori extra-europei. Controlliamo l’intera catena, dall’infrastruttura fisica ai software utilizzati quotidianamente. Per Infomaniak, il rispetto della privacy è un principio non negoziabile», spiega il Ceo Marc Oehler, entrato in azienda nel 2004 come operatore del servizio di assistenza. «Oltre alla tecnologia, il nostro modello si basa su un supporto tecnico internalizzato, situato esclusivamente in Svizzera, accessibile e competente. I clienti non devono rivolgersi a piattaforme anonime o catene di subappalto: interagiscono direttamente con team capaci di intervenire rapidamente e comprendere le loro esigenze. Per molte organizzazioni, questa vicinanza operativa costituisce un vantaggio decisivo».

Le nostre soluzioni sono sviluppate internamente e gestite nei nostri data center proprietari, garantendo coerenza tecnologica, sicurezza e indipendenza dai fornitori extra-europei. Controlliamo l’intera catena, dall’infrastruttura fisica ai software al supporto tecnico. Per Infomaniak, il rispetto della privacy è un principio non negoziabile.

Marc Oehler

Marc Oehler

CEO d’Infomaniak

Con un fatturato di 56 milioni di franchi nel 2025, oltre 300 collaboratori e milioni di utenti in Europa, l’azienda fondata nel 1994 a Ginevra come club di informatica ha iniziato a decollare un paio di anni dopo con l’hosting web e la posta elettronica, agli albori del web per il grande pubblico. Il salto arriva all’inizio degli anni 2010, quando Infomaniak decide di costruire la propria infrastruttura cloud basata su OpenStack. «Siamo così passati dal ruolo di hoster a quello di operatore di infrastrutture. Ma il vero punto di svolta è stato il 2017, con una decisione radicale: reinvestire integralmente gli utili in ricerca e sviluppo. Da quel momento abbiamo accelerato davvero la diversificazione dell’ecosistema, oggi composto da oltre 20 soluzioni interconnesse, che rendono l’azienda estremamente resiliente», sottolinea Boris Siegenthaler, fondatore e direttore strategico di Infomaniak.

Questa evoluzione si è realizzata senza cambiamenti nel controllo azionario, il che spiega una continuità strategica rara nel settore tecnologico. Sin dalla sua creazione, Infomaniak si è sviluppata con una governance stabile. L’intero capitale è detenuto per il 10% dai suoi collaboratori: «L’indipendenza è la garanzia fondamentale della totale assenza di influenze esterne sugli orientamenti industriali e tecnologici, premessa per non esser mai costretti a far concessioni su sicurezza, riservatezza dei dati e rispetto della privacy. Ed è anche ciò che ha reso possibile la nostra politica ecologica. Scegliere pannelli solari Meyer Burger fabbricati in Europa invece che in Asia, costruire data center capaci di valorizzare il 100% della loro energia per riscaldare le abitazioni, alimentare tutte le nostre infrastrutture con elettricità rinnovabile certificata: sono decisioni impegnative e costose, che chi deve sottostare a obiettivi nel breve periodo non potrebbe permettersi di prendere», evidenzia Boris Siegenthaler.

L’indipendenza è la garanzia fondamentale di Infomaniak. È l’unica che consente di non scendere mai a compromessi in materia di sicurezza, riservatezza dei dati e rispetto della privacy. Un cloud etico infatti non analizza i dati, ha un quadro giuridico trasparente ed è il più virtuoso possibile dal punto di vista ecologico, sociale e dell’economia locale.

Boris Siegenthaler

Boris Siegenthaler

Fondatore e Direttore strategico di Infomaniak

Due i pilastri strategici dell’offerta: il primo è un’infrastruttura IaaS basata su OpenStack, arricchita da servizi gestiti come Kubernetes, database, backup, Gpu e soluzioni di intelligenza artificiale. Il secondo è kSuite, piattaforma collaborativa che integra mail, archiviazione, videoconferenza, strumenti di produttività e assistente Ai. «La complementarità tra i due livelli è centrale: da un lato l’infrastruttura It che consente alle aziende di rilocalizzare le applicazioni nel cuore dell’Europa, dall’altro gli strumenti quotidiani per collaborare in un ecosistema interamente sovrano», osserva il Ceo di Infomaniak.

L’azienda offre anche soluzioni streaming radio e video e servizi per gli organizzatori di eventi, oltre alla registrazione di nomi di dominio (è accreditata Icann), utilizzati come porta d’ingresso al proprio ecosistema. «Poiché i domini sono principalmente un prodotto “esca”, le nostre tariffe di registrazione sono molto competitive, non solo il primo anno», nota Marc Oehler. Non è l’unico caso in cui Infomaniak sorprende per l’equità dei prezzi, anche con servizi gratuiti di alta qualità come SwissTransfer. Spontaneo chiedersi come un’azienda che, senza compromessi su qualità e sicurezza, fa tutto in un paese costoso come la Svizzera, con 300 persone in sede, possa proporre formule così vantaggiose. «Innanzitutto, possiamo contare su importanti economie di scala: le nostre infrastrutture sono utilizzate da milioni di utenti in Europa, il che permette di ammortizzare i costi di sviluppo su una base molto ampia. Inoltre, il fatto di essere tutti insieme in sede è fondamentale: niente riunioni dall’altra parte del mondo in lingue diverse. Quando uno sviluppatore ha una domanda, va a parlare con il collega. Soprattutto, condividiamo le nostre tecnologie: il motore di archiviazione dietro SwissTransfer è lo stesso di kDrive e di Swiss Backup. Invece, presso i concorrenti che lavorano a silos, ogni dipartimento “reinventa la ruota da solo”. In terzo luogo, è determinante il controllo completo della catena: sviluppiamo internamente con tecnologie open source e i nostri data center sono gestiti senza intermediari. Non abbiamo così costi di licenza da scaricare sui clienti», spiega il direttore strategico di Infomaniak.

L’inaugurazione del datacenter D4 di Infomaniak a Ginevra, nel gennaio 2025.
L’inaugurazione del datacenter D4 di Infomaniak a Ginevra, nel gennaio 2025. A pieno regime entro il 2028, ospiterà circa 10mila server. Tutta l’elettricità consumata (server, inverter, ventilatori, ecc) verrà convertita in calore, fornendo tramite rete di teleriscaldamento l’equivalente di energia per riscaldare seimila abitazioni all’anno o consentire a 20mila persone di fare una doccia di 5 minuti al giorno.

La rivoluzione dell’intelligenza artificiale rischia di amplificare ulteriormente la dipendenza europea. Infomaniak ha scelto di affrontarla con un approccio coerente con il proprio Dna e dal 2024 offre servizi di Ai per aziende e sviluppatori basati su modelli open source che girano nei suoi data center, garantendo che i dati non vengano trasferiti verso piattaforme terze né riutilizzati per l’addestramento. La stessa logica ha guidato il lancio, nel dicembre 2025, di Euria, un assistente Ai gratuito per il grande pubblico che copre l’enorme maggioranza degli usi professionali e privati, inclusa la trascrizione audio.

Dinamismo, qualità e valori sono premiati dai risultati (+50% di crescita negli ultimi tre anni), trainati dai mercati europei, con una dinamica particolarmente forte in Germania (+69%), Francia e Belgio (+19%), Svizzera (+14%) e Italia (+59%). Anche il resto del mondo cresce (+24%), confermando l’espansione oltre i mercati storici. L’organico riflette questo cambio di scala: dai 43 collaboratori del 2015 ai 316 di marzo 2026, tutti operativi in Svizzera, con 80 assunzioni nell’ultimo anno. L’azienda contribuisce inoltre all’economia locale con la scelta di partner e fornitori, nonché alla formazione, collaborando con istituzioni accademiche come l’École 42 di Losanna e l’Epfl Digital Extension School.

«Per accelerare la traiettoria di crescita, stiamo preparando una raccolta di fondi nell’ordine di 200 milioni di franchi nei prossimi anni, destinato a rafforzare le nostre capacità di innovazione e infrastruttura, sia a livello di data center di nuova generazione che di infrastrutture dedicate all’Ai. Questa iniziativa si inscrive rigorosamente nel nostro quadro storico: preservare la nostra indipendenza, mantenere un radicamento locale e garantire che la nostra governance e i nostri impegni in materia di sovranità, protezione dei dati ed ecologia restino intatti», anticipa Boris Siegenthaler.

Nonostante la crescita, l’azienda mantiene una forte impronta identitaria e un radicamento al territorio che si esprime anche – controintuivamente per un protagonista del cloud – nella cura degli spazi dell’headquarter a Ginevra e della sede di Zurigo, con tanto di supereroi, come Hulk e Spiderman a grandezza naturale: due fra le tante chicche che rendono l’ambiente di lavoro veramente piacevole e familiare. «Infomaniak è prima di tutto un’avventura umana. Si passa la maggior parte della propria vita al lavoro: è fondamentale che le persone si sentano bene», afferma il Ceo. «La gerarchia serve alla direzione strategica, ma nel quotidiano le responsabilità sono assunte da chi porta avanti i progetti. “Lavorare seriamente senza prendersi troppo sul serio” resta il nostro motto», conclude.

In un contesto geopolitico e tecnologico sempre più instabile, la capacità di offrire alle organizzazioni europee un’infrastruttura digitale strategica, sovrana, competitiva e sostenibile, in grado di sostenerne la crescita e tutelare la riservatezza dei dati è cruciale. Colmare il divario con gli Stati Uniti in termini di scala, investimenti e capacità industriale resta una sfida sistemica, ma proprio esempi come quello di Infomaniak dimostrano che la sovranità digitale non è solo un obiettivo politico o normativo, ma che già esistono modelli alternativi di successo, in grado di unire qualità ed etica.

Data center D4 di Infomaniak a Ginevra

Quando nel 2007 Boris Siegenthaler ha iniziato a preoccuparsi dell’impatto ambientale di Infomaniak, il tema era ancora marginale nel settore: il mercato era embrionale e nessuno anticipava l’esplosione del consumo energetico dei data center odierno. «Eppure, avevo le idee in chiaro: il senso della vita è realizzare cose durevoli, almeno per un’azienda. Per Infomaniak, l’ecologia è stata innanzitutto una scelta, diventata solo in seguito un argomento di vendita», ricorda. L’approccio si è costruito per tappe coerenti: alimentazione al 100% con elettricità rinnovabile locale certificata, principalmente idroelettrica integrata dal solare, e abbandono già nel 2013 del condizionamento tradizionale nei data center, raffreddati senza gruppi frigoriferi classici, ma ad aria esterna con un’efficienza energetica molto elevata (Pue < 1,1). Ma ottimizzare i consumi non basta. Un principio fisico resta ineludibile: ogni watt elettrico consumato da un server diventa un watt di calore. Il passo più significativo in questa direzione è il data center D4, inaugurato nel 2025: «Tutta l’elettricità consumata viene trasformata in calore, recuperato e immesso nella rete di teleriscaldamento di Ginevra. Equivale al riscaldamento di seimila abitazioni in inverno o a ventimila docce al giorno d’estate», spiega il fondatore. Il sistema funziona a circuito chiuso, senza consumo d’acqua, ed è stato documentato in open source con partner accademici per favorirne la replicabilità. «Se tutti i data center funzionassero in questo modo, potrebbero riscaldare le città ed evitare i sistemi a gas o a pellet», sottolinea con orgoglio il direttore strategico.

Intanto, Infomaniak è già alla ricerca di reti di teleriscaldamento per i suoi futuri data center. «Abbiamo già 1,1 mW pronti per essere immessi in una rete di teleriscaldamento ed entro il 2028 sarà necessario un nuovo data center di almeno 3,3 mW. Il principio è semplice: acquistiamo l’elettricità localmente e offriamo gratuitamente il nostro calore di scarto decarbonizzato», spiega Boris Siegenthaler. Inoltre, coerentemente ai suoi valori, l’azienda utilizza pannelli solari europei (con un’impronta di carbonio della fabbricazione inferiore del 36% a quelli asiatici), prolunga la vita dei server fino a 15 anni, privilegia componenti ricondizionati e compensa il 200% delle emissioni residue di CO2 in Svizzera e a livello internazionale.

© Riproduzione riservata