Ha suscitato reazioni controverse il recente rapporto del gruppo energetico svizzero Axpo sul problema dell’approvvigionamento elettrico del Paese. L’analisi della situazione e le probabili evoluzioni della copertura del fabbisogno di energia elettrica in Svizzera erano affidate a una cinquantina di esperti.
Ovviamente le discussioni si sono concentrate soprattutto sulle proposte degli esperti. Altrettanto ovviamente si è aperto il dibattito politico su un tema che è di importanza vitale per il Paese. Tanto più che il rapporto ha indicato quattro tipi di misure da affrontare, il più presto possibile, ma non ha potuto tener conto delle conseguenze della guerra in Iran.
I suggerimenti. È necessario prolungare la durata di esercizio delle attuali centrali nucleari, per dar tempo all’eventuale sviluppo di altre tecnologie. Dunque, l’atomo non va abbandonato. La politica nel settore dovrebbe favorire soprattutto la produzione di energia in inverno, bisognerà poi sviluppare eolico, solare e, per finire, si dovranno creare le condizioni ottimali per le centrali a gas.
Da sempre la produzione di elettricità in Svizzera è condizionata dalle stagioni. Infatti, d’inverno viene consumata molta più energia, mentre la produzione nazionale rallenta. Questo perché la Svizzera punta ancora molto sulle centrali idroelettriche. Questa situazione, a suo tempo, aveva spinto verso la costruzione di centrali atomiche, che però presentano aspetti particolari: oltre ai pericoli ambientali, il problema dell’eliminazione delle scorie, che non è ancora risolto, e la dipendenza estera per l’uranio. Oggi si sta però riflettendo molto sulla revisione della legge che aveva deciso l’abbandono progressivo delle centrali nucleari.
Nella situazione odierna, la dipendenza dall’estero è comunque inevitabile, anche perché la Svizzera è una delle vie principali per lo scambio di elettricità tra nord e sud. Il rapporto nota che nell’inverno 2025/26 in certi momenti, circa la metà dell’energia consumata in Svizzera proveniva dall’estero. È però anche vero che la Svizzera può esportare buona parte della sua produzione estiva. Da qui la grande importanza degli accordi in materia, soprattutto con l’Unione Europea. Questo non risolve però i due problemi principali: una produzione sufficiente per l’inverno e la riduzione della dipendenza dall’estero.
Da sempre la produzione di elettricità in Svizzera è condizionata dalle stagioni. Infatti, d’inverno viene consumata molta più energia, mentre la produzione nazionale rallenta. Questo perché la Svizzera punta ancora molto sulle centrali idroelettriche
I rimedi. Le misure proposte presuppongono che l’idroelettrico non sarà in grado di coprire il fabbisogno nonostante i previsti aumenti. Le alternative sono quattro tecnologie: eolico, solare, gas e nucleare.
Ognuna presenta vantaggi e svantaggi e su questo si basano le critiche. L’energia eolica sarebbe molto favorevole in inverno ed è meno costosa di altre fonti. Il fotovoltaico gode invece dei favori degli esperti e di una vasta cerchia dell’opinione pubblica. Presenta però il difetto del costo di produzione elevato (35cts. il kWh, contro 8cts. del nucleare, 2cts. del gas e i 6cts. dell’eolico), oltre la necessità di grandi investimenti e pannelli solari sparsi.
Per questo Axpo punta essenzialmente su nuove centrali a gas per coprire le lacune stagionali degli altri fornitori. Anche qui i difetti sono però evidenti: il gas deve essere importato ed è in contrasto con gli sforzi di risanamento dell’aria. Resta il problema del nucleare, che presenta il vantaggio di produrre grandi quantitativi in inverno. I costi di una nuova centrale variano da 8,6 a 12,5 miliardi di franchi, cui si aggiungono elevate spese di funzionamento, nonché tempi lunghi per l’entrata in funzione. La legge prevede che le attuali tre centrali dovrebbero chiudere nel 2033, nel 2039 e l’ultima nel 2044.
L’approccio all’indispensabile totale cambiamento di politica sul nucleare ha già avuto un timido inizio con la decisione del Consiglio federale di considerare il nucleare come fonte energetica primaria. L’idea ha già ottenuto un parziale consenso del Consiglio degli Stati, durante la discussione sul controprogetto indiretto all’iniziativa popolare Stop al blackout, che passa ora al Consiglio Nazionale. L’iniziativa prevede che l’approvvigionamento elettrico non può più essere garantito per cui chiede un approvvigionamento sicuro, l’indipendenza energetica, il tutto accompagnato da un rispetto per l’ambiente.
L’indirizzo della politica energetica svizzera dovrà quindi essere quello di puntare soprattutto sulle produzioni invernali, attraverso fonti adatte, e di garantirsi un accordo favorevole con l’Ue, con o senza i nuovi accordi bilaterali.
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