In Svizzera, dove le banche sono diverse almeno come i suoi dialetti, sapere cosa si paga veramente per i servizi bancari di cui si beneficia ha molti tratti di un enigma. Mentre le promozioni appariscenti e le offerte ‘gratuite’ catturano l’attenzione, il costo reale si nasconde tra le molte righe e parole.
Un recente studio comparativo su 71 banche e intermediari finanziari svizzeri getta una nuova luce su quanto i clienti pagano effettivamente e su quanto ricevono in cambio. L’analisi si è concentrata sui servizi fondamentali: conti privati, conti multivaluta, cambi, prodotti di risparmio e mandati d’investimento discrezionali. I risultati? Prezzo e qualità dei servizi variano in modo significativo, e talvolta imprevedibile, da un istituto all’altro.
Un conto privato di base. La prima buona notizia è che la digitalizzazione sta chiaramente riducendo i costi bancari di base. Delle 71 banche incluse nell’analisi, 33 offrono ora un conto privato gratuito in franchi. Si tratta di un notevole miglioramento rispetto agli anni precedenti.
Il costo medio mensile tra tutti i fornitori rimane basso, circa 2,50 franchi, ma può crescere fino a 13,50 a seconda dell’istituto. Le banche più grandi generalmente applicano costi maggiori, mentre le banche digitali hanno eliminato queste commissioni. Si può discutere se una media di 2,50 franchi mensili sia alta o bassa. Gli ottimisti potrebbero obiettare che è relativamente bassa rispetto alla maggior parte degli abbonamenti ad App, social, servizi di streaming… I pessimisti potrebbero far notare che si tratta comunque di 30 franchi all’anno. Una cosa è certa: ci sono alternative tra cui scegliere.
A più valute. I conti multivaluta, in particolare per euro, dollari e sterline, non sono universalmente disponibili. Una banca su due non li offre affatto. Per quelle che lo fanno, il costo medio è di 2 franchi per valuta al mese. Solo 16 banche offrono questi servizi a costo zero, anche in questo caso prevalentemente istituti digital-first.
Un primo costo occulto. Il mercato dei cambi rimane opaco per la clientela retail. Delle 71 banche esaminate, solo 32 si sono dimostrate trasparenti sui costi di conversione. Il markup medio era dell’1,69%, il che significa che un cambio di 10.000 franchi in euro poteva costare al cliente 170 franchi. Per contro, le piattaforme Fx specializzate e alcuni fornitori digitali hanno applicato tariffe inferiori all’1,0%, con i più competitivi pari allo 0,20.
Modesti rendimenti. In un’epoca di inflazione modesta e di bassi tassi della Bns, la maggior parte dei residenti in Svizzera continua a guadagnare poco sui propri risparmi. Il tasso d’interesse medio per un deposito di 150mila franchi è di appena lo 0,15%. Alcuni offrono lo 0%, mentre altri fino allo 0,50. I pagamenti mensili degli interessi sono rari e molti conti impongono restrizioni. I dati rivelano un problema intrinseco per i risparmiatori: più alto è l’importo del conto di risparmio, più bassi tendono a essere i tassi e più forte è l’effetto delle restrizioni.
Un’offerta di nicchia. I conti di risparmio in euro e in dollari restano poco diffusi. Solo 18 banche offrono conti fruttiferi in euro e solo 7 lo fanno in dollari. Il tasso medio si aggira intorno allo 0,20%, con poche banche che offrono alternative competitive. Per i privati con grandi importi in valuta estera, l’opportunità di guadagnare interessi rimane limitata.
I mandati. I servizi d’investimento presentano le maggiori disparità sia nei prezzi che nei risultati. I mandati discrezionali, in cui la banca gestisce il portafoglio del cliente, hanno costi che vanno dallo 0,38 all’1,75% annuo, con una media dell’1,05%. Solo 14 istituti applicano tariffe inferiori all’1%. Mentre le piattaforme digitali e FinTech offrivano le commissioni più basse, le banche tradizionali tendevano a includere l’accesso a consulenti e servizi aggiuntivi.
Per quanto riguarda la performance, il quadro è eterogeneo. Secondo i dati di Performance Watcher, una piattaforma indipendente di benchmarking, il rendimento netto medio dei portafogli bilanciati tra dicembre 2022 e febbraio 2025 è stato del 12,57%. I portafogli del primo quartile hanno ottenuto invece un rendimento pari o superiore al 14%, ma senza considerare i costi non è un dato particolarmente rilevante.
Per i clienti, soprattutto quelli mass affluent, il messaggio è chiaro: non prendere per oro colato i prezzi della propria banca. Sia che si tratti di risparmiare, spendere o investire, il confronto delle opzioni può avere un impatto significativo sui risultati finanziari. Nel 2025, fare banca con saggezza è più di una scelta: è una strategia
Il costo reale dell’attività bancaria. Per un tipico residente svizzero che ha un capitale di 250mila franchi, suddivisi tra conto privato, risparmi, cambi e un mandato d’investimento di 100mila franchi, il costo bancario medio annuo è di 1.274 franchi. Questo comprende: 30 franchi per il conto privato; 24 per l’accesso multivaluta; 170 di costi di cambio per la conversione di 10mila euro; 1.050 di commissioni d’investimento; 225 di interessi di risparmio allo 0,15%.
Per contro, i fornitori più a buon mercato offrono: 0 franchi di spese di conto e multivaluta; 20 di costi di cambio; 525 di interessi di risparmio allo 0,35%; e soli 750 franchi di commissioni. Il rendimento totale atteso, al netto dei costi, sarebbe di 772 franchi annui.
Conoscere i costi, massimizzare il valore. L’analisi conferma che le banche svizzere operino con modelli di prezzo e di servizio molto diversi. Mentre alcune continuano ad affidarsi a strutture obsolete e a commissioni nascoste, altre si stanno innovando, offrendo soluzioni a basso costo e ad alta trasparenza.
Per i clienti, soprattutto quelli del segmento mass affluent, il messaggio è chiaro: non prendere per oro colato i prezzi della propria banca. Sia che si tratti di risparmiare, spendere o investire, il confronto delle opzioni può avere un impatto significativo sui risultati finanziari. Nel 2025, fare banca con saggezza è più di una scelta: è una strategia.
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