TM    Novembre 2025

Dall’oscurità alla luce

I progressi nello sviluppo di protesi visive e interfacce neurali capaci di restituire la vista a chi vive nel buio dimostrano come la tecnologia possa essere espressione di umanità e dignità. L’Opinione di Ettore Accenti, esperto di tecnologia.

Ettore Accenti

di Ettore Accenti

Esperto di tecnologia

Gennaris Bionic Vision System
Sopra, Gennaris Bionic Vision System, protesi visiva corticale progettata per restituire una forma di visione a pazienti con danni gravi al nervo ottico o alla retina, sviluppata dalla Monash University con Monash Vision Group. Una telecamera miniaturizzata acquisisce immagini dall’ambiente che vengono elaborate da un’unità esterna e trasmesse a un insieme di impianti cerebrali.

Proseguendo le indagini sui progressi dell’intelligenza artificiale e della neurologia, riprendendo un mio precedente contributo pubblicato su questa rivista nel febbraio di quest’anno e intitolato “Fantascienza? No, ci siamo”, scopro con sorpresa che ciò che allora sembrava ancora lontano oggi sta avanzando a un ritmo impensabile. Le linee di confine tra scienza e fantascienza si assottigliano ogni giorno di più.

In quell’occasione accennai ai nanorobot wireless capaci di muoversi nel nostro organismo, collegati a reti cloud esterne, e ai progetti di Neuralink di Elon Musk, in grado di restituire a un paraplegico la possibilità di muoversi con il pensiero. Citai anche Ray Kurzweil, il visionario dell’Ia che da anni prevede un futuro in cui mente e macchina si fonderanno. Oggi parte di quelle visioni sta diventando realtà.

Approfondendo le ricerche sui collegamenti diretti tra cervello e ambiente esterno, emerge un panorama in continua espansione. Aziende come Neuralink, Cortigent, Icvp, Monash Vision Group e Prima stanno sviluppando protesi visive e interfacce neurali capaci di restituire movimento o vista a chi li ha perduti. L’obiettivo non è soltanto medico, ma anche umano: ridare autonomia, dignità e speranza a chi vive nel buio.

Una delle notizie più sorprendenti arriva proprio da Reuters: “Neuralink, la start up di Elon Musk che sviluppa interfacce cervello-computer, ha ricevuto la designazione di ‘breakthrough device’ dalla Fda per il suo impianto sperimentale volto a ripristinare la vista”. Un riconoscimento che permette di accelerare lo sviluppo, la valutazione e la revisione per l’approvazione pre-commercializzazione per fornire ai pazienti e agli operatori sanitari un accesso tempestivo a dispositivi medici che consentono un trattamento o una diagnosi più efficaci di malattie o condizioni potenzialmente letali o irreversibilmente debilitanti. In effetti, Blindsight – nome del dispositivo – promette di consentire la percezione visiva anche a chi ha perso entrambi gli occhi e il nervo ottico, grazie a un’interfaccia cerebrale impiantabile nel cranio. Si tratta di un passo storico nella direzione di un nuovo tipo di visione, generata direttamente dal cervello.

Gennaris Bionic Vision System
Gennaris Bionic Vision System.

Principali protesi visive e interfacce neurali in sviluppo

In base a invasività, stimolazione neurale, output al paziente e indicazioni cliniche

L’elenco delle principali protesi visive e interfacce neurali in sviluppo o sperimentazione da parte di entità specializzate
Sopra, l’elenco delle principali protesi visive e interfacce neurali in sviluppo o sperimentazione da parte di entità specializzate.

Le tecniche oggi in sperimentazione si dividono in tre categorie principali: gli impianti corticali, che stimolano direttamente la corteccia visiva attraverso una telecamera esterna; gli impianti retinici, che agiscono tramite microchip posti al di sotto della retina, in corrispondenza della macula; le soluzioni non invasive di sostituzione sensoriale, che traducono stimoli visivi in segnali tattili o sonori. La scelta dipende dal tipo di lesione o cecità: totale, parziale o residua.

Le soluzioni impiantabili non ricreano ancora una visione naturale, ma permettono di percepire forme, contorni e movimenti attraverso punti luminosi, detti fosfeni. Queste percezioni, con l’addestramento, diventano via via interpretabili dal cervello. Le versioni non invasive, invece, migliorano la mobilità e l’autonomia dei pazienti, senza necessità di intervento chirurgico, ma con un livello percettivo più limitato.

Dietro ogni progresso tecnico si nascondono però sfide etiche enormi. Manipolare il cervello umano significa entrare nel territorio della coscienza, dell’identità e della libertà mentale. Ogni innovazione in questo campo richiede responsabilità e prudenza: l’obiettivo deve restare la qualità della vita, non il controllo della mente.

Eppure, in questa corsa verso il futuro, c’è qualcosa di profondamente umano: il desiderio di luce. Restituire la vista, anche artificiale, a chi vive nel buio non è solo una conquista tecnologica, ma un atto di compassione e di civiltà. Le macchine e gli algoritmi diventano così strumenti di rinascita, ponti tra l’oscurità e la speranza. Dal buio alla luce, letteralmente e simbolicamente, l’umanità continua a cercare sé stessa attraverso la scienza.

© Riproduzione riservata