
Codificare un patrimonio di conoscenze coltivate in secoli di osservazione e sperimentazione delle virtù preventive e curative delle piante in medicamenti standardizzati, la cui efficacia e sicurezza siano comprovate da studi clinici e tossicologici al pari delle molecole di sintesi. È questa la missione al centro della moderna fitoterapia. Se oggi Max Zeller Söhne ne è leader svizzero è proprio perché ha saputo anticiparla.
Fondata nel 1864, l’azienda basata a Romanshorn (Canton Turgovia), giunta alla quinta generazione, coniuga le sue profonde radici alla proiezione verso il futuro con importanti investimenti in R&D e controllo della qualità, nell’ordine del 15% del fatturato annuale: una percentuale molto elevata per una realtà di medie dimensioni, sostenuta proprio dalla visione di lungo periodo della proprietà familiare. Così il balsamo “miracoloso” contro i disturbi gastrici e digestivi sviluppato dal fondatore Max Zeller – farmacista appassionato di piante – è tuttora in commercio con la stessa composizione originaria, accanto ai più recenti lanci. Allo stesso modo, la sede principale sorge ancora sullo stesso sedime acquistato nel 1925 dai suoi due figli per avviare la produzione industriale, oggi trasformato in un sito produttivo high-tech aggiornato allo stato dell’arte.
Ma su cosa si fonda la competitività dell’azienda di Romanshorn, presente ormai in oltre 50 mercati e con un’ampia pipeline di registrazioni in corso? «Al centro della nostra attività c’è un principio fondamentale: controlliamo l’intera catena del valore, “dal seme al paziente”. Questo approccio integrato ci permette di plasmare attivamente la qualità invece di dipendere da input esterni e ci offre una profondità di comprensione del prodotto che non può essere replicata esternamente. Tutto inizia con la selezione dei semi ottimali e si estende attraverso la coltivazione, il raccolto e la trasformazione», esordisce il Ceo Georg Boonen.
A monte si colloca la controllata Vitaplant, acquisita nel 2008 nell’ambito di un’integrazione strategica per presidiare la coltivazione delle piante medicinali e lo sviluppo di estratti vegetali innovativi grazie a processi all’avanguardia, destinati alla produzione dei nuovi farmaci Zeller. Un’attività che si coniuga alla focalizzazione industriale. «Nonostante oltre 160 anni di storia, manteniamo un portafoglio selettivo, il che ci consente di investire costantemente in studi clinici e nella gestione del ciclo di vita del prodotto. La nostra redditività è guidata dalla profondità piuttosto che dalla scala: marchi consolidati, con un forte posizionamento medico e lunghi cicli di vita garantiscono stabilità e valore nel tempo. Lo sviluppo di un fitofarmaco richiede anni e differisce profondamente da quello di un farmaco di sintesi. La conoscenza tradizionale è un punto di partenza, ma la nostra ambizione è generare evidenze cliniche specifiche per ogni prodotto. Questo implica studi lunghi, costosi e rischiosi, oltre alla sfida della standardizzazione. Al contempo, la stretta collaborazione con gli operatori sanitari mantiene i nostri prodotti ancorati alle reali esigenze dei pazienti», evidenzia il Ceo di Max Zeller Söhne.
Uno dei tratti distintivi di Max Zeller Söhne AG è il controllo dell’intera catena del valore, dalla coltivazione delle piante (presso la controllata Vitaplant, a Uttwil) al prodotto finito, con la massima attenzione a efficacia, sicurezza e standardizzazione. Le principali fasi:
1. Selezione delle piante: materia prima dei fitofarmaci, le piante medicinali vengono selezionate attraverso rigorose analisi delle loro proprietà terapeutiche. Una volta brevettate, la coltivazione avviene secondo le norme Good Agricultural Practice, con rigoroso controllo di sementi, suolo, raccolta e tracciabilità fino al campo di origine.
2. Estrazione: i principi attivi vengono estratti mediante miscele di acqua e alcol, secondo gli standard farmaceutici Gmp.
3. Formulazione e compressione: l’estratto essiccato è miscelato con eccipienti e trasformato in compresse nel moderno impianto di rivestimento a Romanshorn, garantendo stabilità nel tempo e dosaggio preciso.
4. Controllo qualità: verifica di materie prime e prodotti tramite le più recenti tecnologie di analisi di laboratorio, per garantire sicurezza d’uso ed efficacia.
5. Ricerca e studi clinici: gli estratti vegetali sono testati in laboratorio e successivamente in studi clinici su pazienti volontari, confrontati con placebo e terapie standard. I risultati sono pubblicati su riviste scientifiche internazionali.
6. Autorizzazione: prima della commercializzazione, ogni medicamento deve ottenere l’approvazione di Swissmedic. L’azienda deve dimostrare che il farmaco è affidabile, efficace ed economico.
Un modello che ha saputo anticipare una domanda orientata verso terapie naturali ma fondate su evidenze scientifiche, sia nell’automedicazione sia, sempre più, nella prescrizione professionale. La fitoterapia è ormai valutata secondo gli stessi criteri dei farmaci convenzionali: efficacia, sicurezza e qualità. «Il nostro approccio ci ha permesso di evolvere da player di nicchia a leader di mercato in diverse indicazioni, in particolare nella salute della donna e in aree legate al sistema nervoso centrale come sonno e stress. Le aspettative sono cresciute: pazienti e professionisti vogliono sapere se un prodotto funziona. Ma le piante sono intrinsecamente variabili e trasformare questa variabilità in una medicina riproducibile è la vera arte. Nel nostro caso, l’estratto rappresenta il principio attivo farmaceutico, rendendo essenziale un controllo rigoroso della qualità e della composizione. Automatizziamo dove farlo aggiunge valore, preservando l’esperienza necessaria a gestire la complessità biologica», spiega il Ceo.
Basati su prove scientifiche, con principi attivi misurabili ed efficacia clinica dimostrata, i prodotti Zeller si distinguono nettamente dall’omeopatia; diversi sono rimborsati dall’assicurazione malattia svizzera, a conferma del livello di validazione raggiunto. Ma c’è ancora spazio per l’innovazione in un campo fondato sulle piante medicinali? «Non c’è contraddizione tra tradizione e innovazione. I prodotti affidabili da decenni dimostrano una rilevanza duratura. Allo stesso tempo, le piante medicinali offrono ancora un potenziale significativo. L’innovazione risiede spesso in nuove indicazioni, formulazioni o nuovi modi di guardare a sostanze note», osserva il Ceo. È il caso di PhytoCacao, messo a punto con la start up svizzera Oro de Cacao e basato su una tecnologia di estrazione a freddo con acqua sviluppata alla Zhaw (la Scuola universitaria professionale zurighese per le scienze applicate), che consente di preservare e concentrare polifenoli altrimenti termolabili. Un esempio di collaborazione nazionale che unisce prevenzione, sostenibilità ed evidenza scientifica, alla base della nuova linea Zeller plus dedicata al mantenimento della salute senza diluire il focus farmaceutico.
La Svizzera resta il mercato di riferimento: sofisticato, esigente, è il banco di prova per qualità e innovazione. «A livello internazionale operiamo attraverso partnership di licenza con aziende farmaceutiche consolidate, combinando la nostra esperienza di prodotto con un forte accesso ai mercati locali. La crescita deriva da un’espansione selettiva nei Paesi dove la fitoterapia è riconosciuta come opzione terapeutica credibile», afferma Georg Boonen. Un buon esempio è il Giappone, dove è stata la prima azienda farmaceutica europea a ottenere l’approvazione per un fitofarmaco dopo un iter durato un decennio.
Gestire la tensione tra aspettative crescenti in termini di evidenze e pressione sui costi rappresenta una delle principali sfide del settore. «Requisiti normativi, qualità e complessità dell’approvvigionamento sono i principali driver di costo. Il cambiamento climatico e la volatilità incidono direttamente sulla qualità dei raccolti. Con Vitaplant gestiamo anche un sito in Kenya, a circa 2.000 metri di altitudine, dove il clima equatoriale consente coltivazioni tutto l’anno, a differenza dell’Europa. Allo stesso tempo, gli sviluppi geopolitici hanno reso le regioni di approvvigionamento tradizionali meno prevedibili. L’integrazione verticale non riguarda quindi il controllo fine a sé stesso, ma la resilienza: garantire un accesso affidabile, una qualità coerente e una piena tracciabilità in un mondo sempre più fragile», sottolinea il Ceo di Max Zeller Söhne.
Sebbene il Kenya offra eccellenti condizioni agricole e sia un hub di esportazione ben consolidato, si potrebbe obiettare che un sito di coltivazione a quasi novemila km dalla Svizzera non si concili con gli standard di un’azienda molto profilata in tema di sostenibilità, non solo per il settore in cui opera, ma anche in quanto impresa di famiglia, abituata a pensare in termini di generazioni piuttosto che di trimestri. «La sostenibilità non è definita solo dalla geografia, ma da come e in quali condizioni avviene la produzione. In Kenya, il nostro approccio combina la creazione di valore locale, partnership a lungo termine e rigorosi standard di qualità. È un modello pragmatico di approvvigionamento globale, gestito in modo responsabile e pienamente allineato alla nostra catena del valore integrata», puntualizza Georg Boonen.
La proprietà familiare permea l’intera cultura aziendale. «Questa prospettiva modella il modo in cui bilanciamo performance economica, responsabilità ambientale e impatto sociale, così come le relazioni con i nostri dipendenti. Offriamo loro responsabilità precoci. La fidelizzazione dipende meno dagli incentivi e più dallo scopo e dalla sensazione che ciò che si fa conti veramente. Io stesso, dopo 27 anni in azienda, sono ancora motivato dalla possibilità di avere un impatto: aiutare le persone non solo a guarire, ma a star bene – e idealmente a non ammalarsi affatto. E poi la fitoterapia è un campo sempre dinamico e intellettualmente stimolante; richiede di ripensare costantemente le conoscenze esistenti e di tradurle in soluzioni rilevanti. C’è qualcosa di genuinamente umile nel prendere una pianta utilizzata da secoli e svilupparla in una terapia affidabile e basata su evidenze scientifiche», osserva Georg Boonen. L’azienda impiega oggi quasi 170 collaboratori. Profili molto vari ma accomunati dalla necessità di navigare sia nelle dimensioni scientifiche che in quelle pratiche: i fitofarmaci richiedono infatti un pensiero interdisciplinare che abbraccia agronomia, analisi, requisiti normativi e ricerca clinica.
La crescita di Max Zeller Söhne si inserisce in un contesto territoriale virtuoso: nella PhytoValley del Canton Turgovia si concentra infatti una combinazione unica di tradizione, know-how specializzato e vicinanza al mondo accademico e all’agricoltura. Un cluster di otto aziende specializzate nella produzione di medicinali, integratori alimentari e cosmetici a base di ingredienti naturali, che funge da contraltare alla Basilea del pharma tradizionale, favorendo lo scambio e la collaborazione fra i suoi membri, essenziale a un settore di nicchia per presentarsi come un polo di eccellenza europeo, sempre più riconosciuto anche a livello internazionale.
«Il mercato si sta polarizzando. Grandi player farmaceutici stanno entrando nel settore della salute naturale, mentre rimangono solo poche aziende fitoterapiche completamente integrate come la nostra. Un aspetto critico è il numero crescente di integratori alimentari posizionati come fitofarmaci, ma privi di qualità o dosaggio comparabili. Non tutto ciò che sembra medicina lo è. Per proteggere i pazienti e mantenere la credibilità è necessaria dunque una differenziazione normativa ancor più chiara», conclude Georg Boonen.
In questo equilibrio tra rigore scientifico, controllo industriale e radicamento territoriale si definisce il percorso di Max Zeller Söhne: un modello che dimostra come la tradizione, quando sottoposta a verifica e sviluppo sistematico, assicura le radici per generare innovazione e valore duraturo. Come una pianta che, stagione dopo stagione, fiorisce, fruttifica e si rinnova nell’infinito ciclo della natura.
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