Per me, la “magia Caran d’Ache” corrisponde a un ricordo sensoriale preciso, condiviso da milioni di persone: l’emozione della prima scatola di matite ricevuta in regalo, nel mio caso quella di Prismalo decorata dall’immagine del Cervino. Avrò avuto 4 o 5 anni. Aprendola, il profumo unico e confortante del legno di cedro si mescola ai colori, svelando un arcobaleno. Un momento intenso, che resta per sempre. Questa è la nostra magia: creare ricordi luminosi.
Anche la scrittura a mano fa da sempre parte del mio mondo e le sono rimasta fedele. Usare un’agenda cartacea mi aiuta a visualizzare il tempo e a strutturare le idee. In un’epoca dominata dal digitale e dall’intelligenza artificiale, sono convinta che il gesto della mano che ‘pensa’ sulla carta sia un modo per preservare una forma di creatività e autenticità che ci è propria.
Come rappresentante della quarta generazione, la motivazione a perpetuare l’impegno e l’eredità della nostra azienda familiare è profonda e va oltre la gestione patrimoniale. Prima di entrare a farne parte nel 2012, ho voluto mettermi alla prova da sola. Queste esperienze, in particolare negli Stati Uniti, mi hanno confrontata con altre culture aziendali e insegnato l’importanza cruciale dell’orientamento al cliente. Quando sono tornata, è stato per scelta e ho potuto portare più strumenti e una nuova prospettiva per valorizzare i punti di forza della nostra Maison e capire in cosa migliorare.

Il mio approccio è stato guidato da una convinzione: abbiamo una storia e dei valori straordinari, ma dobbiamo farli conoscere. Mio padre Jacques ha sempre privilegiato la discrezione, ma credo che un know-how unico come il nostro meriti di essere raccontato. Oggi proponiamo oltre 3.500 referenze e 400 sfumature in 90 paesi. Dietro ogni creazione si cela il savoir-faire dei nostri artigiani, che perpetuano gesti meticolosi con pazienza, maestria e passione. Per una sola matita occorrono circa 50 ore di lavoro e 35 fasi, molte ancora manuali. I nostri 300 dipendenti riuniscono più di 90 professioni sotto lo stesso tetto. Questa ricchezza umana è al centro della nostra eccellenza, conferendo a ogni strumento il suo carattere, la sua autenticità e la sua anima.
Ho quindi investito molte energie nel condividere i nostri valori. Internamente, ho voluto abbattere i silos. Credo nel “management by walking around”: essere sul campo, parlare con tutti. E nello spirito collaborativo: il mio motto è “Da soli si va più veloci, insieme si va più lontano”.
La passione è il motore di tutto. Senza, non si trasmette nulla. Poi serve una visione a lungo termine. Come azienda familiare non siamo guidati dai risultati trimestrali, ma pensiamo alla generazione successiva. Ciò richiede pazienza, resilienza, curiosità e umiltà per sapersi circondare di talenti, oltre a un profondo rispetto per chi ogni giorno fa di Caran d’Ache ciò che è.
Vedo ogni nuovo investimento come un impegno verso il futuro della creatività e della scrittura a mano: dalla ricerca di nuovi colori allo sviluppo di gamme alla costruzione della nuova manifattura di Bernex. Questo progetto costituisce sicuramente la nostra sfida più significativa degli ultimi anni. Con oltre mezzo secolo, il sito attuale non è più adeguato. Costruire un nuovo stabilimento in Svizzera è però una grande sfida finanziaria e umana, che abbiamo affrontato collettivamente, condividendone il senso con tutti i collaboratori. Rappresenta il nostro futuro: sarà lo scrigno del nostro savoir-faire e il fulcro delle future innovazioni. Incarnerà i nostri valori, soprattutto la sostenibilità, con standard ecologici molto elevati. Caran d’Ache ha sempre privilegiato un’economia circolare e di prossimità.
Scrivere nuovi capitoli preservando l’eccellenza artigianale e la magia di un “love brand” significa evitare di musealizzarsi. Bisogna continuare a creare prodotti eccezionali ma in sintonia con il presente. Innovare è una sfida continua: non accontentarsi mai del bene quando si può fare meglio, per trasmettere un’eredità solida.
Il passaggio di consegne è un pensiero costante, ma senza pressioni. Ho tre figli, e mia sorella altrettanti. Il messaggio è chiaro: la porta è aperta, ma senza obblighi. Devono seguire le loro passioni e costruire la propria strada. La priorità è la continuità dell’azienda, qualunque forma essa assuma.
Se fossi un colore tra le nostre 400 tonalità? Sarei il rosso: pieno di energia e passione, non lascia indifferenti. È il colore del marchio “Swiss Made” che garantisce la nostra qualità, ma simboleggia anche la vita e la determinazione. È con questa energia che cerco di guidare la nostra Maison ogni giorno.
In collaborazione con Swiss Venture Club (SVC)



