A fronte dell’attuale delicatissima fase di mercato, gli hedge fund sono tornati saldamente nel radar degli investitori per tre motivi fondamentali.
Innanzitutto, i fondi del mercato monetario a basso rischio non sono più in grado di soddisfare pienamente le esigenze di rendimento degli investitori. I tassi d’interesse hanno raggiunto il picco massimo e sono ora in traiettoria discendente, soprattutto nell’Eurozona e in Svizzera. Ciò finirà per spingere i rendimenti a livelli troppo bassi per numerosi investitori in cerca di guadagni. Il rendimento reale delle obbligazioni svizzere a 10 anni, ad esempio, è già in territorio negativo. Gli hedge fund possono entrare in gioco per rimpiazzare questo rendimento grazie alla loro capacità di accedere a un’ampia varietà di asset class e strumenti, di utilizzare la leva finanziaria e di combinare posizioni long e short, nonché alla loro capacità di contrastare la volatilità.
In secondo luogo, dopo due anni in cui i mercati azionari hanno reso circa il 20%, ci sono segnali di un possibile declino di questo rally in alcune regioni, per lasciare spazio a una correzione, già iniziata negli Stati Uniti. Gli investitori stanno cercando di sostituire il beta nel tentativo di proteggersi. Gli hedge fund offrono un modo per scambiare l’esposizione diretta al mercato con prodotti in grado di offrire sia protezione dai ribassi che rendimenti.
Il mercato azionario è diventato più volatile e i rendimenti più diversificati, poiché le azioni di diverse aziende non si muovono più in sincronia tra loro. La correlazione tra singole azioni all’interno del mercato statunitense è al livello più basso degli ultimi 25 anni, mentre la dispersione dei rendimenti è ai massimi. Il quadro è simile in Europa. Un contesto di questo tipo crea opportunità molto favorevoli per le strategie long/short. Una maggiore dispersione dei rendimenti aumenta le opportunità di relative value su cui gli investitori possono capitalizzare. Infatti, negli ultimi 25 anni, gli hedge fund hanno offerto l’alfa più elevato (extra-rendimento rispetto al tasso privo di rischio) durante periodi di elevata dispersione e bassa correlazione tra i titoli.
In terzo luogo, si è verificata una notevole ripresa nelle attività societarie, comprese le M&A, quotazioni, scissioni di controllate e quotazioni secondarie.
Ciò è un riflesso delle prospettive di deregolamentazione (da parte di un’amministrazione statunitense pro-business, ma anche in Europa), dei bilanci societari ricchi di liquidità e della pressione sugli sponsor del private equity a impiegare capitale. Si stima che gli accordi di M&A annunciati a livello globale siano aumentati del 25% nel 2024 (pari a 4.500 miliardi di dollari) e si prevede che quest’anno raggiungeranno i 6,7 trilioni. Tali contratti sono alla base delle strategie event driven, che possono scegliere tra i vincitori e i perdenti in qualsiasi transazione.
Soddisfare le esigenze degli investitori. Il calo dei tassi d’interesse, l’acuita volatilità del mercato e le correlazioni instabili tra le asset class rendono meno interessanti le tradizionali allocazioni long in obbligazioni o azioni. È qui che entrano in gioco gli hedge fund, grazie all’utilizzo di una gamma di tecniche di investimento e di gestione del rischio volte a controllare la volatilità e offrire rendimenti indipendenti dal ciclo di mercato.
I vantaggi della diversificazione possono essere ottenuti principalmente in due modi, a seconda del tipo di hedge fund.
Alcuni fungono da diversificatori perché i loro rendimenti mostrano una correlazione minima o nulla con quelli di azioni e obbligazioni. In questa categoria si trovano strategie multi-strategy e market neutral. I dati mostrano nettamente che, negli ultimi cinque anni, gli investitori avrebbero ottenuto rendimenti rettificati per il rischio maggiori e uno Sharpe ratio migliore sostituendo parte del loro tradizionale portafoglio (60% azionario, 40% obbligazionario) con un’allocazione in un macro multi-strategy.
Altre strategie possono fungere da sostituti, rimpiazzando una parte degli investimenti azionari di un portafoglio e migliorando il profilo rischio-rendimento, un aspetto che potrebbe interessare gli investitori preoccupati per le valutazioni tirate o quelli che cercano un’alternativa meno volatile all’esposizione diretta.
I fondi azionari direzionali long/short rientrano in questa categoria in quanto mirano a offrire rendimenti simili a quelli dei mercati azionari, ma con una minore volatilità e perdite limitate. L’approccio flessibile e l’ampio mandato consentono generalmente ai gestori di beneficiare delle oscillazioni dei prezzi di mercato e del sentiment.
I tassi d’interesse hanno raggiunto il picco massimo e sono ora in traiettoria discendente, nell’Eurozona e soprattutto in Svizzera. Ciò finirà per spingere i rendimenti a livelli troppo bassi per numerosi investitori in cerca di guadagni
Per migliorare il profilo rischio/rendimento di un’allocazione obbligazionaria si possono utilizzare anche fondi azionari market neutral o fondi multi-strategy.
Sempre più investitori ne stanno prendendo atto: secondo un recente sondaggio di Goldman Sachs, gli hedge fund sono la strategia più ricercata dagli investitori e superano sia le strategie long-only sia gli asset privati.
È probabile che i tassi d’interesse in calo, le elevate tensioni geopolitiche, l’incertezza legata ai dazi commerciali, le turbolenze politiche e le valutazioni tirate portino il mondo ad assistere a un periodo prolungato di maggiore volatilità e di correlazioni instabili tra le principali asset class. Gli investitori dovranno quindi diversificare i loro portafogli e introdurre investimenti che offrano un elemento di conservazione del capitale, pur mantenendo la possibilità di beneficiare di eventuali sorprese positive.
Gli hedge fund sono in una buona posizione per soddisfare questa esigenza, poiché in grado di capitalizzare le numerose opportunità long e short in tutto il mondo e agire come un valido diversificatore di un portafoglio azionario e obbligazionario, con in più il potenziale per migliorare i rendimenti rettificati per il rischio nel corso del ciclo economico.
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