La Svizzera, come l’Europa in generale, presenta un fitto tessuto di piccole e medie imprese che costituiscono la colonna portante dell’economia del Vecchio Continente. Oggi, queste realtà si trovano a dover fronteggiare, oltre alla sfrenata concorrenza dell’Asia, un altro problema cruciale: il passaggio generazionale. Mentre è evidente che Svizzera ed Europa risentano di un peggioramento delle condizioni quadro, molti imprenditori del ‘baby boom’ si trovano a riflettere sul futuro e sulla sopravvivenza della propria azienda.
È risaputo che in molti casi manchi in famiglia un potenziale successore; in altri casi, i genitori che hanno costruito e sviluppato il proprio business con dedizione e sacrifici si scontrano con la richiesta da parte delle nuove generazioni di una carriera più smart e magari lontana dal territorio e dalla comunità d’origine. Tali fenomeni, uniti al fatto che in diversi casi i fondatori, raggiunta l’età pensionabile, abbiano interesse a trasferirsi in Paesi fiscalmente più convenienti o turisticamente attivi, hanno aperto un enorme mercato alle M&A, nazionali e transfrontaliere.La Svizzera infatti, a differenza del resto d’Europa, rappresenta ancora oggi uno dei mercati più stabili e sicuri al mondo dove poter allocare capitali e fare business in un contesto regolamentato, ma dalla forte vocazione internazionale. Le operazioni di M&A devono oggi essere interpretate come una grande opportunità e una responsabilità verso i dipendenti, i fornitori e il territorio.
Allo stress tempo, va detto che una M&A richiede flessibilità e apertura. È molto probabile che una società target svizzera possa essere acquisita da un investitore con sede non solo in un altro cantone o stato, ma perfino oltreoceano. Questo comporta sinergie di Gruppo che, se non controllate o sviluppate adeguatamente, potrebbero indebolire la leadership locale a fronte di una delocalizzazione non solo delle operation in Paesi a basso costo, ma anche della strategia.
Va inoltre riconosciuto che una M&A, oltre a garantire il passaggio generazionale, permette l’ingresso di player strategici, finanziari o industriali che, grazie a un’operazione di leveraged buy-out, possono iniettare capitale liquido e trasferire nuove tecnologie e capacità di espansione verso nuovi mercati. Ciò consente una crescita e uno sviluppo a livello globale che uno stabilimento locale non avrebbe mai potuto raggiungere. Questo aspetto permette quindi di ribadire che la cessione di una società non è un punto di non ritorno; al contrario, se gestita e pianificata bene, rappresenta un nuovo punto di partenza per lo sviluppo e la crescita.
Secondo il report annuale di Deloitte, le M&A in Svizzera non solo si sono riprese, ma sono aumentate, registrando un +16% rispetto all’anno precedente e raggiungendo un totale di 208 transazioni. Un dato in controtendenza: mentre a livello globale l’economia rallentava e manifestava segni di recessione, le Pmi elvetiche si sono ancorate in un porto straordinariamente sicuro e stabile.
Allo stesso tempo, le acquisizioni da investitori esteri sono sono esplose con un inedito +65%, raggiungendo il picco storico di 104 operazioni. La Svizzera è di fatto diventata una destinazione privilegiata per gli investimenti globali. Esaminando i vari comparti, emerge come It e Digital siano stati i veri protagonisti dell’anno con una crescita del 28%, raddoppiando il tasso 2024. Seguono a ruota scienze della vita e sanità, in aumento del 16%, con acquirenti alla ricerca di asset a prova di recessione nei settori d’eccellenza svizzera come le biotecnologie, i dispositivi medici e il Pharma.
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