TM    Febbraio 2026

Cogliere i megatrend

Il Chief Economists’ Outlook del Wef anticipa i trend 2026 della finanza: dall’AI ai rischi del debito, fino al bisogno di reimpostare l’economia mondiale per un futuro più resiliente. 

di Andreas Grandi

(da Davos)

In un contesto globale segnato dall’imprevedibilità delle decisioni della presidenza americana e dal perdurare delle instabilità geopolitiche, per i professionisti del settore finanziario è sempre più complesso interpretare i segnali che arrivano dalle breaking news trascurando l’esame anche dei megatrend che stanno ridisegnando il futuro dell’economia mondiale.

I conflitti aperti, la frammentazione delle sfere d’influenza oltre che la competizione strategica tra superpotenze sembrano confermare che le cronache di giornata anticipano solo in superficie trasformazioni dagli effetti sostanziali. È in tale prospettiva che il Chief Economists’ Outlook allestito dal Centre for the New Economy & Society del World Economic Forum ha diffuso in occasione del meeting di Davos un report che esamina le principali evoluzioni che inevitabilmente condizionano la finanza.

A caratterizzare queste analisi è un clima di cauto pessimismo: più della metà degli operatori infatti prevede un indebolimento della congiuntura economica globale, anche se meno marcato rispetto al 2025. Le tensioni commerciali restano irrisolte, gli squilibri finanziari si amplificano e l’adozione dell’Intelligenza Artificiale procede a velocità molto diverse tra settori ed aree geografiche. In particolare, è proprio l’AI a confermarsi protagonista di una dinamica ambivalente: da un lato giustifica investimenti record, soprattutto negli Stati Uniti, ma parimenti alimenta timori di sopravvalutazioni dei corsi e severe correzioni dei listini borsistici.

Annual meeting Davos 2026
(©Wef2026) Tra il 19 e il 23 gennaio, a Davos, si è tenuta la 56esima edizione del World Economic Forum; migliaia i partecipanti, centinaia gli invitati, un unico eclatante caso di auto-invitato.

 

 

Le aspettative degli investitori sui grandi gruppi tech americani sono ai massimi storici, mentre l’oro ha appena concluso un anno di crescita eccezionale, spinto dalla domanda di beni rifugio. Al contrario, le criptovalute si presentano sensibili a oscillazioni delle quotazioni mentre il dollaro, dopo una fase di indebolimento, resta un’incognita cruciale non solo per gli Emergenti ma anche per i debiti sovrani. Infatti, con un debito pubblico globale che ha già superato i 100 trilioni di dollari nel 2024 e annuncia previsioni di crescita fino al 100% del Pil entro il 2029, governi e imprese si troveranno confrontati a scelte difficili.

Se nei Paesi avanzati il rischio di crisi sovrane è contenuto, negli Emergenti quasi la metà degli economisti invece lo ritiene plausibile. Anche le possibili alternative sono divergenti: le economie avanzate faranno leva su inflazione, tasse e dazi, mentre quelle emergenti propendono per una ripresa dei mercati e, se necessario, in ristrutturazioni del debito.

In parallelo, anche la pressione della geopolitica condiziona le priorità dei bilanci pubblici: difesa, energia e infrastrutture digitali assorbiranno quote crescenti di spesa, mentre settori come ambiente, trasporti, istruzione e ricerca rischiano di ritrovarsi con investimenti stagnanti se non addirittura in calo.

In sintesi, segnalano dal Wef, la crescita economica mondiale appare disomogenea. Gli Stati Uniti puntano su un possibile rilancio della produttività trainato dall’AI, la Cina cerca un equilibrio tra domanda interna e innovazione tecnologica, mentre l’Europa si mostra frenata dagli oneri delle opzioni geopolitiche che si trova a risolvere. In controtendenza restano l’Asia meridionale e l’Apac, ovvero la regione che si estende dalla Indonesia all’Australia, che conferma il suo dinamismo. Africa e America Latina, invece, continueranno a gestire le complicazioni legate al debito e alla trasformazione strutturale delle rispettive economie.

È chiaro il messaggio conclusivo: nel 2026 l’evoluzione economica è entrata in uno stato di ‘vigile attesa’, consapevole che un singolo shock può condizionare rapidamente il sentiment globale. Quindi, più che la capacità di interpretare le turbolenze quotidiane, per affrontare queste incertezze sarà essenziale la volontà di Governi, imprese e società civile di sfruttare l’attuale transizione per rinsaldare le fondamenta di una nuova economia più innovativa, resiliente e inclusiva.

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