TM    Aprile 2026

Bentornato a casa, Borromini!

Un progetto fuori dalle ricorrenze e dagli schemi che unisce istituzioni, territorio e linguaggi per rileggere un assoluto protagonista del Barocco europeo, riportandolo nella sua terra di origine. A presentarlo, l’ideatore e curatore Nicola Soldini.

di Susanna Cattaneo

Giornalista

Sottraendosi alla logica delle iniziative culturali che spesso tallonano le grandi ricorrenze con un concentrato di eventi, il progetto Borromini 2026 ha volutamente scelto un anno privo di date simboliche per proporre un percorso di approfondimento dedicato a vita, opera ed eredità dell’architetto ticinese, fra i maggiori interpreti del Barocco europeo. «Per alcune personalità di capitale importanza non sempre è possibile attendere le celebrazioni rituali dei centenari. Per Borromini (Bissone 1599 – Roma 1667) lo si è fatto, a livello federale e cantonale, nel 1967 e poi nel 1999, di cui ricordiamo ancora la riproduzione del San Carlino di Mario Botta sul lago di Lugano. Ma a volte si impone l’esigenza di una nuova messa a fuoco», spiega lo storico dell’arte Nicola Soldini, curatore del progetto nato da una sua iniziativa.

Se Francesco Borromini sin dalla sua epoca ha suscitato reazioni divisive tra chi ne esaltava il genio e chi lo accusava di eresia estetica, oggi il progetto a lui dedicato fa invece l’unanimità, qualificandosi come un modello di collaborazione tra istituzioni culturali: il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport del Cantone Ticino, il Comune di Bissone, la Biblioteca cantonale di Lugano, l’Archivio del Moderno dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, la Biblioteca Salita dei Frati e il Teatro Sociale di Bellinzona, con il sostegno di Mendrisiotto Turismo. Una coralità che ha permesso di costruire un programma variegato, diffuso sull’intero territorio, con un dispendio contenuto di risorse. A garantirne la coerenza, la regia di Nicola Soldini.

Francesco Borromini
Francesco Borromini.

La mostra alla Biblioteca cantonale di Lugano, Borromini in stampa, dedicata alla ricezione critica dell’architetto dal Seicento a oggi e costruita su un ricco materiale bibliografico proveniente da numerose istituzioni ticinesi e svizzere, ha offerto il punto di partenza per strutturare in parallelo alla sua durata, fino al 19 maggio, una serie di appuntamenti che coinvolgono l’intero territorio.

Oratorio dei Filippini

Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza

Sopra, uno spaccato dell’Oratorio dei Filippini (1637-50) verso l’altare e la libreria alzata, e accanto una veduta della facciata della Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza (1642-60), rispettivamente tratti dall’Opus Architectonicum di Borromini e dall’Opera, pubblicazioni fondamentali per illustrare le invenzioni borrominiane. Interrotto dalla sua morte, il grande progetto editoriale voluto dall’architetto stesso per spiegare “dall’interno”, attraverso apparati illustrativi e scritti, la sua visione, venne realizzato a inizio Settecento dall’editore Sebastiano Giannini.


«A complemento di questa mostra che, senza pretese di spettacolarizzazione, propone un approccio più filologico e riflessivo, basato su libri, incisioni e materiali originali a stampa, ho voluto sviluppare il progetto come un mosaico di eventi per presentare Borromini attraverso la pluralità di punti di vista e linguaggi, riprendendo una forma di “cultura diffusa”. In particolare, sono previste sei conferenze che escono dalla riflessione accademica per rivolgersi a un pubblico ampio e curioso. L’adesione di nomi di grande prestigio, a partire da Joseph Connors, massimo studioso dell’architetto, che ha accolto con grande piacere l’invito a raggiungerci da Boston per parlare di tre opere geniali come il San Carlino, Sant’Ivo e Palazzo Falconieri, è emblematica dell’entusiasmo suscitato dal progetto», sottolinea Nicola Soldini.

Lui stesso terrà una conferenza sul giovanissimo Borromini (21.04), seguita dal focus di Richard Bösel (23.04) sulla progettazione del San Carlino, a partire dai disegni – in gran parte conservati all’Albertina di Vienna, di cui è stato direttore – per comprendere la genesi di un’architettura tanto stupefacente. Le successive tre conferenze affronteranno aspetti tematici più specifici: l’originalissima ma incompiuta chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori (05.05); la passione dell’architetto per le scienze naturali che nutre chiaramente  i suoi progetti (12.05); infine, il confronto con la “storia” nel restauro conservativo di San Giovanni in Laterano, di matrice opposta rispetto all’approccio adottato nel cantiere della Basilica di San Pietro, cui aveva partecipato al seguito di Carlo Maderno (19.05).

A complemento della mostra Borromini in stampa (Biblioteca cantonale di Lugano), che propone un approccio più filologico e riflessivo, basato su libri, incisioni e materiali originali a stampa, ho voluto sviluppare il progetto come un mosaico di eventi per presentare Borromini attraverso la pluralità di punti di vista e linguaggi, riprendendo una forma di “cultura diffusa”. In particolare, sono previste sei conferenze sul territorio, che escono dalla riflessione accademica per rivolgersi a un pubblico ampio e curioso.

Nicola Soldini

Nicola Soldini

Storico dell'arte

Oltre ad aprire il 14 aprile il ciclo di conferenze all’Accademia di Architettura, Joseph Connors il giorno successivo sarà protagonista anche di una fra le due conversazioni pubbliche previste a Bissone, momenti più informali che esplorano modalità di narrazione storica. «Uno degli obiettivi del progetto è proprio far tornare a casa Borromini. Non sappiamo se sia mai rientrato da Roma nel suo paese natale. La mia impressione è che un architetto così celebrato ne sentisse meno l’urgenza rispetto ai suoi conterranei che facevano i pendolari dai cantieri europei ai quali fornivano manodopera specializzata. Va anche precisato che il villaggio di Bissone, annesso alla Confederazione svizzera dal 1515, ma compreso, come gran parte del Ticino, nella diocesi di Como, e lombardo nell’essenza culturale. Così nei documenti romani è detto mediolanensis, indicando un’appartenenza più ampia lombarda, coerente con una condizione comune, storica, dell’arco prealpino, e consolidata dalla sua prima formazione milanese», spiega Nicola Soldini.

Il programma si estende anche ad altri linguaggi: il teatro, con la pièce Lettere a Bernini di Marco Martinelli al Sociale di Bellinzona, capace di restituire un Seicento sorprendentemente contemporaneo; e la musica barocca, con il concerto del trio guidato da Luca Pianca nella chiesa di San Carpoforo, dove l’artista fu battezzato.

Chiesa San Carlo alle Quattro Fontane

Chiesa San Carlo alle Quattro Fontane, interno

Il genio innovativo di Borromini si dispiega nella chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane (1634-1641), fra i capolavori dell’architettura barocca che progettò a Roma.


Borromini 2026
si inserisce così nella fioritura di studi degli ultimi decenni che hanno restituito nuove chiavi di lettura, delineando un’immagine rinnovata dell’architetto: più complessa e, per certi aspetti, più affascinante, non riducibile né alla rivalità con Gian Lorenzo Bernini né alla formazione da semplice lapicida.
«Il suo fu certamente un carattere non facile, ma andando oltre gli stereotipi emerge un intellettuale di grande, più complessa cultura. Alla sua morte lasciò circa un migliaio di libri, un numero del tutto eccezionale per un architetto dell’epoca, che testimonia la pluralità dei suoi interessi e il suo continuo confronto con altri campi del sapere. Accanto a una natura incline agli scatti d’ira, vi era poi anche una straordinaria capacità di amicizia con un ristretto gruppo di interlocutori colti e ricettivi. E, nonostante il conflitto che lo opponeva a Bernini esisteva tra i due anche una consonanza profonda: forse erano gli unici capaci di cogliere pienamente la grandezza reciproca», conclude il curatore.

Una grandezza alla quale Borromini 2026 permette a un pubblico più ampio di avvicinarsi, con un’impostazione che, evitando l’effetto inflazionistico delle celebrazioni, restituisce con maggiore efficacia la singolarità di questa monumentale personalità, ancora capace di parlare al presente.

Ne emerge anche un modello replicabile: iniziative leggere sul piano finanziario ma dense sotto il profilo scientifico e culturale, capaci di attivare reti istituzionali e produrre valore territoriale. In questo senso, Borromini 2026 va oltre l’occasione puntuale, disegnando un’“architettura” che potrebbe ispirare altri progetti.

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