TM    Giugno/Luglio 2025

Armi di distrazione di massa

Il contesto internazionale continua a evolvere, l’instabilità si fa sistema, e le certezze di ieri sono le incognite di oggi. Per quanto si continui a guadagnare tempo, a suon di decine di miliardi di nuovi debiti, a mancare è una vera strategia, e soprattutto un’idea di cosa si voglia davvero fare nei prossimi 10-20 anni. Si vivacchia, sperando che il tempo non soffi troppo forte. La logistica, al centro dell’edizione di TM Giugno, il motore delle catene del valore globali, ne sconta tutte le conseguenze, e l’economia paga il prezzo.

di Federico Introzzi

Responsabile editoriale Ticino Management

Caro lettore,

il caos lasciato da un triennio di emergenza pandemica sta lentamente degenerando. In origine l’effetto era stato ‘confinato’ a livello di finanza pubblica, con i debiti dei Governi di tutte le economie avanzate, e non solo, che hanno iniziato la loro corsa. Poi sono arrivati i problemi, quelli più grossi, geopolitici. Il Covid ci ha messo del suo, gli squilibri delle locomotive dell’economia mondiale hanno fatto il resto.

Sono iniziate a cadere le stelle, oltre che molte certezze. Il debito francese è sempre più vicino a quello spagnolo o italiano, a dipendenza dei punti di vista, quello americano è scaduto per merito, la sterlina è spettro di sé stessa, e anche la fortezza giapponese traballa. La Cina non tira più come una volta, la Germania ha abbandonato il granitico ‘Schuldenbremse’, primo atto del nuovo cancelliere, dopo un lustro di sede vacante. E gli Stati Uniti hanno abdicato quasi completamente alla loro egemonia, soprattutto ‘culturale’.

Le tensioni specie economiche, vestite di un nobilitante abito geopolitico, sono sfociate in una serie di conflitti, alcuni caldi e molti freddi. Ci si è iniziati a raccontare favole, prospettando scenari da fine del mondo, mentre il pantano ucraino rimane una di queste nuove certezze, Gaza si conferma una vergogna ben lungi dall’essere risolta, Suez rimane chiuso, e ora si riaprono le danze all’insegna di un nuovo scontro.

Curiosamente si è smesso di parlare di quelli che sono i veri problemi, forse nella pia speranza che ignorandoli possano risolversi da sé. I conti non tornano, in primis quelli pubblici nei Paesi occidentali, e trovare sempre nuove scuse, alcune vere altre false, per continuare ad allargare il buco è una ‘non soluzione’, ma comoda un po’ per tutti.

Il grande protagonista di questi anni è però il mare, la geopolitica è il mare, così come il commercio, dunque l’economia. Dominarlo è tutto, ma farlo è estremamente complesso, e costoso. Forse è anche per questo che non se ne parla affatto, e non si spara un colpo? Altro problema taciuto, altra pia speranza che si risolva da sé?

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