Accesso equo e universale alle cure, prevenzione delle malattie e coordinamento delle emergenze sanitarie, promozione del benessere della popolazione, economie di scala di fronte ai costi della salute in esplosione: il ruolo della sanità pubblica è sempre più cruciale per affrontare le sfide sociali ed economiche legate alla salute e garantire quello che dovrebbe essere un bene comune non orientato al profitto. Un settore che deve integrare un vasto spettro di discipline accademiche tra cui medicina, epidemiologia, demografia, economia, sociologia, antropologia, scienze infermieristiche, scienze politiche, management e diritto. In un paese piccolo come la Svizzera, nessuna singola istituzione disporrebbe della massa critica necessaria per coprire tutte le aree rilevanti. Per rispondere a questa sfida vent’anni fa è nata la Swiss School of Public Health (SSPH+). Un modello unico nel suo genere nel panorama formativo superiore nazionale, una sorta di “facoltà interuniversitaria virtuale” che riunisce le competenze di 14 istituzioni accademiche: 8 università (tra cui l’USI), 4 Scuole universitarie professionali (tra cui la Supsi) e i due Politecnici federali. Partecipano alle sue attività 260 professori, un bel numero di postdoc e circa 400 dottorandi afferenti a 40 diverse discipline.
Con un budget contenuto grazie alla struttura snella che non prevede edifici e infrastrutture propri, può concentrarsi su contenuti accademici e la promozione di collaborazioni, formazione e intermediazione fra scienza e pubblico, permettendo a tutti i partner di contribuire in virtù della propria eccellenza e indipendentemente dalle loro dimensioni, a fornire un valore aggiunto in termini di scambio scientifico e apprendimento permanente.
Ormai la SSPH+ è una realtà affermata nel panorama accademico svizzero e internazionale, come conferma anche il “Public Health Academic Ranking 2025” presentato alcune settimane fa a Ginevra. Confrontando gli indici bibliometrici di 145 scuole di salute pubblica dei 5 continenti nel quadriennio 2019-2023, ha permesso di valutare e comparare produttività scientifica, qualità, impatto in termini di citazioni, collaborazione in consorzi internazionali di ricerca e accessibilità delle pubblicazioni realizzate dalle varie istituzioni. Pesando i punteggi ottenuti nei singoli indicatori, è stato calcolato uno score complessivo e stilata una classifica da cui si evince che la SSPH+ occupa il diciassettesimo posto assoluto, rispettivamente il quinto rango a livello europeo (dietro le 4 migliori scuole del Regno Unito e davanti al Dipartimento di salute pubblica globale della famosa Karolinska University, l’università svedese che assegna il Nobel per la medicina).
Un risultato eccellente raggiunto in due soli decenni. Più precisamente, la storia della SSPH+ ha inizio nel 2002, quando la Conferenza Universitaria Svizzera (Cus) decise di stanziare un contributo di 2 milioni di franchi all’anno per tre anni, per dare vita a due reti accademiche: la prima dedicata alla salute pubblica, la seconda incentrata sull’economia sanitaria. Le due discipline erano uscite a mani vuote dal primo bando di concorso per la creazione di Poli nazionali di ricerca, lanciato nel 2000 dal Fondo Nazionale.
In quella prima tornata vennero approvati 14 Poli in aree scientifiche emergenti quali l’oncologia, il clima, la finanza, la genetica, le nanotecnologie, le neuroscienze, la fotonica. La medicina sociale e preventiva e gli economisti sanitari si presentarono al concorso separatamente e ciò indebolì entrambi i consorzi, che non vennero considerati una priorità. Questo insuccesso finì con il creare una “finestra di opportunità”, facendo scattare nei decisori della politica universitaria una sorta di compensazione nei confronti della salute pubblica. Il convinto sostegno dell’allora segretario generale per la formazione e la ricerca Charles Kleiber (che prima di assumere questo incarico aveva profondamente segnato la salute pubblica del Canton Vaud), fu fondamentale per convincere i rettori e la CUS a sostenere queste reti nazionali e a decretarne il finanziamento. Ma nel contratto dei due consorzi l’astuto Kleiber inserì una clausola: le due reti avrebbero potuto sollecitare ulteriori finanziamenti negli anni successivi a condizione di fondersi in un’unica istituzione e di assumere in tempi ragionevoli la veste giuridica della fondazione.
La SSPH+ vide così la luce il primo gennaio 2005 come società semplice (l’USI fu un socio fondatore) e si trasformò in fondazione nel febbraio 2008, con sede a Zurigo. Di proprietà delle università a essa associate, è governata da un Consiglio di fondazione (nel quale siedono due rappresentanti di ogni istituto universitario) ed è diretta da un collegio composto da cinque co-direttori accademici al 20% (uno dei quali assume il ruolo di primus inter pares per un anno) e da un direttore amministrativo.
Il modello della Swiss School of Public Health (SSPH+) è unico nel panorama formativo superiore nazionale. Una sorta di “facoltà interuniversitaria virtuale” che riunisce le competenze di 14 istituzioni accademiche, 260 professori, centinaia fra postdoc e dottorandi afferenti a 40 diverse discipline, permettendo di coprire tutte le aree rilevanti della salute pubblica.
Un impulso importante alla SSPH+ lo ha dato la pandemia. Per l’Ufficio federale di sanità pubblica e per le autorità sanitarie cantonali è stato fondamentale trovare sotto lo stesso tetto le competenze di medici, epidemiologi, virologi, economisti sanitari, esperti di etica e scienziati sociali. Nello spazio di poche settimane fu lanciato il progetto Corona Immunitas, che ha ottenuto finanziamenti pubblici e privati per oltre 15 milioni di franchi e ha permesso di raccogliere in tutte le regioni del paese, compreso il Ticino (grazie alla collaborazione tra USI e Supsi), il sangue di oltre 60mila soggetti monitorati nel tempo, per verificare la formazione di anticorpi nella popolazione, la disponibilità dei cittadini a seguire le raccomandazioni di politica sanitaria, l’evoluzione della salute mentale a seguito dalle misure di contenimento e, da fine 2020, anche di osservare lo stato vaccinale dei cittadini.
Il consorzio di esperti della SSPH+ è stato inoltre all’origine di numerose analisi della letteratura sulle tematiche più svariate, fornendo ai decisori politici le indicazioni necessarie per introdurre misure basate su evidenze scientifiche.
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