TM    Ottobre 2025

Accordarsi senza Cantoni

La decisione del Consiglio federale di non sottoporre l’Accordo quadro con l’Ue al referendum obbligatorio, che richiede anche la maggioranza dei Cantoni, si scontra con il sistema federale. L’Opinione di Stelio Pesciallo, avvocato e notaio presso lo Studio 1896, Lugano.

Stelio Pesciallo

di Stelio Pesciallo

Avvocato e notaio presso lo Studio 1896, Lugano

In contributi precedenti ho avuto modo di affrontare criticamente la tematica dell’Accordo quadro sottoscritto dal Consiglio federale con l’Ue, impropriamente denominato “Bilaterali III” al fine di fare credere che si tratti semplicemente di un aggiornamento dei Bilaterali esistenti, riportando tra l’altro l’opinione critica di un esperto in materia di diritto internazionale come il Prof. Carl Baudenbacher.

La tematica assume ora un’importanza, forse cruciale, con la decisione del Consiglio federale di sottoporre la stessa non al referendum obbligatorio, che richiede la maggioranza di Popolo e Cantoni, bensì al referendum facoltativo sottoposto al solo voto popolare e ciò sulla base di un’opinione di comodo rilasciatagli dai giuristi del Dipartimento di Giustizia e Polizia.

Escludendo il voto cantonale, Cassis e colleghi sperano di aumentare le chance di approvazione. E questo tanto più in quanto il nostro governo intenderebbe presentare quattro accordi separati, il che richiederebbe la raccolta nello spazio di 90 giorni di almeno 200mila firme valide (50mila x 4) per poterli sottoporre tutti e quattro al voto popolare, ritenuto che con forte probabilità, visti i rapporti di forza esistenti in Parlamento, gli stessi dovrebbero venire approvati dalle due Camere.

Ora un altro esperto in materia, il Professor Hanjörg Seiler, già Giudice al Tribunale Federale (Tf) e docente di diritto pubblico presso l’Università di Lucerna, ha redatto un parere a sostegno del referendum obbligatorio per i Bilaterali III.

Un ruolo centrale a sostegno di questo assunto è costituito dall’art.121a della Costituzione federale, approvato da Popolo e Cantoni nel novembre 2014 e con l’Iniziativa contro l’immigrazione di massa, con la quale viene disposto che la Confederazione può gestire in proprio il flusso migratorio e stabilire a tal fine limiti massimi e contingenti sulla linea del sistema, in vigore fino all’inizio del 2000. Si sa che la maggioranza delle Camere non ha voluto attuare questi principi che sarebbero comunque indeboliti se entrasse in vigore l’accordo con l’Ue in quanto il diritto di soggiorno in Svizzera per cittadini dell’Unione europea verrebbe ampliato. Dal momento che l’Accordo sulla libera circolazione secondo la giurisprudenza del Tf ha la prevalenza sul diritto nazionale, viene messa fuori gioco la citata norma costituzionale sintantoché l’accordo stesso non venga disdetto. Secondo Seiler non sarebbe però ammissibile sottoscrivere nuovi accordi volti ad ampliare i diritti dei cittadini Ue in Svizzera con la conseguenza di restringere la facoltà della Confederazione di gestire in proprio l’afflusso migratorio. Si pensi solo che secondo alcune stime con i nuovi bilaterali raggiunti dal Consiglio federale con l’Ue è prevedibile un maggiore afflusso di 50-70mila cittadini.

Approvando i nuovi accordi la Svizzera si vedrebbe obbligata ad accettare tutti gli adeguamenti legislativi decisi a Bruxelles, svalutando la propria autonomia legislativa e i principi della democrazia diretta.

La contraddizione può essere risolta unicamente sottoponendo il nuovo accordo al voto di Popolo e Cantoni tramite referendum obbligatorio, trattandosi di una modifica di portata costituzionale che adatti, in caso di rifiuto, o elimini, in caso di approvazione del nuovo accordo, la citata norma costituzionale.

Secondo i fautori dei “Bilaterali III”, questi ultimi comporterebbero incidenze minori per il diritto interno che non gli accordi di Schengen-Dublino sottoscritti a suo tempo e ora in vigore. Inoltre gli stessi garantirebbero i diritti costituzionali e le competenze di Cantoni, Parlamento e Tribunale Federale.

Questa opinione è però insostenibile. Approvando i nuovi accordi la Svizzera si vedrebbe obbligata ad accettare tutti gli adeguamenti legislativi decisi a Bruxelles, svalutando la propria autonomia legislativa e i principi della democrazia diretta. Accogliendo i nuovi accordi il diritto dell’Ue viene ripreso automaticamente con l’avallo dell’organo collettivo previsto negli accordi e che è composto, è bene sottolinearlo, da rappresentanti Ue e svizzeri, questi ultimi nominati dell’esecutivo e quindi aperti a tutto quanto viene imposto dall’Ue. In questo contesto, secondo lo stesso Baudenbacher, nel caso in cui il Tribunale Arbitrale previsto dall’accordo dovesse sottoporre una divergenza di vedute, su iniziativa anche solo di una delle due parti, al parere della Corte suprema dell’Ue, quest’ultima sarebbe portata a emanare un parere vincolante in favore della legislazione europea, in quanto trattasi del potere giudiziario dell’Ue. Sempre secondo Baudenbacher – e contrariamente all’opinione del Consiglio federale – il Tribunale arbitrale non è autonomo, e quindi non è il solo a disporre del potere di sottoporre una materia alla Corte europea. Questo potere, come detto, può essere esercitato anche dall’Ue autonomamente e la Corte stessa può intervenire di sua iniziativa con un parere vincolante.

La limitazione imposta dai Bilaterali III all’autonomia legislativa di Popolo e Cantoni dovrebbe essere un motivo più che valido per pretendere che i nuovi accordi vengano approvati con il referendum obbligatorio dalla doppia maggioranza di Popolo e Cantoni.

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