TM    Febbraio 2026

2030: Odissea nei dati

Una nuova ‘Teoria del tutto’ è ancora lontana, e l’AI non potrà fornirla a breve, bisogna dunque essere creativi, fare le giuste domande, o almeno rimanere aperti al cambiamento. L’Opinione di Francesco Pagano, azionista di Tokenance, e Senior Partner di Jakala.

Francesco Pagano

di Francesco Pagano

azionista di Tokenance, Senior Partner di Jakala, Contributor de Il Sole 24 Ore

È una mattina qualsiasi, anno 2030. L’avatar dello stilista, alimentato dall’ultimo modello di Llm, ha passato al setaccio tutte le collezioni di moda globali e locali, oltre a tutte le idee, gli schizzi, i post, le conversazioni private, video ed e-mail di tutti; a partire dall’Impero Romano, grazie al famoso Google Odyssey, il database più grande al mondo, per cercare quella nuova idea di una camicia estiva.

Il nuovo design viene creato dall’AI e immediatamente distribuito ai primi 1.000, i fortunati a vincere la lotteria, tra coloro che si sono iscritti al workshop del marchio, con un semplice ‘tap’ delle dita dei loro avatar. Ricevono anche una frazione di bitcoin in qualità di ambasciatori, se generano abbastanza interazioni o buzz, su Roblox. Verranno prodotti solo dieci capi e spediti ai più performanti.

La designer del marchio non ha ancora disegnato nulla, il suo compito è interagire digitalmente con i suoi fan. Una volta che ‘un’ design viene battezzato per la produzione e distribuito in formato fisico in edizione limitata, o in massa ma solo digitalmente, i diritti di proprietà intellettuale e i ricavi vengono distribuiti subito a fan e azionisti, tramite blockchain, da quantum computer che funzionano su occhiali, dispositivi indossabili o chip installati nelle persone.

Benvenuti nel futuro della moda. Non siamo creativi e, se lo siamo, non veniamo pagati nemmeno ora. L’AI ucciderà la creatività e i diritti di proprietà. Questo è l’adagio più comune. Indovina? Non siamo creativi, da adulti, e la maggior parte delle cose che scriviamo online non dovrebbero essere protette, compreso questo articolo.

Nel suo recente The Cost of Dull, Adam Morgan mostra come un video in cui una vernice si asciuga abbia un rendimento molto migliore dell’85% di tutte le pubblicità del momento. Al pari di un video di mucche che mangiano erba. Testate le sue ipotesi, le ha presentate al famoso Festival della Pubblicità di Cannes, dove i creativi del pianeta si riuniscono per una settimana per parlare di creatività, e bere rosé.

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I creatori di talento sono pochi, e non pagati. La maggior parte delle interazioni sui social sono passive (like) e i contenuti tendono a non essere originali (repost o retweet). Coloro che ‘creano’ non ricevono abbastanza soldi. Secondo il Wall Street Journal, nel 2024 il 48% dei veri creatori ha guadagnato 15mila dollari o meno, e solo il 13% oltre 100mila.

La capacità dell’AI di moltiplicare la sperimentazione creativa fornirà gli strumenti per aumentare le possibilità di coinvolgere il pubblico, se abbiamo qualcosa da dire (prompt). Ciò di cui c’è reale bisogno è un sistema (blockchain e AI) che permetta di monitorare il processo e i risultati, distribuendo i giusti incentivi. L’AI sconvolgerà alcune professioni? Certo. Cambierà il modo in cui creiamo? Yes. Cambierà il modo in cui interagiamo digitalmente? Sì. Quindi, se gestisco una casa di moda, cosa faccio? Chi sarò?

Chi sei? La creatività è un modo di operare, necessita di obiettivo e visione. L’obiettivo, in una società esponenzialmente ‘intelligente’, è triplice:

a) Cercare conoscenza, per risolvere i problemi delle persone, in modo semplice ed efficace, con un pizzico di sorpresa;

b) Creare capitale sociale, ovvero assicurarsi che la nuova conoscenza e i suoi benefici siano condivisi il più ampiamente possibile, e nel caso di brand e aziende, anche pagando il proprio network;

c) Sfidare lo status quo, simulando più ‘futuri’. I progressi tecnologici renderanno fragile ogni professione; e la tecnologia può aiutare a costruire un Piano B.

Macinare dati. La tecnologia renderà più creativi, più adatti a identificare e premiare equamente amici e sostenitori, e più capaci di far evolvere ciò che facciamo. Come sarà il futuro? Chiedi all’AI, ma poni le domande giuste e controlla le risposte, se hai una visione. Oppure continua a chiedere. Non troveremo una ‘teoria del tutto’, almeno fino al 2030. È sufficiente inseguire nuove conoscenze, accessibili a tutti, e cambiare, ripetutamente, o almeno essere pronti al nuovo.

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