Nei mercati pubblici, la maggior parte degli investitori ottiene rendimenti quasi identici per via dei fondi indicizzati, con obbligazioni e azioni pubbliche (la cui performance è spesso modesta) che costituiscono un importante pilastro in tutti i portafogli.
I mercati privati raccontano una storia molto diversa. Qui, la dispersione dei risultati è molto più ampia, e le scelte pesano. La distinzione è chiara: nei mercati pubblici, la partecipazione determina i rendimenti. Nei privati, il successo dipende dallo scegliere il gestore giusto.
La dispersione è opportunità. I mercati pubblici sono come una ‘vetta’, dove si concentra il rendimento, quelli privati assomigliano a un ampio altopiano, dove la bravura del singolo fa la differenza.
Secondo Cambridge Associates, il divario tra i fondi di Private Equity buyout del quartile superiore e inferiore è in media di circa 14 punti percentuali nell’Irr annuale, mentre nel Venture Capital può raggiungere i 18 punti. Dispersione che nell’arco di un decennio si amplia ancora.
Cosa li distingue? Non tutti i gestori ottengono gli stessi risultati. I migliori combinano accesso, competenze e disciplina:
• Ricerca di opportunità: sfruttamento di reti e relazioni proprietarie per assicurarsi opportunità d’investimento inaccessibili ad altri investitori;
• Creazione di valore operativo: promozione della crescita attraverso il miglioramento della leadership, delle operazioni e della direzione strategica all’interno delle società in portafoglio;
• Disciplina: applicazione di metodi di valutazione rigorosi e pianificazione dell’uscita indipendente dal ciclo;
• Gestione del rischio: evitare pagamenti eccessivi, utilizzare la leva finanziaria con prudenza e diversificare.
È così che i migliori gestori generano costantemente alpha e perché la selezione dei gestori è fondamentale.
Il costo di una scelta sbagliata. I mercati privati comportano impegni a lungo termine, solitamente di 7-10 anni. Una scelta sbagliata può significare:
• Blocco del capitale: rimanere bloccati in fondi con performance inferiori alle attese senza una facile via d’uscita;
• Effetto J-Curve: i gestori forti si riprendono dai rendimenti negativi iniziali, quelli deboli spesso non ci riescono mai;
• Costo opportunità: anni persi in cui il capitale avrebbe potuto lavorare.
Uno studio globale su oltre 6mila fondi privati (dal 1980 al 2022) illustra il divario: i fondi di Venture Capital di alto livello hanno raggiunto un Tvpi (Total Value to Paid-In Capital) di 4,24x, mentre quelli di basso livello hanno reso solo 0,36x.
La selezione. Dietro ogni fondo privato ci sono professionisti che danno risultati, a differenza dei mercati pubblici non esiste un indice che garantisca un ‘rendimento medio’, l’alpha è creato da abilità, esperienza e selettività del gestore. La selezione dei gestori non è una fase operativa, ma è il nucleo strategico dell’investimento, quello determinante il risultato di lungo termine, molto meno dipendente dalle dinamiche dei mercati.
Gli investitori che si avvalgono costantemente di gestori esperti con solide reti di sourcing, rigorosi standard di sottoscrizione ed efficaci strategie di creazione di valore hanno maggiori probabilità di ottenere risultati stabili e superiori. Scegliere bene fa bene al capitale, e limita il rischio.
I mercati privati offrono il potenziale per rendimenti migliori e una maggiore diversificazione, oltre a una performance non legata a timing o asset allocation. A essere determinante è la capacità di individuare e impegnarsi con i migliori gestori, è la pietra angolare del successo.
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