Il 2025 è stato un anno segnato da profondi cambiamenti geopolitici, eppure nei mercati finanziari ha prevalso la continuità, mentre il trend secolare dell’Intelligenza Artificiale ha continuato a dominare la performance azionaria. L’economia globale entra nel 2026 con attriti commerciali persistenti ma meno dirompenti, un’inflazione in rallentamento ma ancora presente e un’incertezza geopolitica che rimane.
Negli Stati Uniti, i timori di una bolla sui titoli dell’Ia appaiono infondati. Le valutazioni elevate sono sostenute da solidi fondamentali: le Big Tech vantano posizioni di cassa robuste, free cash flow sani e una capacità di generare utili che giustifica investimenti significativi in infrastrutture. Il quantum computing aggiunge ulteriore profondità a questa tendenza, rendendo le revisioni in positivo degli utili il motore critico per il 2026.
Il quadro geopolitico resta un tema centrale. Negli Stati Uniti, la posizione di Donald Trump sul commercio difficilmente si ammorbidirà. I dazi, aumentati di quasi 10 punti, dovrebbero rimanere uno strumento di negoziazione per il rifinanziamento del debito in un contesto di tassi a lungo termine elevati. In Europa, la crescita dipende dalla spesa pubblica, in particolare tedesca, ma restano molte incognite fiscali e politiche.
I mercati azionari europei restano concentrati su banche, assicurazioni e industria tedesca, sostenuti da curve dei tassi favorevoli e ordini industriali in arrivo. Il sanitario si distingue come opportunità, combinando valutazioni basse con una significativa esposizione all’Ia, e anche le materie prime offrono resilienza.
Il principale rischio per il 2026 riguarda la public policy. Negli Stati Uniti, le elezioni di metà mandato riducono la probabilità di tagli alle imposte sulle società, mentre le sfide di rifinanziamento del debito potrebbero aumentare i premi di rischio e ridurre l’appetito del mercato. In Europa, lo spazio fiscale limitato e l’instabilità politica potrebbero compromettere la crescita. Gli investitori dovranno quindi bilanciare cautela e selettività, concentrandosi su temi strutturali per navigare in un ambiente di crescita più lenta e dinamiche politiche mutevoli.
Si cercano alternative dinamiche meno impattate dai rischi macroeconomici, e il mercato immobiliare svizzero continua a distinguersi come investimento attraente, sostenuto da una forte domanda dei fondi pensione. Questi investitori stanno sempre più riallocando i propri asset dall’obbligazionario al real estate, una tendenza che ricorda il periodo 2014–20.
Attualmente, l’immobiliare rappresenta già circa il 25% delle allocazioni, e potrebbe salire al 30. Allo stesso tempo, il divario nell’offerta abitativa, stimato al 25% rispetto alla domanda, è al livello più alto degli ultimi trent’anni. Questo squilibrio dovrebbe mantenere i canoni di locazione su una traiettoria crescente, preservando i premi di rendimento. I prezzi del residenziale dovrebbero continuare a beneficiare di condizioni di finanziamento eccezionalmente favorevoli.
Le dinamiche monetarie rafforzano ulteriormente questa tendenza. I rendimenti obbligazionari svizzeri restano vicini ai minimi storici, con i rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni ai livelli più bassi da gennaio 2022 e rendimenti negativi fino alle scadenze a quattro anni. Inoltre, il calo dei tassi in franchi ha determinato una forte riduzione dei tassi ipotecari, creando condizioni di finanziamento eccezionalmente favorevoli per gli acquisti in residenziale. In questo contesto, l’immobiliare offre una combinazione convincente di domanda strutturale, resilienza dei rendimenti e costi di finanziamento attraenti.
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