TM    Marzo 2026

Svizzera-Nepal: 70 anni di ‘ponti’

Uno sguardo a 70 anni di relazioni bilaterali fra Svizzera e Nepal, ma anche alle opportunità della carriera diplomatica. Elia Molinaro, studente di Diritto all’Università di Zurigo, ha intervistato a Kathmandu l’ambasciatrice Danielle Meuwli.

Elia Molinaro

di Elia Molinaro

studente di Diritto all’Università di Zurigo

Dalla condivisione delle competenze ingegneristiche che hanno permesso di collegare le aree più remote del paese con 10mila ponti sospesi, all’impronta federale nella nuova Costituzione nepalese: in 70 anni di relazioni bilaterali la Svizzera ha sostenuto progetti chiave di cooperazione allo sviluppo in Nepal. Qui, durante un soggiorno di tre mesi, ho avuto l’occasione di intervistare la nostra ambasciatrice Danielle Meuwly.

Danielle Meuwly
Sopra, Danielle Meuwly, ambasciatrice svizzera in Nepal, da lui intervistata.

Ambasciatrice Meuwly, cosa l’ha spinta a intraprendere la carriera diplomatica?
Sono una persona molto curiosa riguardo al mondo e la diplomazia si è rivelata essere una scelta naturale. Offrire un servizio pubblico, lavorare con le persone e la possibilità di creare un ponte tra due culture, sono elementi che mi hanno motivata ancora di più. Vivere all’estero ti plasma, ti obbliga a essere aperto, flessibile, umile, a imparare ad ascoltare.

Come descriverebbe le relazioni tra Svizzera e Nepal?
È un rapporto eccellente, basato su 70 anni di relazioni diplomatiche, un forte legame tra le persone, rispetto e valori condivisi. Traspare un affetto genuino: i nepalesi vedono la Svizzera come un partner affidabile e duraturo, e i numerosi svizzeri in viaggio in Nepal alimentano questo spirito positivo. L’incredibile diversità culturale, naturale e il calore della sua gente rendono questo Paese unico.

Di cosa si occupa l’Ambasciata Svizzera a Kathmandu?
Lavoriamo a stretto contatto con il Nepal su progetti di sviluppo a lungo termine in settori quali la governance, la crescita economica, la creazione di competenze, posti di lavoro e la resilienza climatica. Dal lato diplomatico, seguiamo gli sviluppi politici, teniamo informata Berna e costruiamo partnership con il governo e la società civile. Poi c’è il vivace lavoro consolare: il Nepal attira molti escursionisti svizzeri, ai quali forniamo consigli di sicurezza e supporto.Il nostro personale locale nepalese è la spina dorsale dell’Ambasciata, apportando conoscenze culturali, reti di contatti e un’incredibile professionalità.

Da studente di Diritto, le chiederei di illustrare il sistema giudiziario del Nepal.
Il Nepal è uno stato federale, la cui Costituzione del 2015 definisce un sistema giudiziario che dovrebbe essere indipendente, imparziale e competente, con tre livelli di tribunali: la Corte Suprema al vertice, le Corti Superiori e i Tribunali Distrettuali. Il sistema si sta modernizzando, ma le procedure sono lente e le risorse finanziarie e umane limitate. con una Costituzione giovane, non è una sorpresa che ci siano sovrapposizioni di competenze tra i vari livelli. Il federalismo è stato introdotto nell’ambito del processo di pace dopo un conflitto armato durato un decennio. Proprio la Svizzera ne ha supportato l’attuazione tramite un programma di cooperazione.

Quali sono state le conseguenze dei disordini dello scorso settembre?
Il divieto dei social media ha acceso la miccia, ma la frustrazione cresceva da tempo. Il tutto è degenerato: il primo ministro si è dimesso e un governo provvisorio ha assunto il potere in attesa delle elezioni previste per questo marzo. D’altra parte le istituzioni nepalesi hanno dato prova di resilienza. La costituzione federale è rimasta in vigore, la transizione è stata legittima e il sistema ha finito per assorbire lo shock. Non escludo però nuove tensioni.

Come funziona la vita diplomatica?
Di principio ci si stabilisce per qualche anno, dopodiché ci si trasferisce in un nuovo Paese e si ricomincia da zero: nuovo team, nuovi fascicoli, nuovi ritmi. Questo rende il lavoro stimolante, ma sconvolge le abitudini. Per adattarsi servono resilienza e curiosità. Per le famiglie può essere difficile, soprattutto con bambini in età scolare; nel mio caso sono più flessibile sotto questo punto di vista, e posso vivere ogni rotazione come una nuova avventura.

Cosa consiglierebbe a uno studente che aspira a questa carriera?
Oltre a una laurea e un’ottima conoscenza delle lingue, qualsiasi esperienza internazionale è utile: stage, studi all’estero, Ong. Le capacità di comunicazione scritte e orali sono fondamentali, perché la diplomazia è dialogo. Il mio consiglio è di mantenere una sincera curiosità verso il mondo. Leggete molto, seguite le notizie internazionali e coltivate l’abitudine di ascoltare punti di vista diversi.

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