
Nati oltre mille anni fa come simulazione strategica della guerra, oggi rappresentano molto più di un passatempo. Nella loro apparente immobilità, infatti, gli scacchi racchiudono un dinamismo mentale straordinario, una battaglia silenziosa dove ogni mossa è decisione, previsione e rischio calcolato. Giocare a scacchi significa allenare la mente a pensare in prospettiva, a imparare dai propri errori. È un esercizio di pazienza e di immaginazione insieme, in cui la strategia si intreccia con l’empatia, e la disciplina con la creatività. Non a caso, grandi pensatori, matematici, scienziati e artisti li hanno considerati come una metafora della vita: sulla scacchiera, come nella realtà, si vince solo comprendendo il valore di ogni scelta e la forza del tempo.
In Ticino, questa tradizione antica continua a rinnovarsi grazie all’impegno dei circoli e della Federazione Scacchistica Ticinese, che da decenni promuove il gioco fra giovani e adulti.
Pier Paolo Pedrini, che dal 2021 è presidente della Federazione, racconta come gli scacchi stiano vivendo una nuova stagione di entusiasmo e partecipazione, anche grazie alla loro eterna capacità di insegnare a pensare. «Attualmente lo stato di salute degli scacchi in Ticino è molto buono; la partecipazione alla vita dei circoli è florida e diversi tornei animano il territorio». A contribuire a questa rinascita, secondo lui, è stato anche il successo della serie Netflix La regina degli scacchi, che «ha aumentato di molto l’interesse, soprattutto dei giovanissimi, verso questo gioco».
E proprio sui giovani, buona parte dei dieci circoli attivi nel nostro Cantone concentra la propria attività. «Penso alle Aquile di Lugano, alla Swiss Chess Academy di Paradiso, al Collegio Papio di Ascona, a Bellinzona e a Tre Valli», elenca Pedrini. «Il Mendrisio, invece, si concentra sulla prima squadra per renderla competitiva, con risultati altalenanti vista la crescente concorrenza a livello svizzero». Un impegno che ha portato risultati notevoli: «Dal 1995 ad oggi abbiamo giocato venti campionati a squadre in serie A e nel 2007 siamo addirittura stati campioni svizzeri».

Sebbene il numero degli iscritti ai circoli ticinesi superi di poco le trecento unità, gli appassionati reali sono molti di più. «Gli scacchi sono un gioco molto popolare, anche se non tutti i giocatori si iscrivono a un circolo. Negli Stati Uniti per esempio è stato calcolato che se si sommano il numero dei giocatori di golf con quello dei giocatori di tennis non si raggiunge il numero degli scacchisti. Secondo una stima della Fédération Internationale des Échecs (Fide), nel mondo ci sarebbero circa sessanta milioni di giocatori regolari, ma altre dicono che i giocatori oscillano tra i due- e i trecento milioni. Come accade in tanti altri ambiti, moltissimi preferiscono giocare online».
A livello cantonale, la Federazione punta molto sui giovani: «Diversi circoli organizzano corsi per principianti e per iniziati, e alcune scuole propongono gli scacchi nel doposcuola», racconta il presidente della Federazione. Ma c’è ancora margine per crescere: «Nonostante l’Unione Europea ne promuova la diffusione, nelle nostre scuole l’insegnamento degli scacchi è ancora limitato». Tra le iniziative in corso, spicca la seconda tappa del QualiTurnier svizzero, a Lugano dal 7 al 9 novembre in collaborazione con le Aquile di Lugano: «È un torneo importante, con diverse categorie, che seleziona i migliori giovani. Di solito partecipano oltre trecento ragazzi, anche ticinesi».
Gli scacchi sono un gioco molto popolare, anche se non tutti i giocatori si iscrivono a un circolo. Secondo una stima, nel mondo ci sarebbero circa sessanta milioni di giocatori regolari, ma altre dicono che i giocatori oscillano tra i 200 e i 300 milioni. Come accade in tanti altri ambiti, moltissimi preferiscono giocare online.
Come convincere un giovane ad avvicinarsi alla scacchiera?: «Gli direi che la vita stessa è una partita a scacchi, e sulla scacchiera impari le strategie per affrontarla».
Un messaggio che riflette anche il valore educativo del gioco: «Gli scacchi rendono riflessivi, rinforzano la memoria, l’abilità nello studio e la capacità di prendere decisioni. Ma servono anche fantasia, creatività e psicologia: non è mai troppo tardi per imparare», aggiunge Pier Paolo Pedrini.
La formazione, però, non riguarda solo i giocatori: «È importante e necessario formare istruttori e arbitri locali», precisa. «La Fide richiede arbitri qualificati per ogni torneo, e avere i nostri ci permette di ridurre i costi e garantire standard elevati. Per questo organizziamo corsi di formazione specifici».
Diverse le attività promosse dalla Fsti, tra cui spiccano i campionati ticinesi lampo, semilampo e a cadenza normale, sia individuali che a squadre. A livello nazionale e internazionale, i club ticinesi partecipano regolarmente ai tornei più importanti, spesso con risultati di rilievo. La Federazione sostiene in particolare i giovani: «Grazie allo Sport Toto riusciamo a offrire contributi alle spese di partecipazione ai tornei, e stiamo lavorando perché non siano solo simbolici», aggiunge Pedrini.
Gli scacchi non sono uno sport spettacolare per il grande pubblico: la bellezza di una mossa è apprezzata solo dagli intenditori. Nonostante ciò, i simboli degli scacchi sono ovunque – nelle pubblicità, nella politica – ma è sempre più difficile trovare sponsor privati.
Le sfide, tuttavia, non mancano. «Anche noi risentiamo della crisi economica», ammette il presidente. «Gli scacchi non sono uno sport spettacolare per il grande pubblico: la bellezza di una mossa è apprezzata solo dagli intenditori. Nonostante ciò, i simboli degli scacchi sono ovunque – nelle pubblicità, nella politica – ma è sempre più difficile trovare sponsor privati». Eppure, il Ticino può vantare nomi di spicco: «Elena Sedina è stata due volte campionessa svizzera, Fabrizio Patuzzo ha vinto il titolo U16, Aurelio Colmenares e Gabriele Botta hanno ottenuto titoli nazionali», aggiunge Pedrini, che conclude con una riflessione sul fascino eterno di questo gioco millenario: «Gli scacchi non sono solo competizione: sono un linguaggio universale di logica, intuizione e creatività. In fondo, come nella vita, ogni mossa è una scelta che può cambiare il corso della partita».
Gli scacchi si giocano su una scacchiera 8×8, composta da 64 caselle alternate tra chiare e scure. Ogni giocatore ha 16 pezzi: un re, una regina, due torri, due alfieri, due cavalli e otto pedoni. L’obiettivo è dare scacco matto al re avversario, cioè metterlo sotto attacco senza possibilità di fuga.
• Disposizione Iniziale
La scacchiera va orientata con una casella bianca in basso a destra.
La seconda fila (riga 2 per il Bianco, riga 7 per il Nero) è occupata dai pedoni.
Nella prima fila: torre-cavallo-alfiere-regina-re-alfiere-cavallo-torre.
La regina va sempre sulla casella del proprio colore (bianca su bianca, nera su nera).
• Movimento dei pezzi
Re: una casella in ogni direzione.
Regina: qualsiasi numero di caselle in linea retta (orizzontale, verticale o diagonale).
Torre: linee rette, solo orizzontali e verticali.
Alfiere: solo in diagonale.
Cavallo: movimento a “L” (due caselle in una direzione + una perpendicolare); può saltare sopra altri pezzi.
Pedone: in avanti di una casella (due al primo movimento), cattura in diagonale.
• Scacco e Scacco matto
Un pezzo può dare “scacco” al re avversario se lo minaccia direttamente.
Lo “scacco matto” avviene quando il re è minacciato e non ha alcuna mossa legale per salvarsi. In quel momento, la partita finisce.
• Mosse speciali
Arrocco: il re si sposta di due caselle verso una torre, e la torre lo scavalca. È legale solo se re e torre non si sono mai mossi, non ci sono pezzi fra di loro, il re non è sotto scacco e non attraversa una casella sotto attacco.
En passant: un pedone può catturare un pedone avversario che ha appena fatto due passi dalla sua casella iniziale, come se ne avesse fatto solo uno. Vale solo subito dopo quella mossa.
Promozione: quando un pedone raggiunge l’ottava traversa, può essere promosso (quasi sempre a regina).
• Finale di partita
Vince chi dà scacco matto.
La partita è patta (pareggio) se:
– Nessuno può dare scacco matto (materiale insufficiente).
– Si verifica stallo (è il turno di un giocatore che non ha mosse legali ma non è sotto scacco).
– Si ripete tre volte la stessa posizione.
– Si fanno 50 mosse senza muovere un pedone, dare uno scacco o fare una cattura.
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