In pochi anni molte delle certezze passate sono prima sbiadite, poi del tutto scomparse. Una delle principali è la conclamata fine della globalizzazione, e un controverso inizio di una fase segnata da profonda incertezza, e ondivaghe decisioni, in balia di un quadro geopolitico frammentato e instabile. Evidenze che anche in ambito d’investimenti danno ragione a chi si era mosso per tempo: i pionieri. «Già nel 2015 si stavano delineando trend che lasciavano supporre si stesse aprendo una nuova era industriale, il che solitamente si traduce anche in interessanti opportunità d’investimento per chi sa coglierle. La demografia avversa, dunque l’invecchiamento della popolazione, e il calo dei tassi di produttività erano segnali molto forti di quella che sarebbe seguita, una significativa domanda di automazione, dunque robotica industriale e intelligenza artificiale, le logiche risposte per aumentare produttività, mobilità e sicurezza per il personale, fronteggiando la crescente scarsità di manodopera», rileva Peter Lingen, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management.
Il dibattito dell’epoca era saldamente incentrato sui data, gli allora Big Data, era ancora presto per porsi la domanda immediatamente successiva: cosa farne? «Sfruttando i dati, l’Ia e le piattaforme cloud, eravamo certi che i robot sarebbero diventati velocemente parte integrante di fabbriche intelligenti e interconnesse, con nuovi principi al loro centro: manutenzione predittiva, produzione adattiva e collaborazione senza soluzione di continuità uomo-macchina. Ossia quello che oggi tutti vedono. Grazie a un approccio tematico collaudato abbiamo disegnato una strategia bottom-up, senza vincoli e indipendente da settore, stile e area geografica, concentrata su aziende con un alto grado di purezza, la Pictet Robotics, che in un decennio ha raccolto 9,5 miliardi di franchi di masse», evidenzia il gestore.
Se l’idea era certamente buona, anche l’attualità dell’ultimo decennio ha contribuito in misura sostanziale ad accentuare il trend, allora ancora sottotraccia. «Gli ultimi 8 anni sono stati segnati da ricorrenti tensioni commerciali, attriti geopolitici e ora dazi, che hanno sottoposto le catene di approvvigionamento globali a forte stress. Aziende e Governi hanno risposto accrescendo gli sforzi in near-shoring e friend-shoring della produzione, il che ha dato ulteriore vigore alla domanda di robotica e automazione. Il nostro interesse rimane concentrato nell’individuare leader di mercato in nicchie emergenti, con una chiara leadership tecnologica. Crescita e innovazione sono il binomio alla base del successo delle aziende di domani, ma se in alcuni casi si tratta di player facilmente riconoscibili, in molti altri il mercato non ne ha ancora saggiato il potenziale, ed è lì dove si fa la differenza», prosegue Lingen.
Facile a dirsi, un po’ più difficile a farsi, a meno di non conoscere da dentro gli equilibri instabili di un mercato in forte espansione. «Avere l’innovazione incisa nel proprio Dna è il miglior viatico perché un’impresa possa continuare a crescere, avendo il coraggio di investire in sé stessa, in un contesto di crescita trascurabile che segnerà le economie avanzate nel prossimo futuro. Nel 2016, ad esempio, abbiamo investito in un leader globale nel controllo dei processi e yield management nella produzione di semiconduttori. Da allora il suo valore è continuato a crescere, penetrando nuove nicchie e imponendosi nei chip logici avanzati e nelle memorie ad alta larghezza di banda, grazie soprattutto all’R&D», sintetizza il gestore.
Spesso alla base di un successo duraturo si può individuare una mossa iniziale frutto del caso, ma ricca di addentellati e fortunate ricadute di lungo termine, altrimenti impossibili. «Una delle nostre riunioni, ormai qualche anno fa, si è tenuta in un ex cantiere navale del Gruppo Maersk, a Odense. Questa piccola cittadina danese è uno dei principali poli della robotica mondiale, vi hanno infatti sede Universal Robots e Mobile Industrial Robots, due giganti. Negli anni Novanta per fronteggiare la concorrenza asiatica in questo cantiere era iniziato un ambizioso programma, grazie alla collaborazione con la University of Southern Denmark, per sviluppare sistemi di saldatura robotizzati, per efficientare la produzione navale. È stato l’inizio dello sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali, e un intero ecosistema di talenti, start up e innovazione oggi più vivo che mai», chiarisce Lingen.
Gestire attivamente una strategia impone di riservare molta attenzione alla scelta del team e alle sue dinamiche. «Nella gestione del team applico da sempre un approccio molto scandinavo, incentrato sulla collaborazione, dando a tutti la libertà di contribuire, imparare e crescere. Gli errori devono sempre essere opportunità di apprendimento; il mio compito oltre a definire la strategia complessiva e tracciare la rotta, è anche più sottile, miro ad allineare crescita individuale e successo del team. Ogni membro si occupa delle proprie aree di competenza, ma solo lavorare a stretto contatto e condividere nuove idee fa la differenza», nota il gestore.
E poi giunse l’elefante nella stanza, ribaltando forse molti equilibri del settore. «La GenAi ha trasformato il modo in cui i robot apprendono e interagiscono con l’ambiente circostante, ha abbreviato il ciclo di R&D di robotica e automazione, migliorando l’analisi dei dati, le capacità predittive e le simulazioni virtuali, punti cardine della fase di progettazione. L’Ia ha portato la velocità nei processi, spianando la strada alle sue prossime evoluzioni, l’Ia agentica (servizio clienti, e marketing), e l’Ia fisica (robotaxi, veicoli autonomi, robot umanoidi), oltre che nella stessa progettazione e produzione di microchip sempre più avanzati», conclude Lingen.
In un mondo che corre la velocità è certo un valore, e l’Ia promette faville in tal senso, al tempo stesso la differenza sarà riuscire a gestirla, e dominarla.



