Negli anni che hanno preceduto la pandemia, i mercati hanno operato in un contesto di rendimenti nulli o negativi. La Bns ha mantenuto per anni il suo tasso di riferimento a -0,75%, con l’obiettivo di indebolire il franco svizzero e sostenere l’economia. Parimenti i titoli di Stato e le obbligazioni societarie di alta qualità in tutta Europa hanno spesso offerto rendimenti molto bassi o negativi, riflettendo l’orientamento più ampio della politica monetaria e le basse aspettative di inflazione. In questo periodo, gli investimenti fruttiferi privi di rischio, i titoli di Stato, si sono letteralmente trasformati in investimenti di rischio privi di interesse.
Nel post pandemia l’inflazione ha subito un’impennata, spingendo a una stretta monetaria molto aggressiva nel tentativo di ripristinare la stabilità dei prezzi e tornare all’obiettivo del 2%. Ne è derivato un aumento delle curve dei rendimenti su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Oggi negli Stati Uniti e nel Regno Unito i tassi di interesse a lungo termine superano ancora il 4%, mentre nell’Eurozona oscillano tra il 2,5% e il 3,5%. Questi livelli rappresentano una differenza significativa rispetto al decennio precedente. L’aumento del differenziale è in gran parte dovuto alla crescita più forte degli Stati Uniti e a un inasprimento più aggressivo, rispetto al Vecchio Continente. A questo si aggiunga il persistere di elevati deficit fiscali, che stanno spostando l’attenzione degli investitori verso gli asset reali. Questa dinamica sottolinea il crescente scollamento tra i mercati del debito sovrano e la più ampia propensione al rischio.
Al contrario, la Svizzera si distingue come un’eccezione: si torna al punto di partenza, con inflazione bassa, tassi d’interesse bassi e la necessità di ripensare le strategie d’investimento tradizionali. L’intera curva dei rendimenti dei governativi svizzeri è scesa al di sotto dell’1%, con alcune scadenze che sono tornate in territorio negativo.
Le ragioni di questo caso eccezionale sono tanto varie quanto note e probabilmente continueranno in futuro. Oltre ai dati di inflazione a lungo termine più bassi e allo status di bene rifugio, la politica fiscale è probabilmente il fattore decisivo per il momento.
Nella ricerca di alternative al reddito fisso, è necessario assumersi dei rischi per generare un rendimento interessante, ma questi dovrebbero essere assunti principalmente nell’ambito degli asset reali, in quanto è realistico attendersi che nei prossimi anni questi ultimi supereranno le performance degli asset nominali
Negli Stati Uniti, negli ultimi anni si è assistito a una vera e propria corsa alla spesa fiscale, che ha portato da un lato a un deficit strutturale e dall’altro a un aumento del rapporto debito/Pil a oltre il 120%. Anche il nuovo Governo tedesco sembra intenzionato ad attuare questo tipo di stimolo. Ciò probabilmente manterrà alta la pressione inflazionistica rispetto alla Svizzera, dove il freno al debito gode di ottima salute.
Qualunque gestore di un portafoglio multi-asset con una valuta di riferimento svizzera, si trova di fronte a un’enorme sfida quando una delle principali asset class, il reddito fisso, offre un rendimento nominale così basso. Nella ricerca di alternative, è necessario assumersi dei rischi per generare un rendimento interessante, ma questi dovrebbero essere assunti principalmente nell’ambito degli asset reali, in quanto è realistico attendersi che nei prossimi anni questi ultimi supereranno le performance degli asset nominali in un portafoglio multi-asset diversificato.
Ecco dunque tre asset class alternative, e al tempo stesso competitive:
Materie prime. Soprattutto oro e argento. Con l’indisciplina fiscale imperante, gli investitori continueranno a cercare di passare dagli asset nominali a classi di asset reali sicuri, che non sono infiniti. Mentre i Governi che emettono valute fiat e possono aumentarne l’offerta, l’oro non offre questa flessibilità. La sua offerta fissa significa che non può essere creata su richiesta: una differenza fondamentale che sottolinea il suo ruolo di riserva di valore piuttosto che di strumento politico;
Hedge Fund. Sono un elemento di diversificazione, la cui sfida è l’implementazione, in quanto la selezione è cruciale e la due diligence professionale è necessaria per generare il rendimento desiderato;
Mercati Privati. A partire da credito e infrastrutture. Secondo l’esperienza, il fattore decisivo è la scelta del partner con cui effettuare questi investimenti, in quanto il gestore dipende dalla competenza del suo gestore, e a dipendenza del profilo di rischio del cliente si dovrebbe valutare l’alternativa migliore, spingendosi però in termini di asset allocation ben oltre il 3-5%, ma verso il 10% e oltre.
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