TM    Novembre 2025

Nuova corsa allo spazio

Gli Stati Uniti guidano l’innovazione, la Cina costruisce un ecosistema basato su dati e politiche pubbliche. La vera domanda è però: quale modello prevarrà?Un’analisi di Pascal Cortesi, analista finanziario e Presidente della Ticino Finance Association (Tifa).

Pascal Cortesi

di Pascal Cortesi

analista finanziario e Presidente della Ticino Finance Association (Tifa)

Per anni la sfida tecnologica si è misurata nei nanometri dei chip, oggi si gioca sugli exaflop di calcolo e nella capacità di integrare l’Ia nella vita reale. In questo scenario, Stati Uniti e Cina percorrono strade diverse, con enormi implicazioni.

L’innovazione dal basso verso l’alto. Negli Stati Uniti, l’Ia è trainata dal settore privato, sostenuta da capitali di rischio, università d’élite (Mit, Stanford) e Big Tech (Google, Microsoft, Meta, OpenAI).
• Vantaggio: leadership nella ricerca fondamentale. I modelli più avanzati (Gpt-4, Claude, Llama) nascono in laboratori americani, frutto di grandi investimenti e libertà d’iniziativa.
• Focus: piattaforme universali e flessibili. L’obiettivo è sviluppare ‘Ia generali’ (Agi) per prodotti e servizi globali.
• Sfida: assenza di una regolamentazione unitaria. Privacy, etica e potere delle Big Tech restano aree grigie.

L’implementazione dall’alto verso il basso. In Cina, lo Stato è il regista. Il piano Made in China 2025 e l’obiettivo di leadership Ia al 2030 orientano la collaborazione di Governo, aziende e università.
• Vantaggio: scala e velocità. Con 1,4 miliardi di cittadini digitalizzati, la Cina ha accesso a quantità enormi di dati. Baidu, Tencent e Alibaba integrano già l’Ia nei loro processi aziendali.
• Focus: applicazioni concrete per produttività, crescita e stabilità sociale.
• Sfida: autonomia tecnologica. La dipendenza da chip esteri e le sanzioni americane sono colli di bottiglia critici. L’isolamento dall’ecosistema open-source globale può rallentare l’innovazione.

Convergenze. Nonostante le differenze, i due modelli condividono tratti cruciali:
• Investimenti colossali in R&S;
• Concentrazione del potere: poche grandi aziende dominano l’ecosistema;
• Sfide comuni: entrambi devono affrontare questioni etiche spinose, come bias negli algoritmi, impatto sul lavoro, uso militare e/o repressivo.

Verso un mondo bipolare dell’Ia? È improbabile che un modello prevalga in assoluto. Più realistico è l’emergere di due ecosistemi paralleli, in parte scollegati.

Cina? Il suo futuro sarà plasmato dalla capacità di raggiungere l’autosufficienza tecnologica. Se riuscirà a sviluppare una filiera dei chip indipendente, il suo modello basato su dati, implementazione rapida e controllo statale potrebbe renderla imbattibile in settori come robotica industriale, smart city e logistica.

Stati Uniti? Manterranno probabilmente il primato nella ricerca pura e nella creazione delle piattaforme software. La sfida sarà trasformare l’innovazione in vantaggi economici su larga scala, oltre a trovare un equilibrio tra libertà d’impresa e regole condivise.

Investitori e imprese. Per la comunità finanziaria e imprenditoriale internazionale, comprendere tale dicotomia è cruciale:
• Diversificazione: le opportunità non si limitano alla Silicon Valley. Anche l’Asia offre casi di successo nell’Ia applicata;
• Due mercati, due regole: operare globalmente richiederà adattamento a due standard normativi e tecnologici diversi;
• Europa e Svizzera come Terzo Polo? L’Ue, con l’Ai Act, punta a creare uno standard etico globale. L’Ia affidabile può rappresentare una nicchia in cui aziende svizzere potrebbero eccellere.

La corsa all’Ia non è uno sprint, ma una maratona. Mentre l’America sogna di creare una mente artificiale, la Cina sta costruendo un corpo artificiale per la sua società. Il futuro dell’economia globale potrebbe dipendere da quale di questi due approcci riuscirà a creare il sistema più resiliente, efficiente e… redditizio.

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