TM    Settembre 2025

Non sempre, è tutto uguale

I corsi passati non sono garanzia dei rendimenti futuri. La combinazione di fattori che ha limitato i ribassi degli ultimi 15 anni in un prossimo futuro potrebbe anche venir meno.  Un’analisi di Jonathan Decurtins, Head of Wholesale Switzerland & Liechtenstein di Vanguard.

Jonathan Decurtins

di Jonathan Decurtins

Jonathan Decurtins, Head of Wholesale Switzerland & Liechtenstein di Vanguard

Il 2025 ha messo in evidenza l’instabilità dei mercati. Dopo i crolli di aprile, azioni e obbligazioni hanno recuperato in meno di un mese. Ma la volatilità potrebbe non essere finita. È quindi un buon momento per riflettere sul proprio rapporto con il rischio. Un rapporto sano parte dal riconoscere che i ribassi non sono sempre contenuti, né le riprese rapide come negli ultimi 15 anni. In questo contesto, tre principi possono aiutare a navigare l’incertezza.

Essere umili. Lo scomparso storico della finanza Peter Bernstein sottolineava che i rischi più dirompenti sono spesso imprevedibili. Il caso dei derivati creditizi prima del 2008 lo conferma: la loro pericolosità è emersa solo a crisi in corso. Anche i recenti dazi hanno sorpreso più per la rapidità e la portata che per la loro natura. Essere consapevoli dell’esistenza di rischi di coda aiuta a evitare reazioni impulsive e a mantenere flessibilità nelle scelte.

Asset allocation. In un contesto incerto, serve un portafoglio solido, costruito su proiezioni realistiche e capace di affrontare anche scenari estremi. Per chi investe nel lungo periodo, specie per la pensione, il vero rischio non è la volatilità, ma rendimenti insufficienti. Un’allocazione ben calibrata aiuta a restare investiti e a non compromettere gli obiettivi futuri.

Essere ottimisti, ma pronti ai ribassi. Un investitore equilibrato mantiene lucidità anche nei momenti difficili. Restare investiti richiede aspettative realistiche sul rischio e la capacità di ignorare l’euforia dei rendimenti passati, preparandosi a scenari più incerti.

In questo contesto, il ribilanciamento assume un ruolo centrale. Non serve solo a ridurre l’eccesso di rischio, ma anche a correggere un portafoglio diventato troppo prudente. Se, ad esempio, la quota azionaria scende dal 60% al 50% e quella obbligazionaria sale dal 40% al 50%, ribilanciare permette di mantenere un’esposizione adeguata al rischio per favorire la crescita nel lungo periodo e cogliere le opportunità di ripresa del mercato.

Guardando ai dati. Una prima osservazione, per quanto semplicemente probabilistica, è un importante memento da tenere presente: le modeste correzioni azionarie degli ultimi anni potrebbero nel prossimo futuro cedere il passo a ribassi più marcati e duraturi. Soprattutto se si guarda agli ultimi 15 anni, i mercati (in particolare quelli americani) hanno vissuto correzioni lievi e particolarmente brevi. Il rimbalzo post Liberation Day rafforza questa percezione, ma la storia insegna che i ribassi possono anche essere più lunghi e profondi. Meglio prepararsi a scenari diversi.

Ogni punto del grafico rappresenta infatti la durata e l’entità media di ribassi superiori al 10% dell’azionario americano nel rispettivo periodo. I periodi sono decenni con due eccezioni: gli anni ’20 del ‘900 partono dal dicembre 1927, mentre il 2010 – 2024 comprende i 15 anni dal gennaio 2010 al dicembre 2024. La durata riflette il numero di giorni di negoziazione dai massimi ai minimi di mercato. Le percentuali riflettono unicamente i cali di prezzo (senza dividendi) dell’S&P500 (o dell’S&P90 prima di aprile 1957).

Rischi e aspettative. I fattori che hanno contenuto i ribassi negli ultimi 15 anni potrebbero non durare per sempre. Ad esempio, meno stimoli fiscali durante le crisi; limiti all’azione delle Banche Centrali in caso di stagflazione; incertezze legate al commercio globale. Ricalibrare le aspettative, senza stravolgere l’asset allocation, può aiutare a restare investiti anche in scenari più complessi.

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