TM    Febbraio 2026

La scoperta dei dividendi

Molti equilibri che in passato reggevano i mercati emergenti sono ormai del tutto tramontati, popolazione, aziende e Paesi sono cambiati. Le opportunità non mancano più. Un’analisi di Paola Bissoli, Director di Aberdeen Investments Svizzera.

Paola Bissoli

di Paola Bissoli

Aberdeen Investments Svizzera

Gli investimenti in Emergenti vengono tradizionalmente inseriti nei portafogli per due motivi: la diversificazione e il potenziale di crescita. Ciò che spesso passa inosservato è uno sviluppo che si profila da anni e che ha ormai assunto un carattere strutturale. Sono diventati una destinazione interessante per gli investitori orientati al reddito, combinando dividendi elevati con una crescita robusta.

I dividendi. La distribuzione di dividendi è un segnale chiaro. Indica un orientamento del management favorevole agli azionisti e una gestione del capitale disciplinata. In molti mercati emergenti questa visione si è ormai affermata. Dal 2001 il numero delle società che pagano dividendi è aumentato sensibilmente, allineandosi alla media dell’85% delle economie avanzate, e in molti casi con rendimenti oltre al 3%, in forte crescita.

Altrettanto interessante è la distribuzione di questi ‘dividend yield’ elevati o in crescita. Tali rendimenti si possono trovare in numerosi comparti e regioni rispetto a essere confinati in settori specifici. Negli ultimi due decenni le distribuzioni di dividendi sono cresciute con un tasso medio annuo di quasi il 12%. Flussi di cassa in aumento, bilanci solidi e ‘payout ratio’ in crescita hanno contribuito a rendere questo flusso una componente essenziale del rendimento complessivo. Dal dicembre 2000 i ‘dividend yield’ dei mercati emergenti rientrano tra i più elevati nel confronto con altre regioni.

Al centro della strategia. Accanto ai dividendi, la crescita degli utili e dei corsi azionari rappresenta il secondo motore. Dipende dalla crescita dei flussi di cassa, e ne attesta la solidità finanziaria.

Nonostante le tensioni commerciali, gli Emergenti partecipano ad una trasformazione strutturale che apre opportunità significative nel medio-lungo periodo. Al centro vi sono tre pilastri di investimento: tecnologia, infrastrutture e marchi locali.

Gli investimenti. La tecnologia funge sempre più da piattaforma. In particolare, le aziende hardware come i produttori di semiconduttori beneficiano degli investimenti significativi in telecom, nuovi computer, e applicazioni di genAi. Il secondo settore economico che sta ricevendo un forte impulso è quello delle infrastrutture, fondamentali per sostenere l’espansione economica e per abilitare sviluppi tecnologici come la robotica e la guida autonoma. Questo comporta investimenti significativi in data center e nella modernizzazione delle reti energetiche.

Analogamente anche la cantieristica si trova in una fase di forte accelerazione, cavalcando tra le altre l’onda Difesa; o il nucleare, al centro di molti interessi. Gli Emergenti sono ben posizionati per beneficiare di queste tendenze, grazie alla proprietà di tecnologie e al ruolo di fornitori a basso costo di risorse e metalli.

I consumi. Con lo sviluppo economico aumenta anche il livello del reddito nazionale in questi Paesi. Una classe media in crescita modifica le proprie abitudini di consumo e incrementa la domanda di prodotti e servizi di qualità, di marchi riconosciuti. Ne beneficiano in particolare le aziende leader locali, che si sono costruite negli anni una posizione solida nei rispettivi mercati e che sempre più spesso distribuiscono regolari dividendi. I mercati emergenti si sono trasformati: oggi non sono solo mercati di crescita, ma sempre più orientati anche al reddito. Per gli investitori che cercano sia crescita sia rendimento, offrono un mix interessante.

In un portafoglio diversificato, questo si traduce in opportunità di total return sostenibili, a patto che la selezione avvenga in modo attivo e ben differenziato.

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