Nelle ultime settimane i titoli Tech hanno registrato una maggior volatilità. La causa risiede negli annunci dei risultati del quarto trimestre 2025 e, soprattutto, nei piani d’investimento in Ai. I cosiddetti hyperscaler (Amazon, Microsoft, Alphabet, Meta, Apple) hanno annunciato investimenti cumulativi per 700 miliardi di dollari nel 2026, oltre 1,5x lo scorso anno e 4x rispetto a tre anni fa.
L’impressione è che sia ormai in atto una corsa per l’egemonia dell’Ai, con investimenti sempre più finanziati da debito e, in prospettiva, da emissioni azionarie, considerando l’Ipo possibile di molti. Di recente Alphabet ha lanciato un’emissione obbligazionaria da 20 miliardi di dollari, raccogliendo ordini per oltre 100. L’operazione segue l’emissione da 25 miliardi di Oracle del 2 febbraio, che ha raccolto una domanda significativa.
Per le principali quotate, tali investimenti non dovrebbero compromettere la solidità finanziaria, ma assorbiranno quasi il 100% dei flussi di cassa operativi, rispetto a una media decennale del 40%. Altri timori riguardano il software: come dimostrato dal chatbot di Anthropic, Claude, la programmazione è sempre più affidata all’Ai, ma questo potrebbe anche tradursi in un maggior potenziale di monetizzazione della stessa.
L’Ai è sicuramente una rivoluzione tecnologica dirompente, con riflessi non solo economici, ma anche sociali e geopolitici. Tuttavia, il mercato non prende posizioni ideologiche o strategiche e non si lascia ammaliare dall’innovazione. Come detto da Warren Buffett: “Ciò che conta è la liquidità generata dalle aziende, non l’entusiasmo per le nuove tecnologie”.
Per questo motivo, molti investitori potrebbero adottare un approccio più selettivo sulle azioni tecnologiche, focalizzandosi sulla monetizzazione degli investimenti e sulla capacità di generare utili, per giustificare l’elevata spesa in Ai. Di conseguenza, alcuni potrebbero iniziare a ruotare verso altri settori.
In considerazione delle valutazioni e degli investimenti in Ai, si potrebbe valutare di ridurre marginalmente le posizioni sulla tecnologia, che può ora essere approcciata in modo ‘neutrale’, rispetto all’indice. Rimane una componente chiave dei portafogli, da mantenere in linea con il peso dell’indice sulla capitalizzazione di mercato, ma è opportuno diventare più selettivi e diversificare le esposizioni superiori ai livelli di riferimento: per esempio, l’indice Msci Usa It rappresenta il 21% dell’indice Msci Ac World.
Il contesto dei mercati azionari, nonostante la complessa situazione geopolitica, resta comunque positivo. Negli ultimi mesi, i dati economici si sono rivelati migliori delle attese. Negli Stati Uniti, il tasso di disoccupazione è sceso al 4,3% e le stime sul Pil sono aumentate in modo significativo. Anche nell’Eurozona ha superato le attese, con una crescita di circa lo 0,3% rispetto al trimestre precedente e portando a un aumento delle stime.
Per quanto le valutazioni restino elevate, tassi d’interesse fermi o in calo dovrebbero continuare a sostenere le borse, mentre il buon andamento congiunturale lascia presagire utili societari in crescita anche nei prossimi trimestri. Nonostante la complessa situazione geopolitica, il contesto per il mercato azionario resta positivo e si può avere una visione costruttiva sulle principali aree geografiche. A livello settoriale, si vedono opportunità tra banche, healthcare, utility, beni di consumo discrezionale negli Stati Uniti e manifatturiero europeo.
(redatto pre 28-II-2026) © Riproduzione riservata
