TM    Marzo 2026

Flessibilità o innovazione?

A fare sempre più la differenza è essere riusciti a coinvolgere i propri collaboratori in un progetto, cui partecipano attivamente, o non essere riusciti. Le differenze si vedono. L’Opinione di Francesca Prospero Cerza, fondatrice di coworkingbar.

Francesca Gerza

di Francesca Prospero Cerza

Fondatrice di coworkingbar.ch

Un atleta olimpico non vince perché ‘bilancia’ la vita privata. Vince perché è totalmente coinvolto. Ingaggiato. Sostenuto da un ecosistema che funziona. Si sono appena concluse le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, e (quasi) tutti sono stati spettatori del massimo livello di engagement umano: famiglia, staff tecnico, preparazione mentale, disciplina e obiettivi integrati in un unico sistema. Il risultato è misurabile: medaglie.

Stesso palcoscenico globale, reazioni diverse, risultati diversi. I Giochi Olimpici mostrano come federazioni e sponsor possano scegliere tra integrazione e rigidità culturale, e pagarne il prezzo o raccoglierne i frutti.

Francesca Lollobrigida diventa madre nel 2020 con il supporto della sua federazione sportiva e non solo. Riprende ad allenarsi pochi mesi dopo e nel 2022, ai Giochi di Pechino, conquista argento nei 3mila metri e bronzo nei 1500. Successivamente diventa madre per la seconda volta e, a queste Olimpiadi invernali, raggiunge l’apice vincendo l’oro olimpico, confermando che maternità e performance non sono fasi alternative ma parti integrate di uno stesso percorso d’eccellenza. Non ha ‘bilanciato’: ha integrato.

Allyson Felix, una delle atlete più medagliate della storia dell’atletica leggera e icona mondiale dei Giochi Olimpici, torna sul tetto del mondo dopo essere diventata madre nel 2018. Già nel 2019 conquista l’oro ai Mondiali e ai Giochi di Tokyo 2020 (disputati nel 2021) vince l’oro nella 4x 400 e il bronzo nei 400 metri. Nel frattempo rifiuta un taglio del 70% proposto da Nike, denuncia pubblicamente il caso sul New York Times e nel 2021 fonda il proprio brand, Saysh, gareggiando con le sue scarpe. Un ritorno che dimostra come l’engagement personale possa superare qualsiasi barriera culturale.

Quanto è costato a Nike perdere quel talento? Non solo in compensi, ma in reputazione e innovazione, in uno dei segmenti a più alta crescita dello sportswear. Uno studio Gallup, State of the Global Workplace Report 2023, stima che la sostituzione di un dipendente qualificato costi tra il 50 e il 200% del salario annuo. Per i top performer il costo può superare il 200%, considerando perdita di know-how e impatto sul team. Nello sport, l’engagement genera oro. Nel lavoro, invece, cosa genera?

Il 9% del Pil mondiale è in gioco. Secondo lo studio del Gallup, il disengagement costa all’economia globale 8,8 trilioni di dollari l’anno, pari al 9% del Pil mondiale. Se la forza lavoro globale fosse pienamente coinvolta, si potrebbero aggiungere invece 9,6 trilioni di dollari tutti in produttività. Nel 2024, il coinvolgimento globale è sceso dal 23 al 21% (Gallup 2024 update). Era accaduto solo nel 2020. Il dato più critico riguarda i manager: dal 30% al 27%. I manager under 35 hanno perso 5 punti; le donne manager 7 punti.

Gallup evidenzia che le aziende con un alto livello di engagement registrano fino al +23% di redditività. Eppure, in Europa, circa il 38% dei lavoratori dichiara di vivere stress quotidiano, mentre solo una minoranza sperimenta emozioni positive costanti sul lavoro. Stress cronico e scarso benessere emotivo alimentano il disengagement e quindi frenano anche la produttività in misura sensibile. Non sorprende quindi che, secondo lo State of the Global Workplace 2025, ben il 50% dei dipendenti a livello mondiale, e un considerevole 30% in Europa, stia al momento cercando o già valutando un nuovo impiego.

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