TM    Febbraio 2026

Faglie in movimento

Il quadro globale resta particolarmente fluido, molti i focolai da cui potrebbe arrivare la prossima crisi, ma non mancano i potenziali indicatori che lasciano ben sperare. Un’analisi di Matteo Ramenghi, Cio di Ubs Wealth Management Italia.

Matteo Ramenghi

di Matteo Ramenghi

Cio di Ubs Wealth Management Italia

L’approccio alla politica estera del Governo statunitense, le divisioni della Nato su Groenlandia e Ucraina, le tensioni tra Cina e Giappone e l’Iran delineano un mondo meno prevedibile, e meno ‘globale’.  Sebbene l’impatto delle crisi geopolitiche sui mercati azionari storicamente sia stato breve e contenuto, i focolai sono molteplici ed escalation e sanzioni rappresentano rischi anche sul piano economico.

La Groenlandia è improvvisamente salita alla ribalta; le ultime notizie fanno pensare a un accordo che consenta agli Stati Uniti libero accesso a livello militare senza trasferimenti di sovranità. L’incertezza per gli Stati Uniti non riguarda però solo la politica estera. Restano infatti le incognite sulla leadership della Fed mentre per gli americani è sempre più importante il tema del potere d’acquisto: un sondaggio di Politico a fine 2025 ha evidenziato che il 56% degli americani lo considera uno dei principali problemi.

Di conseguenza, è possibile che vengano annunciate nuove iniziative economiche (carte di credito) in vista delle elezioni di novembre. Sempre in tema di potere d’acquisto, l’amministrazione Trump non ha fatto mistero di auspicare una riduzione del prezzo del petrolio. Nonostante tutti questi dossier aperti, l’economia globale tiene, gli Stati Uniti in particolare stanno andando meglio del previsto e l’impatto inflativo dei dazi è stato inferiore a quanto si temesse.

A livello globale, la ricerca di indipendenza strategica alimenterà gli investimenti in semiconduttori, terre rare, energia e difesa: gli Stati Uniti hanno appena siglato un accordo con Taiwan che prevede investimenti per 500 miliardi di dollari per trasferire la produzione. Nel frattempo, Pechino spinge per lo sviluppo di modelli domestici di AI.

Sfaccettare geopolitiche

Riserve di terre rare per Paese (mln di T. accertate)

Riserve di terre rare per Paese (mln di T. accertate)
Fonte: Ubs 2026. La vexata quaestio della Groenlandia.

Analoghi sforzi si registrano anche su energia e difesa. Trump ha richiesto un budget militare di 1500 miliardi di dollari per il 2027, rispetto ai 901 del 2026, mentre l’Europa ha varato ReArm Europe.

Le risorse che verranno movimentate peseranno sulle finanze pubbliche ma, almeno nel breve, sosterranno la crescita. Molte Banche Centrali potrebbero ammorbidire le proprie politiche monetarie per facilitare la raccolta di capitali, creando così un contesto potenzialmente favorevole per i beni reali, azioni in primis. Il rally degli ultimi anni è stato fortemente concentrato su pochi titoli. Negli Stati Uniti, i cosiddetti ‘Mag7’ hanno segnato un +200% in tre anni, circa cinque volte la crescita del resto dell’S&P 500. In presenza di rivoluzioni tecnologiche, le società che costruiscono l’infrastruttura inizialmente sovraperformano, ma in una fase successiva gli investitori normalmente si concentrano sulle società che riescono a generare ricavi nella pratica.

Seguendo questo schema, l’interesse potrebbe spostarsi dai semiconduttori verso le applicazioni per consumatori e imprese. In questa fase è bene essere positivi sul settore dei consumi discrezionali e la farmaceutica negli Stati Uniti. In Europa, invece, le borse dovrebbero beneficiare di politiche fiscali più espansive: dopo tre anni di stagnazione degli utili, ci si aspetta un +7% nel 2026. Gli sviluppi tecnologici e fiscali dovrebbe sostenere le azioni cinesi. Il probabile lancio del nuovo modello DeepSeek di febbraio sarà seguito con attenzione.

Nel frattempo, la correzione dei titoli di Stato a lunga scadenza statunitensi e giapponesi evidenzia il rischio che la politica fiscale finisca sotto i riflettori. Detto ciò, se la correzione dovesse proseguire, non si potrebbe escludere un intervento delle Banche Centrali. Pur favorendo l’azionario l’effetto collaterale potrebbe essere una maggiore volatilità valutaria.

© Riproduzione riservata