Per la maggior parte delle imprese, il consumo di elettricità rappresenta la principale voce delle proprie emissioni indirette di gas serra derivanti dall’energia acquistata (Scope 2). Tuttavia investire in impianti rinnovabili on-site per aumentare l’autoproduzione carbon free richiede capitali elevati e tempi di ritorno lunghi, senza coprire che una percentuale irrisoria del fabbisogno di aziende energivore come nell’industria pesante, chimica o nell’It, mentre i Power Purchase Agreement (PPA) comportano contratti pluriennali, lunghi processi di negoziazione e volumi minimi di acquisto rilevanti (spesso oltre 20 GWh/anno). Rimane la via delle Garanzie di Origine (GO), un sistema di certificati disgiunto dalla distribuzione fisica della corrente, utilizzati per attestare la provenienza dell’elettricità da fonti rinnovabili. «Acquistare questi certificati emessi da un ente nazionale, Pronovo in Svizzera, significa però per le aziende sostenere costi aggiuntivi, ricorrenti ed estremamente volatili, il tutto generando un impatto poco comunicabile. Secondo noi è invece giusto che chi consuma energia verde sia ricompensato, ottenendo anche un vantaggio economico. Per questo abbiamo sviluppato un marketplace che ribalta le logiche del mercato delle energie rinnovabili», afferma Nicola Scarinzi.
Un’idea che, alla start up da lui cofondata con Manuel Bonù, suo compagno di studi all’Università della Svizzera italiana, è valso il terzo posto nella categoria “Finanza e Assicurazioni” a >>venture>>, principale competizione per imprenditori emergenti in Svizzera. «Dal primo abbozzo sui banchi di un esame di economia aziendale, l’impostazione è evoluta molto, soprattutto grazie al supporto di un Advisory Board di professionisti con grande esperienza nel mercato dell’energia e in certificati green che hanno da subito creduto nel nostro approccio», spiega Nicola Scarinzi.
Unicum a livello globale, la piattaforma digitale della start up ticinese permette alle aziende consumatrici di contrattualizzare impianti fotovoltaici dislocati sul territorio svizzero e italiano. Le GO prodotte da questi ultimi vengono cancellate sui registri ufficiali da DEC Energy, consentendo alle imprese di comunicare il proprio consumo di elettricità come green. L’energia prodotta dall’impianto non viene trasferita all’azienda – che può continuare a far capo al proprio fornitore – ma è venduta in comunità locali, generando impatto sociale e profitti distribuiti all’azienda a fine anno, comportando una riduzione indiretta dei costi energetici fino al 17%.

«Attualmente nella nostra deal pipeline abbiamo una trentina di provider, per una potenza complessiva installata di oltre 1 GW, fra cui cinque impianti già pubblicati in piattaforma. In particolare ci rivolgiamo a proprietari di portafogli come fondi di investimento o produttori indipendenti, interessati ad accelerare la crescita del proprio portafoglio di assets. La vera sfida è però stimolare la domanda. Siamo riusciti già a mettere in piedi una struttura di vendita performante: 600 le aziende contattate negli ultimi 8 mesi tra Italia e Svizzera, con un tasso di risposta superiore al 50%. Ne abbiano incontrati più di 60 per approfondire i vantaggi dell’adozione della nostra soluzione», evidenzia il Ceo. Come prevedibile, fra i settori più ricettivi l’industria pesante, siderurgica e chimica, ma anche It e, a sorpresa, i servizi finanziari, molto sensibili alla tematica.
«Al contempo, come player nuovo in un mercato particolarmente tradizionalista è per noi fondamentale poter contare anche su gruppi di consulenza Esg, Energy, o Sustainability, che proponendoci fra le opzioni del loro portafoglio ci aiutano indirettamente a entrare in contatto con le aziende, come è il caso di Nvalue, trader di certificati green svizzero, tra i più importanti a livello europeo», osserva Nicola Scarinzi.

Il processo di vendita di DEC Energy prevede una parte di education molto importante per spiegare il suo modello altamente innovativo al cliente finale: «Le medie e grandi aziende che sono il nostro target, con migliaia di dipendenti, non decidono su due piedi di cambiare sistema. Si deve passare dall’energy management, superare un assessment tecnico, fino a convincere Cfo e proprietà. Iniziare già durante gli studi universitari è stato altamente formativo, sia come imprenditori emergenti che come persone», spiega Nicola Scarinzi. Mentre lui si dedica alle relazioni commerciali, con fornitori e investitori, Manuel coltiva prodotto e sviluppo tecnologico della piattaforma, affiancati da tre altri collaboratori.
Oltre alla componente tecnologica, anche il costrutto legale di DEC è all’avanguardia per garantire fluidità e trasparenza. La durata contrattuale prevista è decennale: un equilibrio tra le esigenze dei fornitori, che grazie al pagamento anticipato una tantum dell’affitto liberano subito parte del capitale, e quelle dell’azienda, che mantiene flessibilità con la possibilità di recesso previ 12 mesi di preavviso.
Ma non c’è il rischio che optando per questa soluzione le aziende si preoccupino meno di abbattere le loro emissioni alla fonte? «Siamo i primi a incoraggiarle all’autoproduzione. Senza volersi sostituire la nostra soluzione è complementare, coprendo la parte di consumo che resta energivora dopo l’installazione di impianti propri», chiarisce Nicola Scarinzi.
Il terzo piazzamento a >>venture>> oltre alla soddisfazione e al grant da 10mila franchi, ha offerto alla start up ottime occasioni di networking con C-Level delle principali aziende svizzere e internanazionali. Prossimo obiettivo: raggiungere 100mila franchi di fatturato, prevedibilmente nel primo trimestre 2026, per poi aprire un round di finanziamento tra 1 e 1,5 milioni di franchi. «Con limitati costi fissi, il nostro non è un prodotto capital intensive, però è chiaro che a una realtà ambiziosa come la nostra raccogliere finanziamenti esterni permette di accelerare la crescita. Soprattutto cerchiamo investitori che possano garantirci anche un valore aggiunto in termini di esperienza manageriale e, in particolare, di supporto commerciale», sottolinea Nicola Scarinzi, contento ora, da poco archiviati gli studi universitari, di potersi dedicare al 100% al progetto. «Conciliare studio e lavoro non è stato semplice. D’altro canto con una start up ti trovi ad affrontare situazioni molto complesse tutti i giorni, per cui gli esami diventano quasi facili», conclude Nicola, pronto ad affrontarne tante altre di prove, con l’energia per renderle sostenibili.
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