TM    Marzo 2026

Dall’etica alla pratica

Da utopia green a necessità concreta; la transizione energetica torna di grande attualità, e le istituzioni hanno deciso di investirvi notevole capitale politico e finanziario. Un’analisi di Silvia Quaglini, Cio di Eleutheria Wealth.

Silvia Guaglini

di Silvia Quaglini

Cio di Eleutheria Wealth

Nel 2026, la percezione della transizione energetica ha subito una metamorfosi profonda: non si tratta più di un atto di responsabilità ambientale, ma di un’enorme occasione di innovazione tecnologica. Investire nel Green oggi non è più finanziare l’installazione di solare o eolico, il baricentro si è spostato verso il cosiddetto deep tech. La sfida non è soltanto produrre energia pulita, ma gestirla, conservarla e distribuirla.

Questa evoluzione è caratterizzata dal ritorno degli investimenti pubblici, in ricerca, per raggiungere la ‘neutralità carbonica’, ossia l’equilibrio tra Co2 emessa e rimossa in atmosfera. Non si tratta di azzerare ogni singola emissione, ma controbilanciare ogni grammo emesso, con uno tolto. Come? In due modi:
Il taglio netto. È la priorità assoluta. Si tratta di ‘chiudere i rubinetti’ passando alle rinnovabili, migliorando l’efficienza energetica e abbandonando il fossile;
La compensazione. Poiché alcune attività sono più difficili da ripulire, bisogna ‘catturare’ l’anidride carbonica, in modo naturale (piantando alberi), o tecnologico (stoccandola nel sottosuolo).

Governi e istituzioni hanno compreso che la neutralità non si raggiunge solo con i sussidi, ma con la tecnologia. Nel corso dell’ultimo anno, gli investimenti pubblici in R&D hanno toccato vette storiche. L’Unione Europea, ad esempio, sta convogliando miliardi di euro attraverso programmi come Horizon Europe non solo per abbattere le emissioni, ma per garantire che i brevetti chiave del futuro restino in mani continentali.

Questione intellettuale

Totale brevetti in ambito energetico per Paese (dati 2015 - 2022)

Totale brevetti in ambito energetico per Paese (dati 2015 - 2022)
Fonte: Iea. Sopra, è corsa allo sviluppo di nuove tecnologie energetiche.

In questo scenario, le opportunità d’investimento più interessanti sono proprio dove la molecola incontra il bit. Il settore dello stoccaggio energetico ne è l’esempio perfetto. Si è superata l’era del solo litio per entrare in quella della diversificazione chimica: le batterie agli ioni di sodio e i sistemi di accumulo a lunga durata (Bess) stanno diventando asset chiave. Chi investe oggi in queste tecnologie non sta comprando una semplice ‘fabbrica di batterie’, ma sta finanziando la soluzione al problema dell’intermittenza delle rinnovabili, rendendo la rete elettrica finalmente stabile e resiliente.

Parallelamente, l’Ai è diventata indispensabile. Con l’esplosione dei consumi legati a data center ed elettrificazione dei trasporti, la rete elettrica tradizionale non sarebbe in grado di reggere. Qui si aprono importanti opportunità per le aziende che sviluppano Virtual Power Plants (Vpp) e software di gestione predittiva della domanda. L’integrazione tra hardware energetico e software di machine learning permette di ottimizzare i flussi in tempo reale, riducendo gli sprechi e creando valore economico da quanto risparmiato.

Anche l’idrogeno sta vivendo una fase di maturità. Dopo l’entusiasmo iniziale, nel 2026 il mercato sembra essersi focalizzato sulla decarbonizzazione dell’industria pesante, dove l’elettrificazione diretta non è possibile. Gli investitori più accorti stanno guardando con attenzione non solo alla produzione di idrogeno verde, ma a tutta la filiera tecnologica sottostante.

Tale fermento è sostenuto da un quadro normativo che rende l’innovazione quasi un passaggio obbligato per la sopravvivenza aziendale. Ad esempio, programmi come il piano Transizione 5.0 in Italia dimostrano come il sostegno statale sia ormai legato al binomio ‘green e digitale’. Investire nella transizione energetica oggi significa scommettere su un futuro più elettrico, digitalizzato e profondamente interconnesso. Non è una scelta di nicchia per portafogli etici, ma la strada per chi cerca rendimenti solidi in settori protetti da enormi barriere tecnologiche e supportati da una forte volontà politica.

(redatto pre 28-II-2026) © Riproduzione riservata