Le aste serali di Christie’s, Sotheby’s e Phillips, le fiere Frieze e Tefaf e una programmazione museale di altissimo livello trasformano a maggio Manhattan in una piazza dove si misurano non solo prezzi, ma equilibri di potere fra case d’asta, gallerie e collezionisti. In una settimana, le aste hanno totalizzato 2,5 miliardi di dollari di vendite, il doppio del 2025.
A vestirsi per l’arte, l’intera città. Il Metropolitan ospita Raphael: Sublime Poetry, oltre 170 opere fino al 28 giugno; il MoMA dedica una grande retrospettiva a Marcel Duchamp; il Guggenheim trasforma la spirale di Wright in un ambiente scultoreo con la prima retrospettiva di Carol Bove; il Whitney apre la Biennial 2026 e affianca Andy Warhol Family Album, dedicato alle Polaroid; il MoMA PS1 ospita Greater New York 2026 con 53 artisti; il New Museum inaugura il proprio ampliamento firmato Oma con un intervento di Sarah Lucas. Una cornice istituzionale che sostiene direttamente l’attività di gallerie e case d’asta.
Sul fronte aste la sfida tra Sotheby’s e Christie’s resta il vero spettacolo. Le due maison si contendono da mesi le consegne offrendo garanzie sempre più ardite – cifre minime garantite, percentuali ridotte sui sovrapprezzi, anticipi cash. Christie’s ha consolidato il proprio dominio sulle single-owner sales: la collezione Paul Allen del novembre 2022 ha sfiorato 1,7 miliardi di dollari (Cézanne, Montagne Sainte-Victoire, 137 milioni), la collezione Emily Fisher Landau del 2023 ha visto la Femme à la montre di Picasso aggiudicata a 139. Sotheby’s, dal canto suo, ha aperto la stagione 2026 dal nuovo quartier generale del Breuer Building: il 14 maggio Brown and Blacks in Reds (1957) di Mark Rothko, già appartenuto alla storica collezione Seagram, è stato aggiudicato a 85,8 milioni di dollari su stima 70-100, secondo prezzo di sempre per l’artista, lotto di punta dei 24 della collezione di Robert E. Mnuchin (1933-2025), banchiere di Goldman Sachs, poi con le sue gallerie fra i più influenti mercanti d’arte newyorkesi.

Le fiere completano il quadro. Allo Shed di Hudson Yards, dal 13 al 17 maggio, la quindicesima edizione di Frieze diretta da Christine Messineo riunisce 65 gallerie da 25 paesi. Già in preview White Cube ha venduto due sculture di El Anatsui (LuwVor e MivEvi III, 2025) per 2,2 e 1,9 milioni di dollari; Thaddaeus Ropac uno Stunde der Nachtigall di Baselitz a 1,4 milioni di euro, accanto a un Rauschenberg a 825mila dollari e a un Alex Katz a 600 mila. Tratto distintivo dell’edizione è il forte asse latinoamericano: l’11% delle gallerie viene dal Brasile (Mendes Wood DM, Nara Roesler, A Gentil Carioca), con presenze di rilievo dal Messico (kurimanzutto, Omr) e dall’Argentina. Tefaf, al Park Avenue Armory, tiene il proprio fronte europeo: maestri antichi, arti decorative, gioielli, design storico.
Per il giurista del mercato dell’arte, maggio a New York è un osservatorio prezioso. Le clausole dei contratti di consegna – garanzie irrevocabili, third party guarantees, riservatezza, commissioni private – sono sempre più sofisticate. Le third party guarantees, in particolare, sono ormai prassi sui lotti di vertice: emblematico Les Femmes d’Alger (Version O) di Picasso, aggiudicato da Christie’s nel maggio 2015 a 179,4 milioni di dollari grazie a un’offerta irrevocabile di terzo che ne aveva blindato il prezzo minimo prima dell’asta; analogo schema per il Salvator Mundi leonardesco (Christie’s, 2017, 450 milioni). La due diligence su provenienza, claim restitutori, vincoli di esportazione e antiriciclaggio resta un passaggio obbligato.
Il messaggio della settimana newyorkese è duplice: il mercato sa reinventarsi – nuove geografie di compratori, strumenti finanziari raffinati, ingresso stabile del Sud America – ma la concentrazione del valore in poche vendite e pochi nomi lo rende vulnerabile. Per chi osserva da Lugano è l’anticipazione di tendenze e rischi che si rifletteranno, nei mesi successivi, sulle piazze europee, in particolare ad Art Basel a Basilea (18-21 giugno 2026).
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