In Svizzera, la pensione non è più soltanto sinonimo di consumo del capitale accumulato. Segna l’inizio di una nuova fase di Gestione patrimoniale, in cui la domanda centrale diventa: come preservare e far crescere il proprio patrimonio per mantenere il tenore di vita e garantire un lascito?
Il rischio invisibile: l’erosione. Conservare il capitale su un conto di risparmio sembra rassicurante, ma è un’illusione. Nel 2025, il tasso medio dei conti di risparmio in Svizzera è sceso allo 0,18%, con offerte comuni comprese tra 0,05 e 0,30. A titolo di confronto, anche un’inflazione moderata dell’1% annuo riduce il potere d’acquisto di 100mila franchi iniziali a 91mila in appena un decennio. In altre parole, non investire significa accettare una perdita silenziosa.
Guardare ai rendimenti medi degli ultimi 10 anni rende il confronto ancora più chiaro. Avendo investito i 100mila franchi nel 2015, questi sarebbero stati i risultati:
– Azionario globale: si avrebbero a disposizione 276mila franchi (+176%);
– Azionario svizzero: si avrebbero ora a disposizione 191mila franchi (+91%);
– Conto risparmio: si hanno ora a disposizione solo 101.800 franchi (+1,8%).
Perché continuare a investire. Le motivazioni per rimanere investiti anche dopo il pensionamento sono altrettanto chiare: proteggere il potere d’acquisto dall’inflazione, ottimizzare il capitale per gli anni a venire, e prolungare una strategia d’investimento già esistente. Storicamente, le azioni svizzere hanno generato un rendimento medio annuo dell’8%, contro lo 0,9% dei conti di risparmio. Anche con un orizzonte ridotto, un’allocazione diversificata offre prospettive superiori rispetto a un conto corrente.
Uno degli argomenti più forti a favore dell’investimento azionario è che, sul lungo termine, il rischio di perdere capitale diminuisce drasticamente. La storia dello S&P 500 lo dimostra a chiare lettere: dal 1949 ad oggi, l’indice ha generato un rendimento medio annuo di circa l’11% nominale, o del 7,8% reale.
Nonostante crisi e contrazioni molto profonde, come la Grande Depressione (-86%), la bolla DotCom (-49%), o la Grande Crisi del 2008 (-37%), il mercato ha sempre recuperato, anche se in alcuni casi ha richiesto tempo (13 anni per tornare sui livelli pre DotCom).
Statisticamente, la probabilità di perdita diminuisce con l’orizzonte temporale, il che dimostra come la volatilità sia il ‘prezzo da pagare’ per il rendimento, ma pazienza e diversificazione sono le migliori difese contro il rischio di perdita.
Comportamenti, errori… e la pianificazione. I numeri parlano chiaro: il 60% degli assicurati in Svizzera ha scelto un versamento in capitale nel 2023, un numero in constante crescita. Eppure, uno studio della Haute École de Lucerne rivela che il 74% della popolazione si interessa alla previdenza, ma solo l’1% ne padroneggia i concetti chiave. Non sorprende quindi che una persona su quattro che ritira il capitale lo depositi almeno per metà su un conto di risparmio, rinunciando a opportunità di rendimento.
Questi comportamenti evidenziano un dato di fatto: l’accompagnamento professionale è chiave! La pianificazione patrimoniale non è un lusso, è una necessità. Si può iniziare già prima dei 30 anni con un semplice terzo pilastro, ma la pianificazione diventa cruciale intorno ai 50 e rischia di essere tardiva dopo 60. Ogni fase richiede scelte mirate e, soprattutto, il giusto accompagnamento. Gli esperti aiutano a costruire un percorso coerente, adattando nel tempo la strategia.
Strategie mal calibrate, vendite nei momenti peggiori e allocazioni statiche sono errori frequenti. Per evitarli, le soluzioni discrezionali delle banche sono le più adatte per chi è alle prime armi o per chi non desidera dedicare tempo alla gestione dei propri averi di vecchiaia.
Il fattore costo. Quando si parla di investimenti, i costi non dovrebbero mai essere il fattore decisionale principale, ma è una variabile da considerare attentamente quando si confrontano due soluzioni equivalenti. Sul lungo termine, infatti, anche differenze apparentemente minime possono trasformarsi in un mancato guadagno significativo.
Un esempio: una differenza di 0,50% all’anno su un capitale di 500mila franchi, in 20 anni può rappresentare oltre 50mila franchi di rendimento perso. Questo è il costo invisibile che molti sottovalutano.
Certo, non è la sola componente da osservare, il rendimento assoluto della strategia e dei suoi elementi ha un impatto ancor più decisivo, ma limare i costi è un tassello di ottimizzazione decisivo. Come farlo? Rivolgendosi ad esempio a istituti meno ‘cari’, meglio se insieme a soluzioni discrezionali personalizzate, non impossibili da trovare. La presenza di un esperto non rappresenta solo un costo, da tenere monitorato, ma aumenta la fiducia, offre serenità nelle decisioni d’investimento, trasformando la pianificazione finanziaria in un processo sicuro e trasparente.
In sintesi: non investire il capitale può essere tanto rischioso quanto investirlo male. In un contesto di tassi bassi e inflazione persistente, la gestione proattiva del patrimonio non è un’opzione, ma sempre più spesso una concreta necessità.
Investire non significa inseguire alti rendimenti a tutti i costi, ma proteggere il potere d’acquisto, pianificare con lungimiranza e prendere decisioni consapevoli. Ogni scelta, dal momento in cui iniziare, alla strategia da adottare, influisce sul benessere finanziario di domani.
La domanda che dovrebbero dunque porsi tutti non è se investire, ma come farlo in modo intelligente e con chi al proprio fianco, non per forza un amico, ma in primis un esperto competente. Perché, alla fine, la vera sicurezza nasce dalla combinazione di una strategia solida e di un accompagnamento professionale.
Molti si chiedono: quale pianeta vorremmo o dovremmo lasciare alle prossime generazioni. Ma quando si parla di previdenza e investimenti, potrebbe essere opportuno anche chiedersi: come vogliamo vivere la nostra pensione? Cosa vogliamo lasciare ai nostri figli e nipoti?
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