
Dicono che le idee migliori arrivino nei periodi di crisi. Non sempre è vero ma nonostante l’aria fosse decisamente pesante in Alfa Romeo in quel periodo (nel 1987 l’azienda era stata ‘regalata’ alla Fiat con un’operazione molto contestata che ne segnò l’inesorabile destino) il patrimonio tecnico e umano della prestigiosa Casa automobilistica era ancora ricco, vibrante e pieno di idee. Fu quindi in un clima quasi di carboneria interna che, nel giro di pochi mesi, un ristretto gruppo di ingegneri e progettisti diede luce a uno dei modelli più audaci e tecnicamente avanzati della casa milanese: Alfa Romeo SZ ES 30.
L’intenzione era quella di dimostrare la capacità di creare una supercar sperimentale che potesse stupire il mondo per contenuti tecnici e stilistici, attingendo all’immenso bagaglio tecnico di Arese che, va ricordato e sottolineato, all’epoca era ancora impegnata sul fronte delle attività sportive.
Partendo quindi dal telaio della 75 Imsa, versione da corsa della popolare berlina, con le sue soluzioni tipiche delle vetture da competizione e le eccezionali qualità di tenuta di strada che permettevano alla vettura di superare il valore di 1G in curva, il gruppo di progetto capitanato dall’ingegner Iacoponi e coordinato da Giorgio Pianta, pilota e collaudatore che ne seguì lo sviluppo in pista, decise di adottare il grandioso propulsore a sei cilindri, progettato dall’ingegner Busso e portato a 3 litri di cubatura e 204 cavalli di potenza, montato in posizione longitudinale e abbinato alla trazione posteriore come si conviene a una vera vettura sportiva.
Il più era fatto ma mancava il vestito, che è sempre stato un fattore determinante per tutti i modelli sportivi Alfa Romeo. Dopo un rapido beauty contest interno, fu deciso di adottare il progetto del Centro Stile Alfa Romeo, opera del grande designer Robert Opron, affidandone la finitura e il montaggio alla Carrozzeria Zagato e utilizzando un mix di materiali compositi mai impiegati prima. Il risultato fu una vettura che fece scalpore fin dalla sua presentazione al Salone di Ginevra del 1989; sconcertante, innovativa, compatta e aggressiva, con alcune soluzioni stilistiche che hanno fatto scuola, come i gruppi ottici anteriori a sei fari, ripresi anni dopo su modelli come Tonale e Giulia.
Il risultato fu una vettura che fece scalpore fin dalla sua presentazione al Salone di Ginevra del 1989; sconcertante, innovativa, compatta e aggressiva, con alcune soluzioni stilistiche che hanno fatto scuola, come i gruppi ottici anteriori a sei fari, ripresi anni dopo su modelli come Tonale e Giulia.
Spente le luci della ribalta, la vita dopo il lancio non fu però altrettanto scintillante e a poco valse la decisione di impiegare alcuni esemplari per realizzare un campionato che faceva da contorno ai Grand Prix di Formula 1. Le difficoltà produttive e le lotte intestine in azienda fecero il paio con una crisi economica che si affacciava e che culminò nella tempesta valutaria del 1992 e il destino commerciale della SZ ES30 terminò con poco più di mille esemplari prodotti, ai quali seguirono circa 250 modelli con capote in tela, denominati RZ, molti dei quali languirono tristemente nei magazzini dei concessionari, a lungo invenduti.
Chi oggi ha il privilegio di guidarla impugnando il bel volante Momo e sedendosi dietro al suo parabrezza dalle audaci curvature, ne percepisce tutto il potenziale inespresso, tutto il fascino straordinario di un’auto dal montaggio artigianale che non poté certo competere con la concorrenza tedesca ma conserva ancora il suo carattere unico e una guida davvero entusiasmante. Fu l’ultima vera sportiva di razza, pensata, voluta e costruita tutta in Alfa Romeo.
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