TM    Marzo 2026

L’ultima aristocratica

Dalla visita della Regina Elisabetta II agli stabilimenti di Coventry alla presentazione del 1996: la Jaguar XK8, elegante, potente, raffinata, rappresentò l’ultimo autentico ruggito prima dell’omologazione globale del marchio. Il racconto di Marco Betocchi, appassionato e collezionista di auto d’epoca.

Marco Betocchi

di Marco Betocchi

Appassionato collezionista e socio, dal 1990, dell’Automobile Club de Monaco

Esiste una vecchia foto che ritrae Sua Maestà la Regina Elisabetta II in visita agli stabilimenti di Coventry dove le venne presentata in anteprima privata un esemplare di preserie della Jaguar XK8. È un’immagine in bianco e nero di metà anni ’90, non disponibile in rete, che da sola racconta tutto di quella vettura, che fu per molti il canto del cigno della storica marca inglese. In realtà il marchio esiste ancora oggi ma non ha nulla a che vedere con le meravigliose vetture che la Regina amava a tal punto da guidarle personalmente e da volerne una per il suo ultimo viaggio, di colore Royal Claret, un rosso scurissimo di inarrivabile eleganza. Era il 1996 quando la XK8 venne presentata al pubblico, la Casa inglese era di proprietà Ford e già si intuiva la sua fine inevitabile, legata al destino di una nazione che stava perdendo la sua identità industriale e non solo. Pur in quel clima vagamente malinconico la nuova coupé britannica fece scalpore: era semplicemente meravigliosa.

Partendo dalla base della precedente XJ-S, un vero inno allo snobismo motoristico britannico ma ormai decisamente superata, i designer Jaguar, con un colpo di vera maestria e senza ricorrere a consulenze esterne, riuscirono nel difficile compito di restituire tutto il fascino dell’antenata E-Type, che piaceva molto a Enzo Ferrari, in una chiave moderna e al contempo elegantissima, soprattutto in alcuni colori come il blu metallizzato o lo spettacolare Sherwood Green.

Jaguar XK8
Sopra, Jaguar XK8: il fascino di una coupé che seppe unire lusso, silenzio e carattere felino.

Un capolavoro che nei suoi circa dieci anni di vita subì pochissime e marginali variazioni estetiche, totalizzando il ragguardevole numero di oltre 70mila esemplari prodotti. XK8 come otto erano i cilindri del motore, un 4 litri totalmente inedito con quattro valvole per cilindro e oltre 280 Cv di potenza che, abbinato a un cambio automatico a 5 rapporti, garantiva alla nuova coupé una guida vellutata e molto dinamica allo stesso tempo; molto silenziosa, agile e scattante pur non essendo una sportiva nel senso tedesco del termine.

Lo scontato paragone con il nobile incedere del felino che la denomina era davvero inevitabile. L’abitacolo, relativamente piccolo per la stazza della vettura, garantiva una lussuosa intimità, specialmente se rifinito in pelle chiara, per pilota e passeggero che avevano di fronte un cockpit in radica lucida di rara bellezza. Conservo un bel ricordo di un lungo viaggio su una XK8 blu da Ginevra alla Costa Azzurra, solitario e ovattato, anche se ho sempre pensato che le auto inglesi esprimano tutto il loro fascino solo sulle strade del loro Paese d’origine e che se, per una qualsiasi ragione, mi fossi trovato a vivere in Inghilterra, avrei sicuramente comprato una Jaguar.

Nell’arco della sua carriera questa vettura fu declinata anche in versione cabriolet, bella ma di minor fascino rispetto alla coupé, e in versione sportiva XKR con motore turbocompresso, più cattiva ma non abbastanza da impensierire una Porsche Carrera. Non mancò la scontata apparizione in uno dei tanti film di James Bond, ma non ci fu la spinta di uno sviluppo agonistico come invece fu per la sua già citata antesignana XJ-S. Quando fu sostituita dalla nuova versione, decisamente meno bella e più banale, tutti si resero conto che stava andando in pensione una della ultime vere, autentiche auto inglesi. Oggi, chi volesse rivivere quegli ultimi fasti può trovare ancora qualche esemplare in ottime condizioni a prezzi abbordabili da mettere in garage e, magari un giorno, da guidare fin su in Gran Bretagna. 

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