TM    Dicembre 2025

Schiarite americane

L’intervento di un gruppo di manager svizzeri potrebbe aver superato l’impasse che si era creata sulla delicata questione dei dazi americani applicati alle merci svizzere, ma… L’Opinione di Ignazio Bonoli, economista.

di Ignazio Bonoli

Economista

La visita di alcuni personaggi di spicco dell’economia svizzera alla Casa Bianca ha permesso di riavviare le trattative sui dazi americani. Quelli che in altri Paesi sarebbero stati considerati una specie di ‘salvatori della patria’ sono stati invece criticati per vari motivi, tra cui quello di volersi sostituire all’autorità politica e anche quello di aver portato al presidente Trump in regalo un orologio Rolex da tavolo e un lingotto d’oro, ovviamente graditi, ma suscitando in Svizzera perfino una denuncia di corruzione!

Tant’è che si sono riaperte le discussioni con la controparte americana, praticamente interrotte dopo l’infelice telefonata del luglio scorso. Come si sa i dazi americani su alcuni prodotti svizzeri (soprattutto industriali) erano stati confermati al 39%, mentre l’Ue ha potuto beneficiare del 15%. Per la Svizzera si crea un grosso problema di concorrenzialità.

Dopo questa visita Trump ha comunque accettato di ridurre i dazi al 15% anche per la Svizzera. Il che significa pur sempre un aumento rispetto al mese d’aprile, quando i dazi erano nulli o insignificanti. Così il consigliere federale, responsabile dell’economia, ha potuto iniziare una breve discussione di dettaglio con gli alti rappresentanti del commercio estero americano. Discussione che sarà senz’altro lunga e non priva di difficoltà, ma che potrebbe portare a risultati concreti.

Pensando che prima di Natale non vi saranno accordi su tutti gli aspetti, è bene ricordare quali sono i temi più importanti in discussione. Partendo dall’assunto trumpiano che la Svizzera si è arricchita a danno degli Stati Uniti, lo scopo principale di tutta la manovra è quello di portare in equilibrio la bilancia commerciale.

Secondo gli ultimi dati annuali, la bilancia presenta un saldo di 39 miliardi di dollari a favore della Svizzera. Tutt’altra questione è il come si sia arrivati a determinare un dazio al 39%!

Per evitarli la Svizzera è disposta a adottare misure che possano diminuire il saldo negativo e giungere a un accordo che preveda dazi del 15%. Per raggiungere l’obiettivo si conta soprattutto su un aumento degli investimenti svizzeri negli Stati Uniti. Secondo alcuni esperti basterebbero quelli dell’industria farmaceutica. Il disavanzo si ridurrebbe di circa 20 miliardi di dollari all’anno. La Svizzera sarebbe però disposta a facilitare e stimolare investimenti per 200 miliardi di dollari, di cui un terzo già nel 2026. Le imprese svizzere stanno comunque già prevedendo investimenti diretti per 200 miliardi entro fine 2028.

Quelli che in altri Paesi sarebbero stati considerati ‘salvatori della patria’, e che hanno contribuito ai recenti progressi nelle trattative commerciali con gli Stati Uniti, sono ora accusati di corruzione

I settori più interessati sarebbero le industrie farmaceutiche, dei macchinari di precisione, del MedTech, dell’aviazione, della raffinazione di oro e dell’energia. La Svizzera considera investimenti anche le spese per ricerca e sviluppo, ma su questo la discussione è ancora aperta.

Un tema che potrebbe tornare in auge è quello degli armamenti. La Svizzera non prevede di andare oltre l’acquisto degli aerei americani F-35, preferendo concentrarsi su acquisti in patria e in Europa. Un discorso molto delicato, ma che non prevede acquisti negli Stati Uniti oltre il 10% della spesa totale svizzera.

Una decisione anticipata potrebbe essere quella sui prodotti agricoli. La Svizzera accetta di ridurre i propri dazi su pesce, sui frutti di mare, agrumi e noci, in cambio di riduzioni sui suoi prodotti agricoli. Chiede inoltre contingenti privi di dazi su carne di manzo, di bisonte e pollame. Qui però si creerebbe un problema sui polli americani trattati al cloro.

Importanti sono gli scambi di prestazioni digitali. La Svizzera è disposta a non introdurre dazi in questo campo, ma fino a quando? Un aspetto più sistematico rivestono però gli accordi con altri Paesi, specie con Bruxelles. Berna ha già chiarito di non poter accettare accordi che possano essere in contrasto con quelli conclusi con l’Ue e gli americani ne prenderanno atto.

Resta infine aperto il grande tema della sicurezza. Anche qui Berna dichiara di essere d’accordo con una cooperazione allargata sui controlli delle esportazioni e le sanzioni, nonché sui controlli degli investimenti. Ma gli americani sembrano voler andare oltre, fino a una totale accettazione del regime americano di controlli e sanzioni e una stretta collaborazione.

Ciò potrebbe però suscitare contrasti con il sistema politico svizzero di democrazia diretta, con la sua politica estera e con le sue libertà economiche. Per il momento rimangono quindi fondati timori che gli americani possano diventare sempre più esigenti e che Trump possa non accontentarsi di quanto finora ottenuto.

© Riproduzione riservata