TM    Dicembre 2025

Ricetta di Natale, un impasto nuovo

Lo shopping natalizio degli ultimi decenni è definibile come una melodia senza sorprese: ritmi costanti, ritornelli familiari. Quest’anno invece sembra più simile al jazz: improvvisato e meno prevedibile, con un comportamento dei consumatori in evoluzione, una spesa più oculata e una generazione più giovane che guida il cambiamento. Ma i ‘Boomers’ resistono.

di Simona Manzione

Giornalista

Anche in Svizzera, il Natale 2025 non si presenta come una stagione di consumo sfrenato, bensì come un tempo di ridefinizione. In un contesto globale permeato di incertezze, e in un clima valoriale in continua metamorfosi, gli ‘acquirenti’ si mostrano più attenti, più misurati, più inclini a interrogarsi sul senso dei propri gesti. Il rito del dono si trasforma: da attestazione di spesa diventa veicolo di significato; dalla logica dell’accumulo si torna alla logica della qualità; dall’impulso si passa alla deliberazione.

Il risultato è un Natale plurale, senza un’unica ‘ricetta’, ma con molteplici declinazioni, riflesso di stili di vita eterogenei, generazioni diverse e priorità ormai non più convergenti.

Che si tratti  di un’esperienza, di qualcosa di utile o di un dono simbolicamente denso, l’accento non è più sul comprare, ma sul dare valore. Non sorprende, dunque, che in diversi sondaggi emerga un fenomeno trasversale: la crescente attenzione al ‘dono sobrio’, qualcosa che non impressiona con la sua grandezza ma convince con la sua pertinenza.

© Dean Xavier / Unplash
Dal consumismo sfrenato alla scelta consapevole. Se in passato si cercava l’eccezionalità del dono, oggi prevale la sua pertinenza: ciò che esprime i valori di chi lo offre e ‘parla’ veramente alla persona che lo riceverà.

Il Natale, insomma, sopravvive come atmosfera – costellata di rituali, simboli, memorie -, ma muta nella sua infrastruttura pratica: il modo di acquistare cambia più profondamente di quanto non appaia. Chi si muove tra scaffali reali o digitali opera con budget più contenuti e con una sensibilità rinnovata, domandandosi non soltanto che cosa acquistare o quanto spendere, ma soprattutto perché. Questa ricerca di intenzionalità è una delle trasformazioni culturali più evidenti delle festività contemporanee: ricollega il dono a un orizzonte di senso, non più a un automatismo stagionale.

Le principali analisi internazionali – da PwC a Kpmg, da Deloitte alle ricerche di Accenture – convergono: il consumatore contemporaneo è preso in un doppio movimento. Da un lato desidera custodire la magia del Natale, dall’altro deve fare i conti con la necessità di prudenza e misura. Se servisse uno slogan, sarebbe: “La crisi non cancella il Natale: lo rende più consapevole”. Il regalo non nasce più dall’immediatezza, ma da una riflessione sulle priorità, sulle relazioni, sul valore d’uso e simbolico. Si riduce il numero dei doni, talvolta il budget complessivo, e tornano centrali nozioni che negli anni dell’iperconsumo sembravano appannate: autenticità, qualità emotiva, utilità pratica. Il gesto pesa più dell’oggetto, il pensiero più del prezzo e le generazioni agiscono in maniera differente.

La Generazione X oscilla tra la fedeltà alle ritualità e l’esigenza di contenere le spese. È una generazione che cerca stabilità, e per la quale il dono è ancora un modo per confermare la continuità dei legami.

I Millennials, spesso impegnati nella gestione di giovani famiglie, privilegiano esperienze significative rispetto ai beni materiali. Cercano regali che non appesantiscano la casa, ma arricchiscano il tempo: biglietti per eventi, attività condivise, piccole pause di benessere.

La Gen Z incarna una vera discontinuità culturale: minori risorse, profonda attenzione alla sostenibilità, apertura all’usato, al fai-da-te, alle alternative ‘green’. È l’unica generazione che riduce in modo consistente la spesa, pur dedicando grande cura al senso del dono. Per loro la coerenza etica ha un peso simbolico pari (se non superiore) al valore monetario.

I Boomers, più stabili economicamente, restano custodi del regalo ‘importante’: sono i più disposti a spendere e a mantenere viva la dimensione del dono come piacere, come sorpresa, come ritualità identitaria. Prediligono il negozio fisico, dove il rapporto umano e il contatto sensoriale con il prodotto rimangono elementi irrinunciabili.

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Regali sempre piu concreti e sostenibili

Regali sempre piu concreti e sostenibili
Fonte: KPMG Survey Holiday 2025.

Canali privilegiati per gli acquisti

Differenze secondo le categorie

Canali privilegiati per gli acquisti, differenze secondo le categorie
Fonte: KPMG Survey Holiday 2025.

Accanto a queste linee generazionali emergono differenze territoriali e culturali: nelle aree urbane, ad esempio, si nota una maggiore propensione per regali esperienziali e “digitalizzati”, mentre nei contesti più piccoli e familiari resistono i doni tradizionali e artigianali, con una nuova attenzione alla produzione locale.

Sì, ma come si sceglie? Viviamo immersi in un flusso ininterrotto di offerte, countdown, newsletter, suggerimenti e ispirazioni social. Una iper-stimolazione che non facilita: confonde e rafforza l’esigenza di semplicità, chiarezza e orientamento. L’intelligenza artificiale, in questo quadro, diventa uno strumento di discernimento: filtra, seleziona, intuisce. E contribuisce a modellare un Natale meno rumoroso, più essenziale, con consumatori che non cercano la scelta infinita, ma la scelta adatta.

È interessante osservare come, parallelamente, si sviluppi il bisogno di fiducia: le persone desiderano consigli affidabili, narrazioni credibili, recensioni autentiche. La credibilità – un valore spesso trascurato nell’era delle ‘super-offerte’ – ritorna centrale: molti dichiarano di essere più attenti alla reputazione dei brand, alla trasparenza dei materiali, alla durabilità dei prodotti.

In Svizzera i regali più scelti sono voucher, denaro, abbigliamento, giocattoli e food: categorie utili, flessibili, consumabili. La logica dei ‘piccoli lussi accessibili’ – cosmetica, abbigliamento, brevi esperienze di benessere o intrattenimento – si consolida, seguendo il trend europeo: gratificazioni moderate, che conciliano desiderio e buon senso.

Parallelamente, cresce l’apprezzamento per il punto vendita fisico, complice il desiderio di concretezza, di contatto umano, di atmosfera tangibile. L’online non arretra ma si razionalizza: comparatori, recensioni, attenzione al prezzo, acquisti mirati e last-minute. L’esperienza d’acquisto diventa ibrida, oscillando tra il bisogno di efficienza e quello di presenza sensoriale.

Un ulteriore elemento in crescita riguarda l’interesse per prodotti artigianali, locali o regionali: non solo per sostenere l’economia di prossimità, ma perché il dono ‘con una storia’ sembra acquisire un fascino particolare in un’epoca dominata dalla standardizzazione.

A questo scenario si aggiungono due dinamiche meno visibili ma profondamente significative.

Primo: la ritualità come infrastruttura emotiva. In un’epoca segnata da instabilità, i riti – anche quelli legati al dono – fungono da ancoraggi psicologici. Non è nostalgia, ma una forma di continuità: il gesto rituale diventa una dichiarazione di resilienza.

Secondo: il consumo come linguaggio sociale. Non compriamo solo oggetti, ma enunciamo posizioni: sobrietà, cura, responsabilità, autenticità. Il dono diventa una frase, un atto comunicativo che definisce la relazione tanto quanto l’oggetto stesso. Ogni scelta – dall’usato all’artigianale, dal premium al fai-da-te – racconta un modo di abitare il mondo.

A queste si potrebbe aggiungere una terza tendenza: il ritorno della ‘cura del tempo’. Sempre più persone preferiscono regalare o ricevere momenti piuttosto che cose: tempo di qualità, presenza, pause condivise. In un’epoca frenetica, il tempo diventa un dono radicalmente prezioso.Trattando il tema dalla parte del brand e retailer, questo nuovo ecosistema implica la capacità di parlare simultaneamente a più sensibilità: offrire proposte su più livelli, dal low-cost al premium; comunicare valore prima che prezzo; includere sostenibilità, utilità e autenticità come componenti essenziali dell’offerta.Promozioni mirate, flessibilità, gift card, soluzioni second-hand e fai-da-te diventano strumenti strategici.

Si rafforza inoltre la necessità di costruire esperienze d’acquisto rassicuranti e personalizzate: ambienti che riducano il rumore, aumentino la chiarezza e forniscano una guida nelle scelte. L’attenzione al cliente torna a essere un asset competitivo fondamentale.

In definitiva, lo shopping natalizio del 2025 non è un indicatore di rinuncia, ma di evoluzione culturale. Non un Natale più parco ma un Natale più maturo, più riflessivo, forse più vero. Che non abdica, mantendo invece la sua magia: semplicemente, la orienta verso ciò che davvero importa.

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