Per la prima volta dal 2001 il tasso d’inflazione nel mese di maggio è sceso in Svizzera dello 0,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Si tratta di poca cosa, tanto più che su base annua il rincaro è previsto al livello dello 0,4% e alcuni prezzi continuano a salire. Del resto il consumatore medio, che si basa su quello definito “carrello della spesa” non vede nessuna diminuzione dei prezzi generalizzata, ma piuttosto un aumento.
Molto è dovuto al metodo utilizzato per valutare il rincaro mensile e annuale. Di questi tempi l’andamento generale è molto influenzato dai prezzi del petrolio e da quello del franco svizzero. Il primo è diminuito nel corso dell’anno considerato del 9,6%, mentre il tasso di cambio ha fatto diminuire i prezzi all’importazione del 2,4%. I prezzi interni sono invece aumentati in media del 6%, il che conferma le apprensioni del consumatore, che si vede confrontato con un aumento delle pigioni e in parte anche di frutta e verdura.
A livello di esperti, compresi quelli della Banca Nazionale Svizzera, il calo dell’inflazione era atteso, considerato il petrolio, la cui domanda è anche in calo stagionale, e il livello elevato del tasso di cambio. Secondo il direttore della Bns, l’inflazione nei prossimi mesi potrebbe perfino scendere a livelli negativi. Quanto questa tendenza possa influire sulla politica della Banca Nazionale non è al momento prevedibile. All’atto dello scrivere, è ancora attesa la decisione del 19 giugno. Secondo la Bns, non bisogna però dare peso eccessivo alle variazioni mensili dei prezzi, tanto più che anche nell’ultimo mese l’inflazione è leggermente salita. D’altro canto quella che viene definita “inflazione di base”, che esclude cioè i prezzi dell’energia e quelli dei generi alimentari, non lascia certamente prevedere forti tendenze al ribasso.
Non mancano però le speculazioni: a sapere quale politica vorrà adottare la Bns, vista una leggera tendenza al calo dell’inflazione a livello internazionale da un lato e il livello tuttora elevato del tasso di cambio del franco dall’altro, almeno a livello nominale. Il che può attenuare le difficoltà d’esportazione dovute alla politica americana dei dazi e alle reazioni del mondo intero che suscita.
Anche gli esperti di Economiesuisse restano fiduciosi circa l’evoluzione della congiuntura nell’anno in corso. Il Pil dovrebbe crescere dell’1,1%, in leggera ripresa rispetto al 2024. Così il calo dell’inflazione influisce positivamente sulle spese di consumo e non intacca il potere d’acquisto dei salari reali
Anche gli esperti di Economiesuisse restano piuttosto fiduciosi circa l’evoluzione della congiuntura nell’anno in corso. Il Pil dovrebbe crescere dell’1,1%, in leggera ripresa rispetto al 2024. Così il calo dell’inflazione influisce positivamente sulle spese di consumo e non intacca il potere d’acquisto dei salari reali.
Restano però aperti i problemi delle esportazioni, dovuti ai vari fattori che influiscono sulla domanda estera. L’insicurezza creata da Trump sui mercati provocherà una diminuzione dell’export anche svizzero, come si sta già prevedendo per i primi sei mesi di quest’anno. Si spera che la tendenza all’indebolimento del dollaro non continui. Da inizio anno la valuta americana ha perso circa il 10% sul franco svizzero. In sostanza si è trattato comunque di una correzione dell’entusiasmo seguito all’elezione di Trump alla presidenza americana. Ora il corso del dollaro dovrebbe però stabilizzarsi e anche l’euro non dovrebbe più perdere terreno sul franco.
In Svizzera si può perciò prevedere un tasso d’inflazione intorno allo 0,3%, quindi ben inserito nel corridoio tra 0 e 2% previsto quale obiettivo della Banca Nazionale. Questo lascia pensare che la Bns non sarà costretta a praticare tassi negativi, come da qualche parte si teme. Gli analisti prevedono comunque un’ulteriore riduzione dei tassi di 25 o 50 punti base. In buona sostanza quanto stanno facendo anche altre Banche Centrali, che però non provocherà un rallentamento della domanda di franchi con ripercussioni sulle tendenze evolutive del tasso di inflazione in Svizzera.
Qualcuno teme però un rischio di deflazione, cioè un calo importante di lunga durata dei prezzi, che a sua volta potrebbe provocare un forte rallentamento dell’economia. Si potrebbe verificare con un forte calo dei prezzi del petrolio e un franco sempre più forte. I dati globali attuali permettono di escluderlo, benché molto dipenda ancora dall’economia e dalla politica internazionali. Un’inflazione prossima a zero è però una prerogativa molto utile per l’economia svizzera. Essa protegge meglio salari e potere d’acquisto e permette di affrontare meglio eventuali rincari provocati dall’estero.
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