TM    Febbraio 2026

In silenzio, a gran velocità

A St. Moritz il ghiaccio non è solo una superficie: è memoria, tradizione e sfida quotidiana. Qui hanno debuttato i bob in acciaio. I primi skeleton hanno affrontato quella che è forse la pista più impegnativa delle Alpi e di sicuro un unicum al mondo, la Cresta Run. La pista olimpica di bob e la Cresta Run sono leggendarie. Lo testimoniano da angolazioni diverse  il campione olimpico Beat Hefti e Martin Berthod, Presidente della Fondazione del Cresta & Bob Museum St. Moritz.

di Simona Manzione

Giornalista

Uno scatto tratto dall’album dei ricordi del campione olimpico di bob Beat Hefti.
In apertura, uno scatto tratto dall’album dei ricordi del campione olimpico di bob Beat Hefti.

Nessun’altra località al mondo può vantare piste naturali di questo livello, costruite a mano con acqua e neve, capaci di ospitare l’élite degli sport su ghiaccio e allo stesso tempo di custodirne l’anima più autentica. Qui il ghiaccio prende forma ogni inverno grazie al lavoro dell’uomo e della natura, e qui velocità e silenzio convivono da oltre 130 anni. Anche le due Olimpiadi invernali, che si sono svolte a St. Moritz nel 1928 e nel 1948, hanno scritto la storia e aumentato la fama di questi luoghi. È in tale contesto, unico per il paesaggio e le tradizioni, che si incontrano due prospettive complementari: quella di Beat Hefti, campione olimpico e interprete moderno del bob, e quella di Martin Berthod, presidente dell’Olympia Bob Run St. Moritz e presidente della Fondazione cui fa capo il Cresta & Bob Museum St. Moritz, il luogo che raccoglie e trasmette questa straordinaria eredità sportiva.

Beat Hefti è una delle figure più autorevoli del bob contemporaneo. Campione olimpico a Sochi 2014, protagonista per anni ai massimi livelli internazionali, ha costruito la sua carriera sull’equilibrio perfetto tra tecnica, sensibilità e lavoro di squadra. Dalle sue parole il bob emerge non solo come disciplina sportiva, ma come esperienza umana totale. «Il bob è uno sport ad altissima velocità in cui lavoro di squadra, precisione e fiducia sono determinanti», racconta Hefti. «L’obiettivo è condurre il bob nel canale di ghiaccio nel modo più rapido e pulito possibile. La partenza è cruciale: in pochi secondi si decide se si potrà competere per le prime posizioni. Da lì in poi contano la scelta delle linee, la sensibilità nella guida e una concentrazione assoluta. Ogni minimo errore costa tempo. E nel bob il tempo non perdona». Esiste però un momento speciale, difficile da spiegare a chi non lo ha mai vissuto: «È l’istante in cui la pista diventa chiara. Ogni curva appare logica, le reazioni sono istintive, non più razionali. Non si lotta contro la pista: si scorre con essa, in perfetta armonia». Talento e successo, secondo Hefti, non sono mai il frutto di un solo elemento: «Un team forte, la fiducia reciproca, una comunicazione chiara e un lavoro meticoloso sui materiali sono fondamentali. Ma lo è anche la capacità di mettersi in discussione e di imparare dalle sconfitte».

Martin Berthod
Martin Berthod, Presidente della Fondazione del Cresta & Bob Museum St. Moritz
Beat Hefti
Beat Hefti, campione olimpico nel bob a due a Sochi 2014 e vincitore di 4 medaglie olimpiche totali. Appenzellese, ha dominato la scena internazionale tra gli anni 2000 e 2010, conquistando anche il titolo europeo e diverse medaglie ai campionati mondiali.

L’oro olimpico di Sochi 2014 rappresenta l’apice, ma la vera misura di una carriera è la continuità nel tempo, anche gestendo la paura: «Fa parte del bob ed è persino necessaria. Affina i sensi. Il segreto non è reprimerla, ma accettarla. Preparazione ed esperienza trasformano la paura in lucidità», prosegue Hefti, il cui tono cambia quando parla di St. Moritz: «Per me è molto più di una pista: è la culla del bob. La pista naturale non perdona errori, è viva e cambia ogni giorno. Qui si imparano umiltà, rispetto e vero artigianato sportivo. Ogni discesa è diversa, ed è proprio questo a renderla unica». Nonostante l’evoluzione tecnologica-aerodinamica, pattini, materiali basati sui dati –  nel bob il fattore umano resta centrale: «La tecnologia aiuta, ma non può sostituire il feeling. Il bob va forte solo quanto chi lo guida», sintetizza Beat Hefti, che sull’essenza di questa disciplina: «È silenzio assoluto nella mente mentre si va a 140 km/h. È il momento in cui tutto combacia e si diventa un tutt’uno con il bob: pura concentrazione, adrenalina e libertà».

Se Beat Hefti rappresenta il presente e il gesto atletico, il Cresta & Bob Museum St. Moritz è il luogo in cui passato, presente e futuro dialogano. Come racconta Martin Berthod, presidente della Fondazione a cui fa capo il museo, «Il Cresta & Bob Museum St. Moritz è stato inaugurato il 21 dicembre 2023, esattamente 125 anni dopo la fondazione del Saint Moritz Bobsleigh Club».

La struttura espositiva «riflette le origini di questi sport: un piano è dedicato alla storia della Cresta, che inizia nel 1884, e un altro al bob, a partire dal 1889. Attrezzature originali, slitte, fotografie, filmati e schermi interattivi raccontano un’evoluzione che arriva fino ai giorni nostri. Non a caso, il cresta skeleton è considerato lo sport “madre” del bob e dello skeleton, nato proprio a St. Moritz».  Alla domanda su quale sia l’elemento più emblematico del museo, Berthod non ha dubbi: le piste stesse. «La St. Moritz Cresta Run, lunga 1,2 km, e l’Olympia Bob Run St. Moritz-Celerina, lunga 1,7 km, sono piste naturali costruite ogni anno a mano con acqua e neve. L’Olympia Bob Run ospita regolarmente tappe di Coppa del Mondo della Federazione Internazionale di Bob e Skeleton». Quanto alla Cresta, è un caso unico al mondo: «Esiste al mondo una sola pista al mondo e un solo Club, entrambi a St. Moritz». Con 1.600 membri – di cui circa 600 attivi – si contano circa 200 discese al giorno e 13mila discese ogni inverno. Oltre 130 anni di discese e competizioni fanno di queste piste un vero e proprio marchio identitario per St. Moritz e per l’Engadina», evidenzia Berthod, per il quale «Il ruolo del Museo è anche culturale e educativo: preservare e trasmettere una storia unica alle generazioni future. 

Il tunnel-scivolo collocato nel Cresta & Bob Museum St. Moritz
Il tunnel-scivolo collocato nel Cresta & Bob Museum St. Moritz: un’esperienza immediata e autentica per i visitatori.

Per coinvolgere i più giovani, l’ingresso ospita un tunnel-scivolo che permette di “sentire” la discesa già all’interno del museo, rendendo l’esperienza immediata e autentica per i visitatori.Guardando al futuro, la missione è chiara: essere allo stesso tempo custodi della tradizione e spazio culturale in continua evoluzione. Un museo vivo, capace di raccontare uno sport unico mantenendolo attuale», conclude Berthod.

Le parole di Beat Hefti e la visione di Martin Berthod raccontano la stessa verità da angolazioni diverse: a St. Moritz il bob e la cresta non sono semplici sport, ma un patrimonio vivo. Un dialogo continuo tra uomo, ghiaccio e storia, dove la velocità incontra il silenzio e la tradizione diventa futuro.

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